Je suis heureux que ma mère soit vivante

FRANCIA - 2009
3/5
Je suis heureux que ma mère soit vivante
All'insaputa dei suoi genitori adottivi e dopo lunghe ricerche, il ventenne Thomas ritrova la sua vera madre, che lo aveva abbandonato quando lui aveva solo quattro anni, e inizia ad avere una doppia vita...
  • Altri titoli:
    I'm Glad that My Mother Is Alive
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: F COMME FILM, ORLY FILMS, FRANCE 3 CINEMA, PAGE 114, CANAL PLUS, TPS STAR

RECENSIONE

di Silvio Grasselli
In apertura di festival le Giornate degli Autori propongono l'esordio di un'edita coppia di registi: Claude Miller, veterano della cinematografia d'oltralpe con quasi venti lungometraggi all'attivo (tra i quali l'illustre esordio del 1976, The best way to walk e il più recente e celebrato Un secret, 2007), e il figlio Nathan, per la prima volta alle prese con la direzione d'un lungometraggio. Il film racconta la vita dolorosa e maledetta di Thomas - bambino adolescente, giovane uomo - scompaginandone le stagioni del'esistenza dall'abbandono della madre durante la prima infanzia fino alla sua definitiva salvazione poco più che ventenne. Claude Miller torna per l'ennesima volta a indagare i turbamenti dei piccoli, le inavvertite violenze e i delitti nascosti che legano i figli ai genitori.
Il percorso è lungo, discontinuo e sofferto, la narrazione apparentemente incerta, capace di procedere per grandi salti, stacchi e ritorni. I due Miller riescono a portare fino in fondo il loro progetto disegnando con accuratezza la traiettoria complessa della guarigione d'una ferita profonda sorta dal rifiuto e rimarginata solo grazie al perdono dell'amore. Il montaggio secco e asciutto mette a contatto la concretezza delle scene a due, dei dialoghi, delle liti, con la delicata intimità dei ricordi d'infazia, le soggettive del protagonista bambino, nuvole, mani, ritagli di corpi e di vesti; la sceneggiatura costruisce con sufficiente equilibrio una storia a forte rischio piagnisteo; la regia compone con efficienza una traittoria tesa. Ne vien fuori uno stile carico di forza, capace di produrre emozione attraverso immagini non affascinanti ma giuste. "Sono felice che mia madre sia viva", dice Thomas adulto, seduto nel banco degli imputati un anno dopo aver accoltellato la donna che lo ha abbandonato da bambino, pochi anni dopo averlo messo al mondo. Il film però dura qualche momento ancora, finendo sul fermo immagine del volto senza espressione del ragazzo, mentre rientra in cella pronto a scontare, nonostante tutto, la sua giusta pena.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 6. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA, 2009).
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