Jane par Charlotte

FRANCIA - 2021
3,5/5
Jane par Charlotte
Con il passare del tempo, Charlotte Gainsbourg ha iniziato a guardare sua madre Jane Birkin come non aveva mai fatto prima. Superando entrambi un comune senso di riservatezza, attraverso l'obiettivo le due donne si aprono l'una all'altra, lasciando spazio al rapporto madre-figlia.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DOCUMENTARIO
  • Produzione: NOLITA CINEMA, DEADLY VALENTINE

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Quando nel 2018 andò a cantare alla Carnegie Hall di New York si sentì chiedere: “Birkin come la borsa?”. Ma chi potrebbe ridurre l’attrice, cantautrice, modella e scrittrice inglese Jane Birkin al sac à main di Hermès, che nel 1984 ispirò al presidente della maison francese Jean-Louis Dumas, lamentandosi sul volo Parigi-Londra di non trovare una borsa adatta alle sue esigenze di giovane madre.

Jane nasce a Chelsea, Londra nel 1946: la madre è l’interprete teatrale Judy Campbell, famosa per i musical di Noël Coward; il padre David un capitano di corvetta David che si distinse a Dunkerque. A diciannove anni sposa il compositore premio Oscar John Barry, da cui nel 1967 avrà Kate, suicida a Parigi nel 2013: un lutto che la segnerà indelebilmente. Esordisce sul grande schermo in Non tutti ce l’hanno (1965) di Richard Lester, l’anno seguente è la volta di Blow Up di Michelangelo Antonioni, ma è la relazione con Serge Gainsbourg, la scandalosa Je t’aime… moi non plus, a darle fama planetaria.

Tutto questo il documentario Jane par Charlotte della figlia Gainsbourg lo dà per assodato: non c’è l’artista, la star, l’icona, ma la donna, la madre, l’artista invero quella sì.

Nella sezione Cannes Premiere, il film è un incontro pudico, garbato e affettivo di due persone così vicine così lontane, di due anime legate dal sangue, allontanate dalla vita, riaccostate dalla stessa anche per congruenza artistica. Dal Giappone alla Bretagna, da Parigi (l’appartamento-museificato in cui vissero con Serge) a New York, i luoghi sono location intime, la riappropriazione vicendevole, il passo formato famiglia, la maternità egualmente di Jane e di Charlotte, le cui figlie sembrano riprodurre il suo rapporto con Birkin.

C’è spazio per l’ironia, per il baluginio del dolore, infine, per il rifiuto dell’affrancamento: Charlotte non vuole riperdere Jane, non vuole liberarsene. E noi con lei, e per lei: in quel par del titolo, è vero, c’è tutto. Di cani, mare, amori, figlie, e madri: e amore, sussurrato perché non si crepi. O del cordone ombelicale.

NOTE

- PRESENTATO AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021) NELLA SEZIONE 'CANNES PREMIERE'.
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