Italy in a Day - Un giorno da italiani

GRAN BRETAGNA, ITALIA - 2013
"Italy in a Day" è l'edizione italiana del progetto americano "Life In A Day" di Ridley Scott, curato per il nostro Paese da Gabriele Salvatores. Il regista aveva chiesto agli italiani di realizzare un filmato con qualsiasi mezzo - telecamere, smartphones, fotocamere, ecc. - nella giornata del 26 ottobre 2013, allo scopo di raccontare desideri, sogni, paure, riflessioni o qualsiasi cosa considerata importante. Una squadra di selezionatori, coadiuvati dai montatori Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti, ha scelto i filmati e creato così il primo 'Social Movie' italiano.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT, IN ASSOCIAZIONE CON BNL-GRUPPO PARIBAS E CON LA PREZIOSA COLLABORAZIONE DEGLI ITALIANI AUTORI DEI 44.197 VIDEO INVIATI.

- PRODUTTORI ESECUTIVI: RIDLEY SCOTT E LIZA MARSHALL, JACK ARBUTHNOTT, CARLO DUSI.

- CAPO PROGETTO AUTORIALE: RAFFAELLO FUSARO.

- SUPERVISIONE EDITORIALE: ILARIA CASTIGLIONI.

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014), HA OTTENUTO LA MENZIONE SPECIALE FEDIC-IL GIORNALE DEL CIBO E DEL FUTURE FILM FESTIVAL DIGITAL AWARD, IL PREMIO THE MOST INNOVATIVE BUDGET E IL PREMIO ASSOMUSICA "HO VISTO UNA CANZONE" (BRANO MUSICALE JUST ONE DAY).

- MASSIMO FIOCCHI È STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR MONTATORE.

CRITICA

"Versione italiana di un progetto globale di 'social movie' che fa capo ai fratelli Scott, 'Italy in a Day' ripropone una cosa che aveva già tentato la regista Antonietta De Lillo senza la stessa risonanza e con un profilo produttivo molto più limitato. Salvatores è stato il raccoglitore, smistatore e gestore di una sterminata quantità di materiale girato con qualsiasi mezzo e inoltrato da chi ha a suo tempo accolto l'invito a raccontare le 24 ore del 26 ottobre 2013. Per dare la misura: sono arrivati poco meno di 45mila video, per oltre 2000 ore di girato. (...) Ma chiamarlo film collettivo è equivoco. Quello della manipolazione di materiale non professionale o comunque non-fiction è argomento messo all'ordine del giorno da numerose esperienze di documentario creativo. Qui il risultato non porta la firma dei fornitori ma di chi ha scelto e organizzato." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 25 settembre 2014)

"Buongiorno Italia. Un Paese si racconta in 24 ore attraverso 632 video. Li hanno inviati persone comuni, sollecitate da annunci su web e giornali. (...) Non una sequenza d'immagini che scandiscono la giornata ma un racconto che galleggia in una contraddizione: un ritratto dell'Italia, ma non la copia della realtà. Un diario emotivo, un censimento delle emozioni e dei pensieri degli italiani: speranza, solitudine. (...) Buongiorno Italia. Ci si alza magari sbuffando e oggi è un altro giorno. C'è il senso dell'esistenza che brilla al di là della realtà immediata; c'è il mistero della nascita e della morte; c'è il diritto alla felicità. Salvatores ha raccontato quella cosa meravigliosa che si chiama vita." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera', 3 settembre 2014)

"Un film collettivo (...) che rende l'immagine dell'Italia di oggi «un paese che soffre, ma con dignità» dichiara Salvatores commentando il film come «un diario emotivo, un censimento di emozioni». Già perché c'è di tutto, meglio ci sono tante storie condensate. (...) La scelta fatta da Salvatores con i suoi montatori Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti (supportati nella selezione iniziale da una cinquantina di studenti, perché avevano tra le mani 2200 ore di materiale) è stata quella di privilegiare il racconto umano legato alle persone, scandito dalle 24 ore della giornata. (...) Il paese che Mussolini raccontava composto da santi, poeti e navigatori è diventato ora altro da sé, un'Italia.2, un paese, se non proprio di cineasti, almeno di operatori, perché bisogna riconoscere che, alla fine, il risultato ha una sua omogeneità e compattezza, nonostante le centinaia di mani, di occhi e strumenti sempre diversi (...) II problema, ovviamente, è tutto nel montaggio, nella fluidità del racconto composto da tanti tasselli, spesso slegati tra loro, un po' come se si costruisse un mosaico con tante piccole tessere colorate e in movimento, che è poi l'immagine suggestiva e conclusiva del film (...)." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 3 settembre 2014)
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