Italiano Medio

ITALIA - 2015
Giulio Verme, ambientalista convinto in crisi depressiva, alla soglia dei 40 anni si ritrova a fare la 'differenziata' in un centro di smistamento rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la compagna di una vita. L'incontro con l'agguerrita anche se poco credibile associazione ambientalista dei "Mobbasta" lo convince a combattere fervidamente contro lo smantellamento di un parco cittadino, ma per Giulio è l'ennesimo fallimento. Non ci sono più speranze per lui fino a quando incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come si dice comunemente. Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più all'ambiente ma solo a sé stesso, alle donne, ai vizi, passioni e virtù di ogni italiano medio. Una battaglia senza esclusioni di colpi si consuma nel cervello e nella vita di Giulio tra l'Italiano Medio e quello impegnato ma inconcludente che lo porterà non solo a diventare il Vip più famoso d'Italia ma anche a cambiare gran parte della sua vita...

CAST

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO PER LOTUS PRODUCTION: ENRICO VENTI.

CRITICA

"Anche sul teleschermo e il web tutti ci tengono a sparare ad alzo zero contro il cosiddetto italiano medio che sarebbe la sentina di tutti i mali. Tra questi crociati della denuncia spicca senza dubbio Capatonda, performer quasi inclassificabile, ma in ogni caso fornito di una vocazione demolitoria, anarcoide e disinteressata agli sfogatoi politici. Al cinema il suo personaggio-guida Giulio Verme, contornato dagli attori-complici delle avventure care a migliaia di giovani habitué, si è adesso materializzato in «Italiano medio» già oggetto delle pensose esegesi dei cultori del filone socio-demenziale. C'è il rischio al proposito d'imbarcarsi in una contorta corsa allo snobismo dell'antisnobismo o di cedere alla tentazione d'incrociare le armi in qualche modo con le reazioni dello spettatore, appunto, medio. Forse è il caso, invece, di mantenersi all'altezza di quel (poco) che Capatonda riesce a proporre nel ritmo, la forma e la chiave narrativa del film, già arrivato ai vertici delle classifiche di botteghino, con circa due milioni di incasso (...). A parte l'imbarazzo suscitato dalle movenze schizoidi e gli strepiti invasati, secondo noi il fallimento del trapianto sta nell'ovvietà dei bersagli, la stiracchiatura delle maschere e la puerilità delle provocazioni." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 febbraio 2015)

"Maccio Capatonda, nome d'arte di Marcello Macchia (...) racconta dal grande schermo in «Italiano medio» (...) una storia, un personaggio, in cui egli stempera la sua vis comica surreale, dissacrante, caratterizzata da un linguaggio basato su giochi, su storpiature di parole. Una comicità dalla vena ironica, talvolta sarcastica, demenziale, maturata e affinata, assieme a collaboratori e amici, sia come autore di numeri parodistici e di finti «reality» diffusi in rete, sia con la partecipazione a programmi e spettacoli televisivi (...) e radiofonici (...). Diversamente da alcuni comici, passati dietro la cinepresa, Maccio Capatonda, fra citazioni da film di Stanley Kubrick e di David Fincher e ispirandosi alla vicenda di «Limitless» di Neil Burger, non licenzia un collage delle sue gags, ma un racconto a tutto tondo, dalla struttura abbastanza fluida e coerente (ne ha curato il montaggio). Un racconto in cui, fra battute, situazioni e trovate deliranti (non poche sono scurrili e volgari), in una progressione dal ridicolo al grottesco, mette alla berlina una certa società italiana, della quale il rinato Giulio Verme, un cafone gretto e amorale, attento solo al proprio tornaconto, è il prototipo: scarsamente dotato di coscienza civile, narcisista e ignorante, è l'incarnazione delle idiosincrasie, degli stereotipi, delle ossessioni dell'italiano schiavo della televisione e dell'eccesso: una folla di figure inquietanti, esagerate, ma verosimili, dirette eredi dei «mostri» di Dino Risi." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 4 febbraio 2015)
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