Isis, tomorrow - The lost souls of Mosul

ITALIA - 2018
3,5/5
Isis, tomorrow - The lost souls of Mosul
Un documentario per cercare una risposta alla domanda su cosa significhi essere un figlio dell'Isis in un paese - l'Iraq - che ha combattuto una guerra priva di pietà. Nell'ideologia dell'Isis i bambini sono l'arma più efficace per portare nel futuro l'idea di un grande Califfato universale: eredi di un unico obiettivo, creare un mondo diviso a metà, da un lato gli jihadisti e dall'altro lato gli infedeli da sterminare. Un documentario per ripercorrere i lunghi mesi della guerra attraverso le voci dei figli dei miliziani addestrati al combattimento e a diventare kamikaze, e segue i loro destini nella complessità del dopoguerra, un dopoguerra di vedove bambine e ragazzi marginalizzati, in cui il sangue della battaglia lascia spazio alle vendette e alle ritorsioni quotidiane, alla violenza come sola risposta alla violenza. Sarà in grado l'Iraq di accettare i figli dell'Isis come propri figli, di perdonare le loro madri, di riconciliare le anime del paese?
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: LORENZO GANGAROSSA, GABRIELE IMMIRZI PER FREMANTLEMEDIA ITALIA, RAI CINEMA, COOPRODOTTO CON WILDSIDE, CALA FILM FILMPRODUKTION

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Forse ha ragione un membro dei servizi segreti iracheni, un’ideologia come l’Isis non si elimina con le armi, serve un’altra ideologia da contrapporle. Forse ha ragione un ragazzino dell’Isis, perdere Raqqa, Sirte, Mosul non significa nulla, è solo terra, “dicono che se vogliono liberarsi di noi dovrebbero sbarazzarsi del Corano”. Sono, si capisce, interrogativi rivolti al futuro, e di qui il titolo: Isis, Tomorrow The lost souls of Mosul, documentario fuori concorso a Venezia 75, scritto e diretto dalla reporter Francesca Mannocchi e il fotografo Alessio Romenzi.

Un buon lavoro, di più, che mette a fuoco il giorno dopo la vittoria della colazione internazionale sull’Isis, interpellandone l’eredità più pesante: i bambini educati dallo Stato islamico, e i minorenni sono molti, moltissimi tra i 20mila appartenenti all’IS detenuti nelle carceri irachene. Che fare, dato che a Mosul i servizi non concedono documenti alle famiglie dell’Isis, di fatto impedendo ai minori istruzione e aiuti?

Il doc inquadra Mosul, la cui immane distruzione non è solo urbana, architettonica, ma ancor più esistenziale, vitale, e i contendenti che l’anno rasa al suolo: i miliziani dell’Isis, i bambini-kamikaze, i sommersi e i salvati del jihadismo; le vittime e i combattenti dell’Isis.

Ci sono le responsabilità, non il giudizio morale: Isis Tomorrow non viene per additare, ma per testimoniare il qui e ora oramai lungamente disatteso dalle news e dalla stampa.

A partire dalle logiche di vendetta, persecuzione e discriminazione dai campi ai ruderi che oggi riguardano i carnefici, e i consanguinei dei carnefici, di ieri: non c’è pace senza giustizia, non c’è salvezza senza perdono, e ridurre il fenomeno a mero problema di ordine pubblico rischia di rinvigorirlo, anziché risolverlo.

Bambini mutilati, ciechi, autoreclusi, spalancati senza requie sull’orrore subito e, talvolta, inferto; donne marginalizzate e vieppiù vilipese, abbandonate a un’esclusione senza fine; intelligence nel guado tra passato e futuro, punizione e possibilità: ben filmato, supportato da testimonianze secche, preziose e dolenti, mai enfatiche, capace di tracciare un “poi”, se non intravvedere una soluzione, Isis, Tomorrow è da vedere. Prodotto da FreemantleMedia Italia con Rai Cinema, produttore associato Martina Veltroni.

NOTE

- REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON BAYERISCHER RUNDFUNK CON ARTE.

- FUORI CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

CRITICA

"Li chiamano i 'cuccioli del Califfato' e sono le armi che l'Isis ha lasciato in eredità per il futuro. Centinaia di migliaia di bambini educati alla violenza e al martirio, pronti a veicolare l'ideologia jihadista contro gli infedeli da sterminare. La guerra è finita, ma l'Iraq sarà in grado di accettare i figli dell'Isis, di perdonare le loro madri e riconciliare le anime del paese? È quello che si sono chiesti Francesca Mannocchi, reporter e giornalista che da anni collabora con numerose testate italiane e internazionali, e Alessio Romenzi, fotografo, nel bellissimo documentario 'Isis, Tomorrow - The Lost Souls of Mosul' (...). Il film (...) pone alcuni scomodi interrogativi ripercorrendo mesi di conflitti attraverso la voce dei figli dei miliziani addestrati a diventare kamizake, ma anche delle loro vittime e di chi li ha combattuti. Ne emerge un quadro complesso e disperante nel quale i sopravvissuti da entrambe le parti pianificano ritorsioni quotidiane e vendette a lungo termine, certi che il Califfato un giorno risorgerà dalle proprie ceneri. È evidente allora che il futuro dell'Iraq, ma anche quello di una ben più vasta area geografica, dipenderà dal destino di questi bambini, figli dei carnefici, dal perdono che verrà loro concesso o negato dai figli delle vittime." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 agosto 2018)

"Avete sempre diviso il mondo (islamico) in buoni e cattivi? Cedete alla semplificazione di separare moralmente i valorosi soldati iracheni dai tagliagole jihadisti dell'Isis? Nessuno può biasimarvi. Però forse è utile, per una volta, spogliarsi di qualche (pre)giudizio, fare lo sforzo di indossare una solida corazza emotiva (quello a cui state per assistere non è per nulla conciliante), e andare a vedere il documentario (...) 'Isis Tomorrow', sottotitolo 'The Lost Souls of Mosul', della giornalista Francesca Mannocchi e del fotografo Alessio Romenzi. Un anno e mezzo di lavoro, dieci viaggi in Iraq, 70 ore di girato per 80 minuti di film finito, è un'inchiesta che racconta la città martoriata di Mosul (caduta in mano allo Stato islamico nel 2014) subito dopo la liberazione da parte delle forze dell'esercito iracheno nel luglio 2017. Ma, ecco la forza scardinante del documentario, guardando alla tragedia dal punto di vista dei «figli dell'Isis», e delle loro madri, ossia i ragazzini - di dieci, quattordici, sedici anni - reclutati, ideologizzati e addestrati al martirio dai miliziani del Da'esh. Sono loro - i cuccioli del Califfato - l'arma più potente nelle mani dello jihadismo, perché saranno loro, educati alla violenza e alla vendetta, a portare alte in futuro le bandiere nere dello Stato islamico. Che ora appare sconfitto ma che da proprio loro trarrà la forza domani. (...) «L'Isis non è sparito, risorgerà con un altro nome, e le perdite territoriali sono insignificanti di fronte a un'ideologia che invece mantiene tutta la sua forza», ammette Alessio Romenzi, che il mondo islamico lo conosce bene. Dopo il sangue della battaglia rimane solo lo spazio alla vendetta. Ecco l'Isis di domani. Ecco l'aspetto più lancinante di un documentario sconvolgente." (Luigi Mascheroni, 'Il Giornale', 31 agosto 2018)

(...) bel documentario diretto dalla reporter Francesca Mannocchi e il fotografo Alessio Romenzi (...). Della vittoria su Daesh mette a fuoco il fardello più pesante: i bambini educati dallo Stato islamico, e le loro madri, cui l'Iraq impedisce l'accesso all'istruzione e agli aiuti." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 agosto 2018)
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