Irresistible

2020
3/5
Irresistible
Uno stratega democratico aiuta un veterano in pensione a correre per la carica di sindaco in una piccola città conservatrice del Midwest.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: DEDE GARDNER, JEREMY KELINER, JON STEWART, LILA YACOUB

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Icona della comicità americana, vincitore di ben 22 Emmy Awards, Jon Stewart ha condotto per quindici anni The Daily Show, programma che parodiava telegiornali e talk show. Irresistible è il suo secondo film come autore dopo Rosewater, l’esordio del 2014 – inedito in Italia – che ricostruiva la prigionia di un giornalista sotto il regime iraniano.

Se l’opera prima era una storia di resistenza legata alle suggestioni della presidenza Obama (in sintesi: consolidamento dei valori americani, lotta per i diritti civili, fiducia nella speranza incarnata da quel leader carismatico), questa commedia politica è più che mai retaggio della stagione di Trump. Non a caso si parte proprio dal momento che rappresenta il trauma per l’America democratica, le elezioni del 2016, mettendo al centro uno dei consulenti della campagna elettorale di Hillary Clinton.

A interpretare Gary Zimmer, pura élite liberal, è Steve Carell, che, come tutti i commedianti della stirpe più nobile, è formidabile: pochi come lui sanno trasmettere la sconfitta di un mondo e l’empatia di un certo tipo umano, la tragedia del ridicolo e un’inattesa dignità. All’indomani della disfatta, Zimmer incappa nel video virale di un agricoltore del Wisconsin (Chris Cooper, solita faccia che racconta esperienza, fatica e solidità), ex colonnello dei marines, impegnato in un appassionato discorso a favore degli immigrati.

Zimmer decide di puntare su di lui come candidato sindaco democratico di Deerlaken, intravedendo in quel microcosmo un laboratorio per costruire la vittoria futura su scala nazionale: se una comunità del Midwest rurale, fienile dei voti di Trump, è disposta a votare un uomo così, perché non immaginare un profilo del genere per la presidenza? Una strategia un po’ idealista (ma nemmeno troppo: è Zimmer stesso a ribadire, forse per tutelarsi, che “Non si tratta di politica, ma di matematica”), eppure non del tutto assurda: tant’è che Faith (Rose Byrne, ottima), la nemesi repubblicana di Gary, si materializza nel Wisconsin per sfidarlo, trasformando quella città-simbolo, rimossa dalla narrazione ufficiale, nel palcoscenico della politica nazionale.

Non è un caso che nell’anno della pandemia Irresistible (ora disponibile su Chili, Rakuten TV e altre piattaforme) sia risultato uno dei titoli on demand più visti negli States: raramente negli ultimi tempi il discorso politico è stato così incandescente e divisivo, come dimostrano i movimenti di protesta e la massiccia affluenza al voto. Sarà proprio per i contraccolpi del contesto sociale che i critici d’oltreoceano si aspettavano dal film di Stewart qualcosa di più battagliero e non quella che hanno definito una satira morbida e maldestra.

Sarà, ma in fin dei conti Irresistible è già un film bideniano: la politica si occupa del bene comune, sì, ma per perseguirlo deve guardare anche nelle zone d’ombra della popolazione, perché si vince con i numeri in profondità e non con i big data. Stewart non è Frank Capra, ma questo “Mister Zimmer va nel Wisconsin” andrebbe somministrato a quei liberal metropolitani che hanno confuso i (bi)sogni del Paese Reale con la retorica della Pancia del Paese. Ad avercene, diciamolo, di umorismo così confortante: una commedia che unisce, per dirla come Uncle Joe.

NOTE

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