Irrational Man

USA - 2015
2,5/5
Irrational Man
Abe Lucas, professore di Filosofia, è emotivamente provato e incapace di dare un significato alla propria vita. Poco dopo il suo arrivo come nuovo insegnante presso il college di una piccola città, Abe si ritrova coinvolto nella vita di due donne: Rita Richards, professoressa solitaria che spera che lui la salvi dal suo matrimonio infelice, e Jill Pollard, la sua migliore allieva che è anche la sua migliore amica. Il caso spariglia le carte quando Abe e Jill si trovano a origliare la conversazione di un estraneo, rimanendone invischiati. Nel momento stesso in cui Abe decide di compiere una scelta delicata, torna nuovamente ad abbracciare la vita. Ma la sua decisione innesca una catena di eventi che influenzeranno la sua stessa vita e quelle di Jill e Rita per sempre.
  • Altri titoli:
    Un homme irrationnel
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, NOIR
  • Specifiche tecniche: ARRICAM ST, 35 MM, (2K)/PANAVISION, D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: GRAVIER PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON PERDIDO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 16 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Newport, Rhode Island. Né la filosofia né le donne, e nemmeno l’attivismo politico, i viaggi di un tempo, il trovarsi sempre laddove accadono le cose, e far trovare pure gli altri, compreso un migliore amico decapitato o forse solo saltato in aria in Iraq. No, il professore di filosofia Abe Lucas (Joaquin Phoenix) ha poco giovamento dal citare e intimamente comprendere i Kant e i Kierkegaard, e tanto meno dall’insegnare questi e altri maestri del pensiero al college: oramai si lascia sopravvivere, non fa più sesso, non trova un senso, nemmeno nell’esistenzialismo che sente più congeniale.

Addirittura, si spara una bella roulette russa, davanti agli amici della sua allieva prediletta, Jill (Emma Stone): ok, era ubriaco, ma c’è di più, appunto, la mancanza di una ragione per continuare a vivere. Jill ne è sempre più innamorata, ma il nostro Abe preferisce il single malt, perfino la corte della collega Rita (Parker Posey), finché Jill non lo invita a origliare i discorsi di alcuni vicini al bar…

E’ Irrational Man di Woody Allen. Non sveliamo altro della sinossi, eccetto l’ascendenza del Vedovo di Dino Risi con Alberto Sordi, e il fatto che Emma Stone si ritrovi dopo Magic in the Moonlight a innamorarsi di un altro uomo più maturo di lei: se è davvero la nuova musa di Allen, del resto, si deve abituare.

Per il resto, Irrational Man abbandona le atmosfere romantiche di Midnight in Paris e Magic in the Moonlight per il “realismo”, ovvio nell’accezione sfumata alleniana, può contare su interpreti all’altezza, qualche battuta fulminante – scoprite voi come è possibile collegare Kant, menzogna, imperativo morale, Anna Frank e i nazisti… - e un mood esistenzialista ben congeniale al Nostro. Ma, poi, che altro?

Non a mezzo servizio, Irrational Man è piuttosto il film diretto col pilota automatico da uno che di ore di volo ne ha accumulate a iosa e ora nemmeno ha più bisogno di tenere i comandi, tanto tutto gli viene naturale, pardon, automatico. “Fare film è una fantastica distrazione”, ha dichiarato Allen alla stampa di Cannes: vedere questo Irrational Man è meno fantastico, credete. Dura un’ora e mezza, ma l’orologio inizierete a guardarlo prima: se amate incondizionatamente Allen, fatevi sotto, altrimenti potreste rimanere non delusi, ma insoddisfatti dalla sua coazione a ripetersi. Diciamo pure, “non distratti”.

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

CRITICA

"Il paradosso si sviluppa rispondendo a quesiti vitali (tra Kant e Kierkegaard) che Allen, tornando al brand investigativo di 'Crimini e misfatti' e 'Match Point', si diverte a disseminare in una black comedy al limite della parodia tra Hitchcock (quello di 'Delitto perfetto') e Bergman (quello di 'Luci d'inverno'). Gustoso e tetro, sta nel quadernone etico di Woody." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 31 dicembre 2015)

"Un giallo paradossale e stilizzato, con tutta l'eleganza grafica e il disamore del grande regista che rischia l'effetto 'Zelig' con la filosofia e l'overdose di nichilismo, senza rivelarci se Dio esiste e se mai per chi parteggia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 dicembre 2015)

"Film molto intellettualizzato, tributario della letteratura russa e costellato d'interrogativi filosofico-metafisici (è bagnato nel nichilismo dell''atto gratuito' alla Gide, con citazioni varie della Arendt, Dostoevskij, Sartre ), 'Irrational Man' ha un inizio promettente; poi vira su un triangolo amoroso, quindi su un intrigo di delitto ma senza mai generare vere sorprese; finché, verso la fine, gira intorno a se stesso, prima di incappare in un epilogo davvero inadeguato. Meno caustico, ma anche meno pietoso, di quanto lo sia stato con 'Jasmine', Woody tratta il suo personaggio di falso romantico con un'insolita severità. Lo spettatore potrà interrogarsi sul proprio livello di moralità a seconda dell'identificazione, o repulsione, che prova per lui; e certamente il carisma 'cool' di Joaquin Phoenix, dalla non-recitazione perfetta per il ruolo, stimola malgrado tutto momenti di simpatia. Però la condanna impartitagli dal regista è senza appello. Diversamente da quanto fa con lui, il regista riserva tutta la simpatia al personaggio della ragazza, affidato alla sua nuova musa Emma Stone. È sempre spiacevole etichettare il film di un regista amato e stimato come 'opera minore'; ma bisogna pur ammettere che questo, pur farcito di tutti i leitmotiv prediletti di Allen, non aggiunge nulla al suo cinema. Che tuttavia, al ritmo di un film per anno, potrebbe riservarci ancora delle belle sorprese." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 17 dicembre 2015)

"Da anni tentiamo di costruire un'impossibile classificazione dei film di Woody Allen, abilissimo nello scompigliare generi e categorie, dividendoli in comici e musicali, drammatici e polizieschi, autobiografici o del tutto bislacchi, come accade quando il grande umorista è in vena di omaggi, eccetera. Ma forse bisognerebbe introdurre un nuovo criterio, distinguendo tra i film in cui Woody è pronto a tutto per compiacere e rassicurare (il che non esclude gioielli come 'Manhattan'). E quelli in cui invece se ne infischia, anzi sembra quasi sconcertare di proposito la platea, non solo per le storie stridenti e i personaggi al limite, ma per l'esecuzione svelta e spigolosa, come certi quadri non finiti che esigono osservatori attenti e disponibili, ma spesso si rivelano più importanti delle opere maggiori. Rientrano in questa categoria lavori di valore molto diverso come 'Stardust Memories', 'Crimini e misfatti', 'Mariti e mogli', 'Celebrity', 'Sogni e delitti'. E adesso questo 'Irrational Man', ancora una storia che ruota intorno al delitto perfetto guarda caso, o alla fantasia del delitto perfetto. Uno di quei film da cui si può uscire perplessi, per i salti di tono e anche di verosimiglianza che Allen si permette. Ma che poi torna in mente a lungo, anche per il modo disinvolto con cui maneggia personaggi (attori) e sentimenti. (...) Un film 'minore' forse. Ma ordito e messo in atto con una sicurezza, un'efficacia, una capacità di passare dalle note comiche ai toni più sinistri, che lascia meravigliati. E avvicina definitivamente Allen a quei registi che andando avanti con l'età si concedono libertà prima impensabili. E preziose." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 dicembre 2015)

"Oscillando tra temi e atmosfere che ormai gli sono più che familiari, il piccolo grande tragicomico modella uno script per la verità troppo «telefonato» e si diverte a demolire l'importanza dei rovelli e i quesiti esistenziali che con apparente impegno e cipiglio ha lungo tutto il film messo in scena e in bocca ai suoi attori. Interpretato da un Joaquin Phoenix, come al solito straordinario benché imbruttito da un panzone da alcolista (...). Le ragioni della sua impotenza psichica (e occasionalmente fisiologica) costituiscono, purtroppo, un catalogo di freudismo allenano minore (...). Nel capolavoro «Match Point» il gioco di rimpalli sarcastici da un lato all'altro dello scivoloso concetto di «giustizia» si traduceva, come non solo i cinefili amano ricordare, in un giallo insieme avvincente e straniato, quasi un aggiornamento dei temi degli scrittori naturalisti alla Dreiser di «Una tragedia americana». Nel suo ultimo film, invece, l'alternarsi sulle note della partitura jazz del Ramsey Lewis Trio delle azioni dei protagonisti ha un che di meccanico e di risaputo e gli stessi attori, super Phoenix a parte, sembrano subire il carisma del maestro e non essere in grado di restituirgli appieno né lo scatto farsesco (...) né il senso thrilling delle teorie kantiane o kierkegaardiane commissionatigli. (...) «Irrational Man», ovviamente, resta nell'ordine del cinema di qualità e conta su non pochi passaggi di sofisticato gioco di paradossi e un epilogo alquanto sorprendente, però stupisce come si aprano qua e là larghe fenditure di manierismi e superficialità, avvitamenti su se stesso o addirittura, come si riscontra di rado nei suoi film, vere e proprie sfocature che non riguardano tanto la confezione quanto la brillantezza e la pertinenza drammaturgiche." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 dicembre 2015)

"Di certo è un film divertente, nonostante l'assenza fra gli interpreti del regista. Può far pensare, dato che il suo protagonista è un insegnante di filosofia pur non credendovi e poi il suo intreccio, come in altri film di Allen, è mobilitato dal Caso, quello con la maiuscola. (...) Gli riesce bene ma chi, da lui ottantenne, si aspettava «Falstaff» sarà deluso. Il protagonista è Joaquin Phoenix, bravo come sempre, specie nella mimica sfoggiata nei primi piani. Consiglio però alle sue ammiratrici di fermarsi a quella, perché se l'immagine si allarga il divo d'una volta non riesce a nascondere la pancia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 dicembre 2015)

"Con gli anni il pensiero di Allen si è radicalizzato. Se è chiaro che Emma (...) è l 'inoppugnabile voce morale della storia; è anche vero che il film non teme di sottolineare un ambiguo, indicibile legame fra morte e rinascita. E tuttavia, per quanto la trovata sia forte e Allen abbia sempre e comunque un suo inconfondibile stile, quello che manca è una convincente drammatizzazione del conflitto esistenziale al centro del racconto. Per bravi che siano gli interpreti, i personaggi restano come confinati nel puro ruolo di portatori di tesi a confronto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 dicembre 2016)

"Il neo ottantenne Woody Allen ci offre per la 45ma volta 'in lungo' la sua instancabile voglia di raccontare le idiosincrasie dell'umana specie con un ammonimento: mai fidarsi fino in fondo della propria ratio. (...) con (il solito) cast a 5 stelle, 'Irrational Man' registra un lieve ritorno del grande Woody nella direzione 'macabra' di 'Match Point', soprattutto dopo lo scivolone di 'Magic in the Moonlight', ma purtroppo siamo lontani dai gioielli d'arguzia che solo lui sa confezionare." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 17 dicembre 2015)

"Piacerà ai fans di Woody, che pur consapevoli di non ritrovarsi un Allen d'annata riconosceranno in 'Irrational' i toni cupi e disincantati delle sue opere sui delitti senza castigo ('Match Point', 'Crimini e misfatti')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 dicembre 2015)

"Bizzarra, elegante commedia di Woody Allen, che parte come un film sentimentale, per poi imboccare, quasi senza volerlo, la via del giallo. (...) Tutto è giocato sul filo dell'ironia, con un buffo finale sarcastico che non può non ricordare la chiusa del lontano 'II vedovo' di Dino Risi." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 dicembre 2015)

"Un Woody Allen 'serio', con pochissime risate e con tematiche dostoevskiano-hitchcockiane (l'ossessione del delitto perfetto...) che il grande regista ha francamente affrontato assai meglio in altri film. Ma come suol dirsi, un piccolo Woody è meglio di molti grandi film altrui." ('L'Unità', 17 dicembre 2105)

"Raccontato senza battute o gag, ma anche senza una sceneggiatura davvero di ferro (...) questo film ci riporta al Woody Allen di 'Crimini e misfatti' e di 'Match Point', ma senza la genialità e la tensione di quei due capolavori. È una prova della sua coerenza d'autore, della voglia di verificare la validità delle proprie convinzioni (...) ma poi la serietà dell'assunto finisce per appannare la lucidità e l'ironia con cui fino a ieri aveva affrontato gli stessi temi." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 16 maggio 2015)

"Impostato bene, verso la fine il film gira intorno a se stesso, prima di incappare in un epilogo scarsamente ispirato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 maggio 2015)

"Da qualche anno a questa parte, lo ripetiamo spesso, procede a corrente alterna, un film buono a volte anche bellissimo, quello dopo meno. Così dopo essersi lasciato andare alla leggerezza e al romantico ottimismo con 'Magic in the Moonlight', Woody Allen si fa riprendere dal disincanto con 'Irrational Man' (...). Interpretato da Joaquin Phoenix, Emma Stone e Parker Posey, il film si inserisce nel filone di 'Crimini e misfatti' e 'Match Point', senza però condividerne lo stesso livello artistico."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 maggio 2015)

"'Irrational Man' è questo gioiellino che Woody Allen regala fuori concorso al Festival di Cannes, un'ora e mezza di film in cui non c'è una parola di troppo e la storia fila come un treno, esilarante e insieme fosca, fino al suo epilogo, con due attori in stato di grazia, Joaquim Phoenix (Abe Lucas) e Emma Stone (Jill Pollard, la studentessa innamorata) e il resto del cast pari all'altezza, il tutto accompagnato dalla musica jazz perfetta del Ramsey Lewis Trio. Girato in formato panoramico, «il più adatto per le storie intime» secondo il regista, è l'ennesima sua riflessione intorno ai temi del delitto e del castigo in generale, ma più in particolare sull'assurdità del vivere." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 16 maggio 2015)

"(...) i film di Woody Allen cercano, sempre e prima di tutto, di rispondere a questa domanda: che senso ha questo immenso caos assurdo che è la vita? Questo viaggio che mescola destino, desideri improvvisi, baci sotto la pioggia, corse verso un taxi, segreti e bugie, volti di donna, frasi di filosofi, bucce di banana del caso? Woody Allen ne sa quanto noi. Ma con i suoi film continua, alla fine dei conti, a farci ragionare sempre su questo. Con i suoi triangoli, i suoi valzer, i suoi minuetti di amori e disamori. (...) 'Irrational Man', non fa eccezione. Intanto, diciamolo subito: è meglio di 'Magic in the Moonlight', ovviamente meglio di 'To Rome with Love'. Anche se non è un capolavoro. Non appartiene al plotone dei film comici - e talvolta quasi grotteschi - di Woody, ma a quello dei drammi sentimentali, con finestra aperta sul destino. E ricorda, semmai, 'Match Point', il suo fortunato film di dieci anni fa. (...) Gli attori, come sempre con Woody Allen, sono fantastici: Emma Stone è bella, appassionante, una delle molte donne valorizzate a livelli stellari da Woody - come Scarlett Johansson in 'Match Point' - e Joaquin Phoenix sembra avere l'anima stropicciata dall'inizio alla fine. Bergman, ovviamente, aleggia su quasi ogni dialogo, così come altri numi tutelaci del ragazzino nato a Brooklyn ottant'anni fa (...): da Kierkegaard a Kant, da Husserl a Heidegger, passando da qualche citazione di storia dell'arte (Gauguin) e di letteratura (Anna Frank). Ma tutto sciolto sapientemente in una storia che si segue come un thriller di Hitchcock, e che ci fa innamorare di Emma Stone." (Luca Vinci, 'Libero', 16 maggio 2015)

"Ancora delitto e castigo nelle corde umoristiche del cinema di Allen per un dramma morale ispirato a Dostoevskij, in cui un noto professore universitario di filosofia, reso dalla vita insensibile a ogni stimolo, ritrova il suo spirito vitale in un atto estremo che sarà la sua dannazione. (...) il delitto perfetto non esiste e il gioco dei sentimenti farà la sua parte, mettendo l'uomo di fronte alle sue responsabilità. 'Irrational Man' funziona e convince, ma di certo non entusiasma, lasciando spazio alla solita storia di matrice alleniana che mette in scena un'altra passione del regista: la filosofia con predilezione per i nichilisti alla Kierkegaard e Nietzsche e una visione del mondo che si ispira al cinema di Ingmar Bergman. Woody affronta di nuovo i temi di colpa e innocenza, della fortuna, di ciò che è morale e immorale." (Dina D'Isa, 'Il Tempo', 16 maggio 2015)
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