Irina Palm - Il talento di una donna inglese

Irina Palm

FRANCIA, GRAN BRETAGNA, BELGIO, LUSSEMBURGO, GERMANIA - 2007
Irina Palm - Il talento di una donna inglese
Londra. Maggie, una vedova quasi cinquantenne, ha un disperato bisogno di soldi. Il suo nipotino Olly è in fin di vita e deve essere sottoposto con urgenza a cure costosissime in Australia, ma né lei né suo figlio Tom hanno abbastanza denaro per permettersi il viaggio e il soggiorno. Nessuno è disposto a dare lavoro ad una donna della sua età, così Maggie, in un momento di estrema disperazione, si presenta dal proprietario di 'Sexy World', un sexy shop di Soho, che è in cerca di un'intrattenitrice per il suo locale. L'uomo, sulle prime imbarazzato e poco propenso a darle il lavoro, decide di offrirle una chance e Maggie diventa così l'affascinante Irina Palm...
  • Altri titoli:
    Irina P.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)
  • Produzione: ENTRE CHIEN ET LOUP, IPSO FACTO, LIAISON CINÉMATOGRAPHIQUE, PALLAS FILM, SAMSA FILM S.A.R.L., HALLE/SAALE, ATELIERS DE BAERE, RTBF TELEVISION, FUTURE FILMS LTD., CANAL+
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 6 Dicembre 2007

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti

Cuore di nonna. E quello di Maggie lo è nell’accezione più pura, sintesi di amore e coraggio. Il quadretto ritrae la periferia londinese, il cui grigiore si fa nero alla scoperta della rara malattia che ha colpito il nipotino Olly: solo le cure di specialisti in Australia possono tentare di salvarlo. I genitori sono giovani, poveri e disoccupati. Il conto è in rosso e il viaggio una chimera. E anche nonna Maggie (un’immensa Marianne Faithfull) non naviga nell’oro: sopravvive della pensione del marito defunto, e per di più è senza “working skills”, cioè non sa fare proprio nulla. Ad eccezione del tè. E, pensando appunto di servire la bevanda più popolare d’Inghilterra, si candida all’annuncio “cercasi hostess” di un locale di Soho. Ma la novella Alice formato Senior, capisce subito che il suo Wonderland è un Sexyland e che il lavoro offerto, benché “manuale”, nulla ha che fare con la preparazione del tè. Vorrebbe scappare ma quel cuore di nonna pulsa più forte e Maggie, convinta dalla cospicua e necessaria somma di denaro, diventa Irina Palm. Film dal soggetto originale (in ogni senso), la commedia “politically uncorrect” del belga Sam Garbarski correva il rischio di facili cadute e ammiccamenti al grottesco, invece evitati sul rigore dello stile medio, a tratti – purtroppo – appiattito sul televisivo. Su tutto brilla la stella Faithfull: l’icona del carisma è magistrale in una donna che è la sua antitesi.

NOTE

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

- DAVID DI DONATELLO 2008 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

- NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

"Nel film belga 'Irina Palm' di Sam Garbarsi, la pillola del dramma è rivestito da pareti umoristiche che fanno slittare la storia nella gola di una commedia raffinata e divertente. Dalle parti di un 'Full Monty', così, giusto per intenderci a livello di cartello stradale. (...) Tutto, quindi, sul filo di un equilibrio instabile che gira valvole sessuali, lasciandole sfiatare di fronte a imbarazzi e timidezze senili. In altre parole, la traccia di una tragicommedia romantica che, incarnandosi nella compostezza impacciata e al tempo stesso domesticamente british di una Marianne Faithfull in stato di grazia, cerca nel più marcato dei dislivelli ambientali la divaricazione di una 'doppia vita' altrimenti improbabile."(Lorenzo Buccella, 'L'Unità', 14 febbraio 2007)

"Risate, applausi, entusiasmo. Al FilmFest è scoppiato il primo caso. Si intitola 'Irina Palm', lo firma il belga Sam Garbarski mentre lo interpreta la grande Marianne Faithfull, che indossa con intrepida disinvoltura il ruolo impossibile di Maggie. (...) Già comprato dalla Teodora di Vieri Razzini, 'Irina Palm' è così politicamente scorretto che è girato, musicato, fotografato come un dramma, senza sconti sui particolari angosciosi, ma si sviluppa in chiave comico-grottesca (impagabile Miki Manojlovic, magnaccia ironico). Una miscela esplosiva. Ma se c'è un festival dove potrebbero premiarlo, quello è Berlino." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2007)

"Ovazioni in sala e un mare d'applausi in conferenza stampa: se le giurie fossero (ma non lo sono mai) logiche, l'Orso d'oro sarebbe già di 'Irina Palm' dell'anglo-belga Sam Garbarski e una stragrande parte del merito andrebbe a Marianne Faithfull. Al centro della tragicommedia felicemente scorretta c'è, infatti, il suo personaggio di vedova middle class londinese che, per aiutare il figlio ridotto sul lastrico e il nipotino malato, risponde all'annuncio di un sexy club. Un impiego alquanto losco, alle dipendenze di un ambiguo quanto fascinoso gestore-pigmalione (Miki Manojlovic), che tuttavia la balda ultracinquantenne affronta infischiandosene delle ipocrisie del suo ambiente e sfruttando l'esperienza di una giovane «collega» che lavora nello stesso locale. Così, dopo le esilaranti scene d'iniziazione alle tecniche sessuali, l'apprendista si trasforma nella richiestissima Irina Palm, regina delle notti osé di Soho." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 febbraio 2007)

"Nonostante l'argomento che potrebbe scivolare ad ogni scena nella più risaputa delle pochade, 'Irina Palm' resta miracolosamente al di qua della linea rossa della volgarità. Anzi, lungo tutto il film si respira un'aria malinconica e dimessa che ben si adatta al personaggio della Faithfull, tipica rappresentante di quella working class maltratta dalla Thatcher e non molto risarcita da Blair. Ma soprattutto indicativa di una moralità ancora legata alle apparenze e ai diktat del perbenismo, contro cui Maggie/Irina finisce per condurre una lotta silenziosa ma testarda, come se non avesse per niente dimenticato quella voglia di ribellione e di libertà, anche sessuale, di cui la Faithfull anni Sessanta aveva fatto la propria bandiera. Certo, si dovrebbe anche parlare della furbizia del film, del suo ridurre molto a macchietta o della sua prudenza nello scavare dentro certe situazioni, ma è anche vero che la discesa di Maggie negli inferni del sesso a pagamento è raccontata come una favola fuori dal tempo, dove il lieto fine è d'obbligo e la scoperta della propria abilità nel dare piacere è vista come una specie di 'elisir di giovinezza' con poca malizia e nessun peccato." (Paolo Mereghetti,
'Corriere della Sera', 07 dicembre 2007)

"Fa ridere ma non è una commedia, fa piangere ma non è un mélo, fa pensare ma non ha nulla di intellettuale. A raccontarlo poi si rischia l'equivoco. Insomma che razza di film è 'Irina Palm'? (...) Ma intanto Maggie-Irina ha vinto la sua battaglia contro amiche, famiglia, luoghi comuni, morale comune. Una vittoria che scalda il cuore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 07 dicembre 2007)

"A raccontarlo, sarebbe di una volgarità tremenda. Ma 'Irina Palm' riesce nel gioco di prestigio tutto cinematografico di mantenersi in equilibrio tra dramma, ironia, hardcore e sentimentalismo. L'opera seconda del belga Sam Garbarski riesce, infatti, a tratteggiare sotto il grigio cielo londinese alcune situazioni provocatorie e/o paradossali ispirate al luna park mediterraneo di Almodovar, alternando con sensibilità di tocco malinconia e divertimento, buonismo e anticonformismo, sociologia e fiabesco. La riuscita di questa commedia in contropiede si basa anche sull'ottima aderenza mimica ed espressiva della protagonista, la cui identità aggiunge l'ingrediente di uno storico carisma. (...) I dettagli costituiscono il meglio del film: da non perdere i passaggi sull'abbellimento del luogo di lavoro operato da una Maggie in stile casalinga, l'offerta megalomane dell'ingolosita concorrenza o il teatrino delle carampane nel clou rivelatore. Nell'insieme un sorridente invito alla tolleranza nel segno di un cinema britannico non solo Ken Loach-dipendente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 08 dicembre 2007)

"Senza dimenticare che il film di Garbarski è interpretato da Marianne Faithfull. La camminata, i respiri, i gesti e gli sguardi dell'attrice/cantante britannica cadenzano il ritmo narrativo come il pulsare degli eventi: magistrale la lezione di adattamento ambientale nello stanzino di lavoro, superbe le pause e le parole sussurrate a mezza bocca per svelare alle amiche i misteriosi andirivieni londinesi. In 'Irina Palm' il tempo si dilata per diventare riflessione buňueliana sull'atto della visione ('Bella di giorno') e il ritratto femminile si carica della tipica rassegnazione stralunata delle dame felliniane." (Davide Turrini, 'Liberazione', 07 dicembre 2007

"'Irina Palm' corre sul filo fra ridicolo (per l'età avanzata della protagonista) e patetico (la prostituzione è giustificata dalle cure al nipotino malato),ma è salvato da lei e dal comprimario, Miki Manoilovic, magnaccia generoso, ossimoro che l'attore serbo nella sua bravura rende credibile." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 07 dicembre 2007)
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