Io sono mia

ITALIA, SPAGNA, GERMANIA - 1977
I coniugi Magro, Giacinto e Giovanna detta Vannina, da Roma si recano per le vacanze estive in un'isoletta del meridione italiano. Vannina, maestra elementare dal carattere dolce, è molto sottomessa al marito che, particolarmente egoista e pragmatico, la tratta come donna-oggetto. La permanenza, tuttavia, è destinata a cambiare le cose: mentre Giacinto fa amicizia con il pescatore Santino e si lascia trascinare verso facili conquiste, Vannina ascolta le parole di ribellione dalle paesane Tota e Giottina e viene iniziata al movimento femminista da Suna e Mafalda. Innalzata la bandiera della ribellione, Vannina si dona al giovane Orio, fratello minore di Santino, e si stringe sempre più a Suna, ricca, viziata e viziosa anche perché paralizzata agli arti inferiori. La malattia e la morte di Orio colpiscono a fondo la signora Magro che, tornata a Roma, dove viene raggiunta anche dalla notizia del suicidio di Suna, decide di lasciare il marito. Giacinto, senza avere capito nulla e solo cosciente del vuoto materiale lasciato in casa da Vannina, cerca di costringerla a tornare; ma la maestrina mette su casa da sola e a scuola impartisce lezioni di parità dei due sessi ai piccoli alunni.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: VISTAVISION
  • Tratto da: romanzo "Donna in guerra" di Dacia Maraini
  • Produzione: SILVIO CLEMENTELLI PER CLESI CINEMATOGRAFICA, LU' LEONE PER SPIRALE '76 (ROMA), MONDER FILM (MADRID), ALBATROS FILMPRODUKTION (MONACO)
  • Distribuzione: TITANUS (1978)
  • Vietato 14

CRITICA

"Preceduto da interviste diverse prima della sua realizzazione e durante, questo film è quanto meno 'singolare': il cast tecnico è tutto di donne (salvo tre o quattro operai secondari), quello artistico comprende solo quello sparuto gruppetto di 'maschi' che sono indispensabili per portare avanti il racconto. La tentazione di definirlo un film 'femminista' è immediata. In realtà del femminismo sono presenti solo delle affermazioni verbali di maniera e reclamizzate piuttosto malaccortamente, sino al punto che c'è da dubitare che una femminista militante sia disposta a sottoscriverle. In fondo si tratta di una 'storia d'amore', poco motivata, molto fumettistica (...). La protagonista, nonostante sia intelligente e docente, è una donna-oggetto tanto inserita nel ruolo da rendere incredibile la sua rivolta dopo il rapido contatto con Orio e con Suna; il marito, rappresentato incautamente da un Michele Placido che possiede una fisionomia non da 'aggressore', è più un beota che uno sfruttatore e così, con altra svolta incredibile, si muta in un piagnucoloso ragazzone disperato per l'assenza della serva in casa." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 84, 1978)
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