Io sono con te

ITALIA - 2010
3/5
Io sono con te
Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all'ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un'epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l'amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell'uomo.
  • Altri titoli:
    I Am With You
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: RELIGIOSO, STORICO
  • Produzione: SILVIA INNOCENZI, GIOVANNI SAULINI, MAURIZIO TOTTI PER COLORADO FILM, MAGDA FILM E RAI CINEMA
  • Distribuzione: BOLERO FILM
  • Data uscita 19 Novembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dopo il documentario Le pere di Adamo, Guido Chiesa non sceglie Eva, ma sempre una “prima donna”:  Maria di Nazareth. Tuttavia, in tutti i 102' del film, già in concorso al quinto festival di Roma, non ne esalta la grazie ultraterrena, bensì racconta la sua terragna quotidianità, piena di grazia, amore e fiducia. Interpretata dalla teneramente assertiva Nadia Khlifi, con un sorriso che può tutto (adulta è Rabeb Srairi), questa Maria trae ispirazione dalle idee di Maeve Corbo (non sappiamo chi sia: 3 risultati in Google, tutti del film) e combina la lettera dei Vangeli canonici, in particolare quello di Luca, alle tradizione apocrifa (Giuseppe è vedovo con figli) e all'invenzione e ricerca degli sceneggiatori Chiesa, Nicoletta Micheli e Filippo Kalomenidis. Dal concepimento di Gesù alla visita di Maria alla cugina Elisabetta e Zaccaria, dalla nascita del bambino - che Maria allatta nonostante fosse considerato impuro – all'incontro con i Magi, fino alla scomparsa del 12enne Gesù, Io sono con te tallona sensibile ed empatico questa donna straordinariamente ordinaria, di cui ripercorre le orme umane prima che storiche e religiose nelle campagne tunisine (le montagne desertiche di Mattata e le verdi colline di El Kef) e nel loro dialetto, discendente del semitico di duemilaedieci anni fa.
Riuscito perchè capace di essere insolito su una materia solita, il film non fa di Maria un simbolo della contemporaneità femminista e/o delle pari opportunità, con l'occhietto strizzato: piuttosto, la donna ripercorre la “pratica di vita” del Cristo di Nietzsche, reagendo al mondo circostante nei fatti, appunto, nella vita di ogni giorno.
Ai suoi occhi, la circoncisione è la prima goccia del sangue versato dalla violenza del mondo, il sessismo “fondamentalizzato” dall'Ebraismo un capestro perfino belluino, la tradizione spesso annichilimento della spontaneità, della libertà di essere donna (e anche uomo, vedi la conversione suscitata in Zaccaria). Insomma, Maria, questa Maria, è una rivoluzionaria di professione, ma la professione – sperabilmente – di ogni essere umano: essere tale. E' questo il punto di partenza, lo sviluppo e l'approdo di Io sono con te, con io e te riferibili anche alla stessa persona: la congruenza è quella di chi, come lei, sa essere in contatto con la propria autentica essenza, le proprie emozioni, le proprie convinzioni. Da questa piattaforma, si può ergere un “inaudito” sovvertimento. Solo apparentemente, Maria impugna la legge umana contro quella divina, perché in realtà è il contrario: la sua legge umana sa incontrare il divino - se non farsi divina - mentre la Legge dimostra articoli, codici e codicilli crudelmente e ottusamente immanenti, ovvero sessisti, fondamentalisti, retrogradi, pervertiti dal potere o, semplicemente, idioti.
Costruito intenzionalmente e, crediamo, verosimilmente su colori e toni peculiari a un film sudamericano piuttosto che al corpus filmografico della natività e della vita di Gesù, Io sono con te sta attaccato ai personaggi, per cui utilizza in larga parte attori locali tunisini, professionisti e non, tra cui, dicevamo, spicca l'ottima Nadia Khifli, mentre Giuseppe è Mustapha Benstiti (bravo nel tenersi sempre uno o due passi indietro) e il fratello “pater familias” di questi, Mardocheo, una consolidata conoscenza del nostro cinema, Ahmed Hafiene. Purtroppo, non è l'unico: nel cast, anche Carlo Cecchi nei panni di Erode e, tra i Sapienti, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni e pure Jerzy Stuhr. La loro presenza porta con sé l'unico macroscopico problema del film: se quella di Erode è una pappardella greca che ci saremmo volentieri risparmiati, poiché nulla aggiunge alla comune enciclopedia, l'intervento dei Magi, anche questo in lingua greca (asincrona al labiale…), è cinematograficamente contrario alla sapienza di cui dovrebbero essere depositari. Una presenza non grata, forzosa ed estranea alla drammaturgia e al senso stesso del film, di cui finisce per stigmatizzare l'appartenenza: il cinema italiano ha bisogno sempre e comunque di attori italiani – e quel che vi sta dietro… - per essere tale e, quindi, farsi del male? Maria prega per noi peccatori…

NOTE

- RIPRESE SVOLTE, IN 8 SETTIMANE, IN TUNISIA TRA MATMATA, MONASTIR ED EL KEF.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- IN CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

CRITICA

"Guido Chiesa è in stato di Grazia: non ultraterrena, ma terragna. Assertiva e sorridente, Nadia Khlifi incarna Maria di Nazareth, combinando Vangeli, apocrifi e invenzione. (...) E riesce a essere insolito su una materia solita, senza strizzare l'occhio a femminismo e pari opportunità, piuttosto ascrivendo alla madre la 'pratica di vita' del Cristo nietzschiano: la legge umana di Maria incontra il divino, mentre la Legge ha codici sessisti, fondamentalisti e pervertiti dal potere. Tutto bene? No, se colori e toni levano l'ancora da Zeffirelli & Co., il cinemino tricolore rispunta con l'Erode Carlo Cecchi e i Sapienti Colangeli, Gifuni e Sthur che parlano in asincrono il greco de 'noantri: ma non ve ne accorgerete, 'grazie' al doppiaggio italiano. Eppure l'aramaico del tristo 'The Passion' pagava 20 milioni di euro, o no? Da vedere, comunque. (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 18 novembre 2010)

"Ora che 'Io sono con te' arriva nelle sale, siamo curiosi di vedere se qualcuno, in Vaticano, si 'scandalizzerà'. Usiamo il termine non a caso: Guido Chiesa, regista di questa originalissima rilettura dei Vangeli in chiave 'mariana' e femminile, ha giustamente definito 'scandalosa' la religiosità di Maria raccontata nel film. E, quella di 'Io sono con te', una Madonna diversa da quella tramandata dalla tradizione. È una ragazza alla quale nulla viene annunciato da angeli et similia, ma che accetta la propria incomprensibile maternità come se fosse un evento naturale. (...) Questa visione del cristianesimo non ha nulla a che vedere con le trovate pubblicitarie del 'Codice da Vinci', e si avvicina semmai ai Vangeli gnostici - molto citati anche da Dan Brown, certo - nel loro rivendicare la presenza femminile nella cerchia di Gesù e dei suoi discepoli. Ed è questa visione a essere scandalosa per la Chiesa, dal Concilio di Nicea in poi. (...) Il film ha un suo fascino bizzarro, legato anche ai luoghi - una Tunisia ben poco turistica - e alla scelta di far parlare i personaggi nell'arabo rurale di oggi. Continuiamo a pensare che il titolo faccia pensare a un Muccino apocrifo, ma Chiesa ci tiene molto. Non sarà facile sfidare Harry Potter, ma - come nel caso di Martone - proviamo a crederci. La parola al pubblico, a voi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 19 novembre 2010)

"La storia di Maria di Nazaret, se preferite della Madonna, arriva al Festival di Roma in una versione aggiornata che porta a sorpresa la firma del 51enne cineasta torinese. (...) Il piglio risulta quasi etnografico, rosselliniano, l'attenzione si concentra sui visi riarsi, le case di pietra, gli oggetti di uso quotidiano, gli abiti restituiti a colori inaspettatamente vivaci. Anche il dialetto delle campagne tunisine, lontano discendente di quel ceppo semitico da cui sono stati generati l'ebraico, l'aramaico e l'arabo, è usato in questa chiave realistica, a restituire la suggestione di una lingua intonata ai visi popolari. Mentre i personaggi che incarnano l'ufficialità, da Erode ai Re Magi venuti da lontano, parlano il greco antico: e qui l'operazione non funziona, risulta anzi stridente per via di un doppiaggio spesso fuori sync sulla faccia di attori fuori parte come Carlo Cecchi, Fabrizio Gifuni, Giorgio Colangeli, Jerzy Stuhr." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 04 novembre 2010)

"'Io sono con te', il mito fondante, il cristianesimo Gesù, il figlio di Dio, e Maria di Nazareth. Ma non nel segno del dogma piuttosto in quello di una conoscenza che è insieme libera e responsabile. Il film bello e intenso di Guido Chiesa, scritto dal regista insieme a Nicoletta Micheli, sembra ispirarsi più a fonti apocrife che ai testi della gerarchia religiosa concentrandosi sull'infanzia di Gesù e sulla sua relazione con la madre. (...) L'infanzia di Gesù è come quella di ogni altro bimbo al villaggio, ciò che lo rende speciale è la mamma che gli da sempre fiducia e lo lascia libero. (...) È forse questo bambino il Messia che il mondo attende, si chiedono affascinati i saggi interpellati da Erode? O quel piccolino è così sicuro di sé da camminare sul bordo del pozzo senza caderci dentro perché la mamma non sembra preoccupata quando lo vede, e anzi gli sorride? Chiesa e Micheli ci dicono dunque che Gesù è l'uomo che sarà grazie a un'educazione che gli insegna cosa è il bene e cosa è il male senza identificarli col concetto di punizione e di paura. Un'idea che al di là della religione riguarda il senso stesso dell'essere al mondo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 19 novembre 2010)
"Non c'è traccia di interventi divini né di annunciazione dell'angelo ma, vicina al remissivo Giuseppe, Maria è lo stesso una madre speciale. Una ragazzina ribelle alle violenze della società patriarcale, che non teme di contestare guardando negli occhi i rabbini. (...) Se Gesù sarà quello che conosciamo, il merito è (quasi) tutto di sua madre, sorta di protofemminista. Tesi ardita e discutibile. Buona la scenografia e i coloratissimi costumi, a contrasto con l'arido paesaggio." (Maurizio Caverzan, 'Il Giornale', 19 novembre 2010)

"Spiacerà a chi aveva di Guido Chiesa l'idea di un regista solo pulito e calligrafico e qui lo scopre acuto, attento, anticonformista nel suo ritratto della Sacra Famiglia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 novembre 2010)
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