IO, PETER PAN

ITALIA - 1989
Fabio e Giulia sono una giovane coppia in attesa del primo figlio. Tra i due futuri genitori il più preoccupato e nervoso è il padre, che sta vivendo quella che è chiamata "sindrome di Peter Pan", ossia la paura di dover crescere, di diventare una persona adulta e pienamente responsabile. Il suo disagio si concretizza in una fuga: si licenzia dal lavoro e comincia a girovagare senza meta finendo per invaghirsi di un'amica di Giulia: Luisa, affascinante e convinta "single". Con lei egli si illude di svincolarsi dai doveri familiari e dagli impegni di una persona adulta.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: PRISMA SEVEN SAS
  • Distribuzione: INDIPENDENTI REGIONALI - EMPIRE VIDEO, GENERAL VIDEO

CRITICA

"Attorno, però, anche se Decaro, al suo esordio sei anni fa con 'Prima che sia troppo presto', si era imposto con buone doti, le figure di secondo piano risultano sfocate e il tessuto narrativo che fa da supporto al tormento del protagonista non rivela molto nerbo, disperdendosi anzi non di rado, in situazioni solo abbozzate e di scarso peso, anche logico: nuocendo alla stessa plausibilità della conclusione positiva finale che, pur prevedibile, stenta ad imporsi. Riscatta però questa ultima lacuna l'interpretazione di Roberto Citran nelle vesti di Fabio: le sue instabilità, i suoi tintori, le sue stesse fughe all'indietro trovano, nella sua recitazione sempre lieve e sfumata, molti motivi di credibilità, ed anche di partecipazione: con accenti fini. Le due donne sono Violaine Ledoux, la moglie, Mariella Valentini, l'amica, giuste entrambe nelle loro parti." ('Il Tempo', 27 Luglio 1990)

"Attraverso una quantità di passaggi abbastanza discreti, riferimenti che di solito evitano di essere grossolanamente espliciti, battute disseminate qua e là che dribblano quasi sempre le fatali cadute cui sono di solito esposti i dialoghi giovanili nei film italiani; destreggiandosi senza eccessiva e stucchevole civetteria tra le ristrettezze di pensieri deboli e piccoli (pur assumendoli come proprio terreno) che contagiano un po' tutto il nuovo cinema italiano, 'Io, Peter Pan' riesce ad avere il pregio di dire più di quello che dice. Di esprimere cioè, senza troppe frasi fatte e filosofie post-contestazione da supermercato, un senso di autentico disagio. Che, piaccia o meno, appartiene in pieno, e proprio in questa forma, al tempo presente. Lo si può raccontare nel metaforico autolesionismo morettiano, in commedia o in fiaba, o nella chiave del lirismo infantile e adolescenziale. Ma si tratta sempre della stessa storia. I nuovi cinema degli anni Sessanta scoprivano impetuosamente la carica alternativa, della dimensione giovanile, quello di oggi si abbarbica alla stessa condizione per conservarla pura e incontaminata ben oltre i raggiunti limiti d'età." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 Agosto 1990)
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