Io non sono qui

I'm Not There

Io non sono qui
La vita, gli amori, la musica, le canzoni e gli anni della maturità artistica e personale del celebre cantante americano Bob Dylan, visti attraverso gli occhi di sette personaggi, ognuno dei quali interpreta il cantante in un particolare momento della sua vita. Dall'infanzia agli esordi come cantante folk, dal successo raggiunto nei primi anni '60 come artista politicamente impegnato, al controverso passaggio alla musica rock. Poi, l'incidente motociclistico e il conseguente ritiro dalle scene, fino al ritorno alle apparizioni in pubblico con una serie di concerti noti come il 'Never Ending Tour', iniziato nel 1988 e che lo ha portato ad esibirsi in oltre 2000 concerti.
  • Altri titoli:
    I'm Not There: Suppositions on a Film Concerning Dylan
  • Durata: 135'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, MUSICALE
  • Produzione: JOHN GOLDWYN, CHRISTINE VACHON PER KILLER FILMS, JOHN WELLS PRODUCTIONS, JOHN GOLDWYN PRODUCTIONS, ENDGAME ENTERTAINMENT, FILM & ENTERTAINMENT VIP MEDIENFONDS 4, WELLS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 7 Settembre 2007

TRAILER

RECENSIONE

I'm Not There, Io non sono qui. Non c'è Bob Dylan nel film di Todd Haynes, non c'è perché non si tratta di un biopic musicale, bensì di suggestione poetica. E' una premessa necessaria per accostare criticamente, ovvero da spettatore, il quarto lungometraggio del regista californiano. Di Dylan non ci sono le canzoni più note, eccetto Like a Rolling Stone "confinata" a ridosso dei titoli di coda, appoggiata al primissimo piano, anzi particolare, del vero Bob Dylan con armonica a bocca, l'unico del film, da cui ci congeda per fare ritorno alle nostre rispettive enciclopedie musicali. Haynes di non-Dylan ne mette in scena sei: Woody (Guthrie), interpretato dal sorprendente giovanissimo Marcus Carl Franklin, afroamericano con chitarra, on the road su carri bestiame; il contestatore Arthur (Rimbaud), con il volto di Ben Whishaw; Jack (Rollins), interpretato da Christian Bale, che ha lasciato il palco per l'altare, dove lo troviamo pastore-cantante; Robbie (Heath Ledger), anni '70, denaro, successo e una moglie (Charlotte Gainsbourg) lasciata a se stessa; Jude, la folgorante, metamorfica Cate Blanchett da Coppa Volpi, in bianco e nero psichedelico; Billy, Richard Gere (uno e bino al Lido), Billy the Kid nella città di Enigma, fantasmagorica polis minacciata dall'autostrada della modernità e dimensione simbolica della non-raccontabilità di Dylan. Tutti simulacri, ovvero copie di un originale Dylan mai esistito nel film: sono sei personaggi in cerca d'autore, che non è appunto Bob il menestrello, ma Todd il regista. Lui sì che lo trovano, in una drammaturgia potente e variegata. Puzzle mai biografico, ma Gestalt poetica. Dylan non è qui. Ed è una fortuna. Per noi e per il film.
Federico Pontiggia

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA (EX-AEQUO CON "LE GRAIN ET LE MULET" DI ABDELLATIF KECHICHE) E COPPA VOLPI PER LA MIGLIOR INTERPRETE FEMMINILE A CATE BLANCHETT ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

- CATE BLANCHETT, VINCITRICE DEL GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA, E' CANDIDATA ANCHE ALL'OSCAR 2008 NELLA STESSA CATEGORIA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

"Tante facce diverse. tanti modi complementari di raccontare la stessa personalità artistica senza cadere nell'agiografia (la condizione principale messa da Dylan per concedere le sue canzoni) ma anche senza finire per forza nella logica del 'buco della serratura', da cui spiare segreti inconfessabili. Piuttosto un omaggio pieno d'amore e di citazioni non sempre facilissime da decifrare (il ragno che si proietta sulle pareti richiama Tarantola, come il romanzo scritto da Dylan; almeno un paio di immagini 'copiano' sue copertine famose,
'Freewheelin', e 'Blonde on Blonde'), illuminato da un gruppo d'attori in stato di grazia, su cui svetta una straordinaria Cate Blanchett, la cui rassomiglianza fisica con Dylan è il minore dei meriti, visto il lavoro fatto sulla voce e sui gesti e le movenze. Se non la premiano, bisognerà scendere in piazza." (Paolo Mereghetti,
'Corriere della Sera', 5 settembre 2007)

"'Io non sono qui' fa parte di quella categoria di film ammirevoli che hanno tutte le virtù per vincere un festival, per entusiasmare cinefili del tipo più visionario. e per far fuggire strepitando il pubblico definito normale, che pretende di sapere cosa stia mai succedendo sullo schermo, chi siano i personaggi che lo occupano, come cominci e come finisca la storia. Però il film risuona della musica e dei versi strepitosi di 'Like a Rolling Stone', di 'Mr. Tambourine Man' e di qualche altra decina di canzoni di Bob Dylan, interpretate da lui o da altri. E si può quindi immaginare che i suoi giovani ammiratori non baderanno al sublime cinecaos che solo specialisti insieme musicali e filmici riusciranno a decifrare, e ancora più incantati resteranno gli attuali sessantenni che ai tempi di 'The thimes they are a changin' non solo avevano tanti capelli ma erano sicuri che una canzone sarebbe bastata a cambiare il mondo." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 0 settembre 2007)

"Avviso a dylaniati e dylaniani: 'Io non sono qui' è il film per voi, una goduria che si prolunga per 135 minuti, suppergiù la durata delle 39 canzoni, tra originali e cover, inserite nel fantasioso 'biopic' in concorso alla Mostra. Avviso a coloro che hanno sempre mal sopportato 'Blowin' in the wind' e affini: 'Io non sono qui', se possibile, vi farà detestare ancora di più Bob Dylan, al secolo Robert Zimmerman. In originale 'I'm not there', dal titolo di una delle canzoni più belle e rnisconosciute di Dylan, il nuovo film di Todd Haynes ha diviso come poche volte i festivalieri. All'uscita dalla proiezione, fitti conciliaboli per decifrare, ricostruire, collegare, anche esecrare. Perché il regista di 'Lontano dal Paradiso' s'è divertito non poco a complicare le cose, nella prospettiva di rendere 'un'esperienza emotiva e sensoriale' la sua cavalcata nella vita, gli umori e le canzoni del menestrello di Duluth. Non per niente ha voluto che fossero in sei a incarnarlo nelle diverse fasi dell'esistenza, ciascun personaggio con un nome diverso, a comporre una biografia anomala e corale che rispecchia le anime controverse dell'uomo." (Michele Anselmi, 'Il Giornale', 5 settembre 2007)

"La coraggiosa distribuzione presuppone che in Italia ci siano centinaia di migliaia di adepti al culto di Bob Dylan. Temiamo sia la condizione necessaria per apprezzare il film: che a noi, in quanto dylaniani/dilaniati,è piaciuto enormemente, ma che è di ardua comprensione senza una conoscenza approfondita delle opere e della vita del grande cantante. Anzi, delle sue 'molte vite', alle quali si ispira il film, come recita la didascalia iniziale (...) Ne esce un collage visionario, pieno di musiche stupende, in cui i dylaniani vanno a nozze e gli altri, ahiloro, si arrangiano. Nota a margine: l'unica dei 6 interpreti che assomiglia all'originale è la donna, Cate Blanchett, che fa un'operazione di mimesi clamorosa. Se non vince un altro Oscar, scenderemo in piazza." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 settembre 2007)

"Lo sforzo produttivo e creativo è immane e da plauso, ma ci chiediamo veramente se non si poteva fare qualcosa per cercare di avvicinare anche il pubblico dei non-esegeti ad un progetto come questo. Se la svolta elettrica di Newport - con Dylan Blanchett che imbraccia un mitragliatore e spara contro il suo pubblico venuto per ascoltare un concerto folk - la diamo per scontata nella conoscenza generale dello spettatore medio (ma sarà così?), è un peccato veder sprecati così tanti rivoli ispirati, ma rivolti veramente solo ad un pubblico scelto. La casa distributrice italiana lo vorrebbe passare nei multiplex, ma questo 'I'm Not There' in verità non è neanche veramente un film d'essai, è proprio un prodotto di nicchia, per dylanologi, dylanisti, e pochissimi altri." (Massimo Benvegnù, 'Il Riformista', 5 settembre 2007)

"Buoni esiti, ancora una volta, per il cinema americano, con un'operazione intelligente avviata da Todd Haynes dopo i1 successo di 'Lontano dal Paradiso' con 'Io non sono qui'. Un modo nuovo, originalissimo, di affrontare un genere spesso visitato da Hollywood, la biografia. Sei personaggi per dirci di uno solo, Bob Dylan, un'icona vivente del rock nel Novecento. Si ascoltano le sue canzoni con la sua voce o con quelle di altri ma lui non si è mai mostrato. Al suo posto, non sempre in ordine rigidamente cronologico, delle figure che, con nomi spessa immaginari, ci raccontano, dagli esordi ad oggi, i momenti salienti della sua vita. Nel '59, un ragazzino di colore che fugge clandestino su un treno, poi un tale giovanissimo Arthur che, di fronte a noi, agisce come Arthur Rimbaud," (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 settembre 2007)

"Il film è criptico e confuso: ma, per via della musica, del significato e dell'influenza che Bob Dylan ha avuto per varie generazioni, è anche molto complice e commovente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 5 settembre 2007)

"Ogni passaggio avanti e indietro nel tempo adotta uno stile intonato alle febbrili fasi biografiche: variopinto e scolpito quando il divo egoista si compiace del denaro e del successo, trascurando l'appassionata moglie ex pittrice; psichedelico e burlesco ai momento dell'immersione nella 'Swinging London' beatlesiana; addirittura felliniano o burtoniano nell'iniziatico intermezzo affidato a Richard Gere nei panni del bandito Billy the Kid (il riferimento dovrebbe essere al capo d'opera di Sam Pechkinpah interpretato e musicato nel '73). Nonostante l'inevitabile coinvolgimento, non si riesce a immaginare folle di spettatori che s'accalcano al botteghino: l'andamento irregolare, gli incroci inestricabili, le sovrapposizioni all'interno della stessa sequenza, gli inserti surreali, il simbolismo degli attacchi e gli stacchi più o meno cronologici della dilagante colonna sonora (che si chiude con il magico pathos di 'Like a Rolling Stone') tentano, insomma, a proprio rischio e pericolo di restituire la complessità e i salti logici che rendono immortale l'epigrafe 'parole e musica di Bob Dylan'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino',05 settembre 2007)

"Un biopic psichedelico, storia di una vita raccontata attraverso l'esplosione del mito in migliaia di
scintillanti frammenti. Haynes li rimette insieme con ordine discutibile e con tempi orribilmente prolissi, ma non senza sprazzi di piacere e genialità. La frammentazione ulteriormente sottolineata dalla presenza in scena di sei diversi attori per ogni pezzo di personalità interpretata: Richard Gere, Cate Blanchett, Heath Ledger, Christian Bale si passano la pala dell'icona americana più resistente allo scorrere del tempo. L'uomo che, nei quaranta anni della sua carriera, ha incarnato tutte le anime dell'America, risputandole in musica e poesia. Caotico e lungo, colonna sonora scelta tra i brani meno conosciuti. Ma alla fine qualche pezzetto di Dylan ci rimane appiccicato addosso." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 5 settembre 2007)

"135 minuti dunque 'autorizzati' su Robert Zimmerman Bob Dylan, ma senza la partecipazione di Bob Dylan, se non nei pochi secondi finali, in un assolo con l'armonica a bocca da virtuoso seicentesco. Come dire di no, infatti al regista di 'Safe' e 'Velvet Goldmine', a Todd Haynes che nacque al cinema con una biografa su una folk singer morta anoressica, anche se 'The Karen Carpenter Story' nessuno l'ha mai visto perché, interpretato da una bambola Barbie fu proibito dall'industria che le fabbrica (neanche tanto correttamente)." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 5 settembre 2007)

Dalle note di regia: "Il permesso di portare sugli schermi il primo film drammatico sulla vita di Bob Dylan era un onore che mi atterriva. La decisione di avvicinare il personaggio sfruttando molteplici prospettive, in modo da accentuarne i contrasti, le contraddizioni e la complessità, mi ha fatto sentire in grado di poterlo rappresentare fedelmente. Mi sembrava inoltre l'unico modo per accedere all'originale pazzia della sua musica. Tutti e sette i personaggi principali si ispirano a una differente fase della vita e dell'odissea musicale di Bob Dylan. Tuttavia ciascun personaggio ha la propria vita e lotta per una sorta di libertà, la chiave di volta della quale va ricercata nella storia di un altro personaggio. Ricevendo l'imbeccata dalle canzoni di Dylan, le storie - che confluiscono una nell'altra - creano un dialogo fra passato e presente, fra genio e razionalità, fra l'America contemporanea e il suo leggendario passato. Come Dylan stesso dichiarò in merito al proprio lavoro: 'Ti trovi con ieri oggi e domani nello stesso spazio e non puoi sapere cosa succederà."
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