Io ho paura

ITALIA - 1977
Io ho paura
Il brigadiere Ludovico Graziano, uomo di mezza età, in crisi generale (sfiducia nella professione e nella vita, dissapori con la compagna Gloria, lontano dall'amatissima figlia Silvia), viene affidato come scorta al giudice Cancedda, magistrato all'antica, incaricato di indagare su di un omicidio apparentemente banale. Il giudice, guidato anche dalle timide intuizioni del poliziotto-autista, s'avvede ben presto di essersi invischiato in cose grosse: traffico d'armi, trame terroristiche che coinvolgono organizzazioni e personaggi giganteschi. Invano Graziano tenta di indurre il Cancedda a fermarsi: questi continua nelle indagini e viene ucciso. Il brigadiere viene affidato con analoghi compiti al giudice Moser che decisamente dalla parte dei criminali, vuole scoprire sino a che punto Graziano è riuscito a sapere...
  • Altri titoli:
    I Am Afraid
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: VISTAVISION - TECHNICOLOR
  • Produzione: LUIGI E AURELIO DE LAURENTIIS PER AURO CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: C.I.C.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1995

CRITICA

"Raccontato come un romanzo di avventure poliziesche, ravvivate da un ritmo serrato e da un clima angoscioso ben reso, retto da figure significative ben dipinte e perfettamente interpretate, questo film unisce allo spettacolo robusto impegni politici e civici. Infatti, con indiscutibile credibilità, il lavoro analizza quanto sta succedendo da diverso tempo in Italia; trame eversive, Sid, terrorismo, stragi, fermenti nella nuova polizia, misteriose uccisioni di magistrati. Il protagonista è un poliziotto che intuisce la verità più per istinto che per volontà professionale; uno che odia il crimine e vorrebbe tanto che sia la società che la propria vita scorressero su binari di accettabile umanità. Uno che però ha paura perché il male è troppo vasto e troppo potente: nel complesso è il simbolo, oltre che di coloro che dovrebbero tutelare gli interessi della società, anche dell'uomo della strada che ha ragioni da vendere per sentirsi sfiduciato e a disagio. Per quanto impressionante in alcune scene, il lavoro è un positivo apporto alla volontà generale di uscire dal tunnel edi violenza in cui ci si è troppo a lungo inoltrati. Dispiace soltanto che in qualche sporadica figurazione e in qualche brano di dialogo il regista abbia immesso giudizi affrettati e polemichette di maniera. Si tratta, comunque, di aspetti molto parziali." ("Segnalazioni cinematografiche, vol. 83, 1977)
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