Io e Lulù

Dog

USA - 2021
2,5/5
Io e Lulù
Briggs e una simpatica cagnolina di nome Lulù si imbarcano in un appassionante viaggio on the road per raggiungere il funerale del suo miglior amico. Briggs e Lulù, due caratteri difficili, durante il tragitto impareranno a conoscersi e instaureranno un forte legame come solo può esistere tra un cane e il suo migliore amico.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: CAA MEDIA FINANCE, FILMNATION ENTERTAINMENT, FREE ASSOCIATION, MGM, GREGORY JACOBS, PETER KIERNAN, BRETT RODRIGUEZ
  • Distribuzione: NOTORIUS PICTURES (2022)
  • Data uscita 12 Maggio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Miriam Raccosta

Si dice che “il cane sia il migliore amico dell’uomo” e sicuramente questo assioma rappresenta il filo conduttore di Io e Lulù, interpretato e co-diretto dell’attore Channing Tatum (insieme a Reid Carolin) e distribuito da Notorius Pictures.

Il film vede un ex ranger dell’esercito statunitense Jackson Briggs, deposto dal ruolo a seguito di lesioni celebrali avute in guerra, a cui viene commissionato il compito di portare il cane-militare Lulù al funerale del padrone, suo vecchio compagno d’armi, dallo Stato di Washington all’Arizona.

La missione, ai suoi occhi semplice ed affatto valorosa, si rivela fin da subito non così facile. Il cane è un pastore belga Malinois femmina, utilizzata dai militari nelle missioni, particolarmente agiata ed aggressiva e alla quale è riservato il peggiore degli epiloghi. Da protocollo, infatti, è prevista l’eutanasia per comportamento violento e decesso del proprietario-addestratore.

Se per Lulù il viaggio è una discesa aimè fatale, per Briggs invece corrisponde ad un’ipotetica rinascita rappresentata dall’opportunità di ottenere la tanto agognata idoneità fisica necessaria per tornare attivamente nell’arma.

Ed è con queste premesse che ha inizio un road movie della strana coppia composta da uno yankee e dall’animale, chiamato amorevolmente solo ‘cane’, a bordo del Bronco blu e bianco del 1984 lungo la costa del Pacifico.

Fin dall’inizio il rapporto tra i due è complicato, all’insegna di infantili ripicche e comportamenti sleali e ad aggiungersi a tutto ciò ci saranno bizzarri accadimenti durante il percorso: arresti, coltivatori di marijuana collerici, animalisti incalliti e curatrici-sensitive che leggono i desideri del cane di avere un letto comodo e mangiare cibo indiano.

Saranno questi incontri stravaganti, un epifanico pomeriggio con il gemello di Lulù e il suo padrone ad insegnare a tutti e due a fidarsi l’uno dell’altra, scoprendo quanto in realtà abbiano in comune. Perché, in fondo, entrambi sono smarriti ed ancorati alle loro vecchie esistenze non riuscendo a concepire di essere altro da quello che sono sempre stati. E come in ogni racconto di formazione che si rispetti, quelli che prima erano nemici divengono complici in grado di dare una nuova traiettoria alle rispettive vite.

Come è evidente dall’intreccio, la materia non è innovativa e presenta le caratteristiche più sfruttate del genere ‘road’ d’oltreoceano a partire dalla colonna sonora folk fino all’esaltazione del paesaggio fatto di grandi distese, scogliere scoscese e magnetici tramonti. Ma la delicatezza con cui è raccontata e le riflessioni che ne emergono sono comunque interessanti, soprattutto per quanto riguarda l’emergere di un’ottica sul machismo militare americano in cui vige il detto “i ranger fanno strada…fino in fondo” eppure capace di grande sensibilità e consapevolezza emotiva di sé.

L’opera prima di Tatum, suo sentito omaggio alla sua cagnolina Lulù mancata nel 2018, è quindi la garbata celebrazione degli effetti benefici che può avere un’amicizia disinteressata e genuina tra esseri umani di specie diversa.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: BETSY DANBURY, KEN MEYER.

- ESORDIO ALLA REGIA PER CHANNING TATUM.

- L'IDEA DEL FILM NASCE DAL PRECEDENTE DOCUMENTARIO 'WAR DOG: A SOLDIER'S BEST FRIEND' REALIZZATO DALLO STESSO TATUM CON REID CAROLIN.

CRITICA

"Esordio alla regia dell' attore Channing Tatum, che scrive attraverso il film una lettera d' amore al proprio cane scomparso qualche anno fa, Io e Lulù è un classico road movie che alterna avventura, commedia e dramma e che mette a confronto due caratteri difficili destinati ad apprezzarsi. Ma il film, adatto anche a un pubblico di ragazzi, è anche un' amara riflessione sui traumi della guerra, sulle ferite mai rimarginate, sulle conseguenze fisiche e psicologiche di conflitti che non finiscono con le tregue e con la pace." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 maggio 2022)

"La storia coinvolge Channing Tatum (...) co-regista con Reid Carolin, col compito, quando muore il padrone, di condurre il dog veterano verso una pessima sorte da cui naturalmente sarà salvato grazie a nuova amicizia. Un road movie tra due reduci fedeli agli States, con simile tasso di empatia ed espressività e che, come vuole la tradizione, iniziano guardandosi in «cagnesco» e poi diventano amici per la pelle" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 maggio 2022)

"Una storia classica che va a parare dove uno già se l'aspetta. Questo è il vero limite di un film che comunque, nella sua prevedibilità, piacerà a chi ama i cani." (A.S., 'Il Giornale', 12 maggio 2022)

"Alla fine nasce una grande coppia. Il film ricorda 'Easy Rider' (1969). Lì c' erano due hippie strafatti diretti in motocicletta verso un carnevale simbolo della fine dell' utopia dei Figli dei Fiori. Qui abbiamo un uomo e un cane verso un funerale che ha il sapore, finalmente, della pace." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 12 maggio 2022)

"(...) esordio alla co-regia dell'attore ex modello Tatum, si distingue, invece, per il prologo amaro: la femmina di pastore belga del titolo è stata, infatti, addestrata per rendersi utile nella lotta al terrorismo islamico e quando il suo ranger muore diventa solo un fastidio per l' esercito americano. A questo punto inizia un film più convenzionale, ancorché abbastanza esplicito sui danni provocati dalla guerra sia al soldato a quattro zampe, sia al nuovo padrone incaricato di farlo sopprimere: entrambi lesionati, disadattati, incapaci di accettare tregue e alle prese con gli emarginati dell'America profonda, prima cercheranno di trovare un accordo, per così dire, pratico e poi di coltivare il rapporto fattosi ormai amorevole. La parte trasformata in road movie con tanto di colonna sonora indie-rock è ovviamente la più scontata e accomodante, ma i primissimi piani del muso di Lulù continuano in qualche modo a comunicare sensazioni tra il perplesso e lo stressato." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 maggio 2022)
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