Io danzerò

La danseuse

FRANCIA, BELGIO - 2016
3/5
Io danzerò
Stati Uniti, seconda metà dell'Ottocento. Dopo la morte di suo padre, un cercatore d'oro, la 25enne Mary-Louise Fuller abbandona il West americano per raggiungere la madre a New York e perseguire il sogno di diventare un'attrice. Una sera, per evitare di cadere sul palco a causa del lungo abito attorcigliato intorno al corpo, la ragazza si libera con un gesto che in seguito fa la sua fortuna diventando noto come "danza serpentina". Da quel momento, infatti, per Mary-Louise si spalancano le porte del successo e con il nome di Loïe Fuller inizia la sua nuova frenetica vita: si trasferisce a Parigi e diventa la "fata della luce", star delle Folies Bergères e simbolo di una generazione. Ma l'incontro con Isadora Duncan cambia presto tutte le carte in tavola...
  • Altri titoli:
    The Dancer
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Tratto da: liberamente tratto dal libro "Loïe Fuller, danseuse de la Belle Epoque" di Giovanni Lista
  • Produzione: LES PRODUCTIONS DU TRÉSOR, IN CO-PRODUZIONE CON WILD BUNCH, ORANGE STUDIO, LES FILMS DU FLEUVE, SIRENA FILM, VOO ET BE TV, RTBF (TÉLÉVISION BELGE)
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES/UNIPOL BIOGRAFILM COLLECTION (2017)
  • Data uscita 15 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Scritto dalla regista Stéphanie Di Giusto con Sarah Thibau, in collaborazione con Thomas Bidegain, La Danseuse (Io danzerò) è la vera storia di Loie Fuller, una ragazzona nata nel grande ovest americano che sarebbe diventata la stella dei cabaret parigini della Belle Époque, dopo essersi inventata la danza della serpentine: nascondendosi sotto metri di tessuto leggero, le braccia prolungate da lunghi bastoncini di legno, grazie a un artificio di movimenti e luci, era ogni sera fiore, fuoco, farfalla. Ma l'amore per un'ambiziosa ballerina americana e la schiena che inizia a cedere sotto il peso di un'arte dolorosamente fisica, metteranno in pericolo la sua carriera.

L'accurata ricostruzione d'epoca (siamo ai primi del '900), il fascino di un personaggio femminile insieme fragile e indomito e la storia così particolare di una cowgirl goffa che arriva a ballare per l'Opera di Parigi sono i punti di forza di questa decorosa opera prima, impreziosita da un cast perfetto (a partire dalla protagonista, Soko) ed esaltata - alla faccia di quelli che pensano che l'arte sia roba da debosciati - dalle magnifiche e maceranti performance del personaggio.

Nulla di trascendentale, ben inteso, ma realizzato con mestiere e "sporcato" quel tanto che basta per non scivolare nella maniera.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: COFINOVA 12, A PLUS IMAGE 6, PALATINE ETOILE 13; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ +; CON IL SUPPORT DI: CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE AIDE AUX COPRODUCTIONS MINORITAIRES TCHÈQUES, TAX SHELTER DU GOUVERNEMENT FÉDÉRAL BELGE.

- IN CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

CRITICA

"L'impatto è stimolante, poi l'esordiente Di Giusto s'affida ai canoni del biopic che alterna acuti struggenti e vezzi d'autore in maniera convenzionale e infine, purtroppo, le peripezie della protagonista la trasformano incongruamente in un'icona anticipatrice dei movimenti LGBT. Proprio l'identità sessuale di Loie Fuller viene affrontata con più di una contraddizione, mentre risulta efficace l'immedesimazione quasi in transfert della cantante-attrice Soko in colei che oggi è considerata una delle pioniere della danza moderna (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 giugno 2017)

"La Fuller, archiviata ma oggi riscoperta dal bel debutto di Stéphane Di Giusto, esprime l'inconscio teatrale con gran potenza visionaria: il film l'accompagna passo per passo, velo per velo anche nella modernità dell'ovvia battaglia femminista. Due attrici illuminano la tormentata storia: la franco polacca Soko è ideale, fonte di luce interiore e non da meno Lily-Rose Depp, che si prenota un suo posto anche per il futuro." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 giugno 2017)

"Anticipatrice della danza moderna (fu antesignana di Martha Graham), Loïe Fuller è protagonista di un biopic seducente, dalle magnifiche coreografie, ma che nell'ultima parte cede al mélo fiammeggiante. (...) Nella parte di Isadora si fa notare Lily-Rose Depp; però la cantante Soko si prende la scena." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 15 giugno 2017)

"In realtà non era cresciuta nelle praterie, il padre non era un francese trapiantato in Usa, né sua madre una rigida bigotta. Sono solo alcune delle piccole libertà che la neo-cineasta Stephanie Di Giusto, apprezzate fotografa e videoartista, si è presa nei confronti di Loïe Fuller, protagonista del suo film d'esordio 'lo danzerò': ma solo dopo averne studiato a fondo la biografia e con l'idea di esaltare meglio i tratti salienti di questa singolare personalità della scena teatrale fra America ed Europa. E aggiungiamo anche che l'idea di scegliere la ribelle Soko si è dimostrata indovinata: oltre a una certa somiglianza fisica, la Loïe incarnata dalla cantante-attrice franco-polacca risulta un felice miscuglio di timidezza e impeto, ferrea determinazione e fragilità, riserbo e sfrontatezza. (...) nella flebile interpretazione di Lily-Rose Depp, la Duncan non riesce ad assurgere a un vero livello di antagonista. L'interesse e la partecipazione vanno tutti alla Fuller, cui Soko sa conferire quell'interiore fuoco di passione che, forse più dei fasci di luci sul palcoscenico, infuse le sue esibizioni di poesia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 15 giugno 2017)

"Nel dare forma alla passione che consumava Loïe, quella per il ballo di cui è stata innovatrice da un punto di vista scenografico, il film scorre rapido e sconnesso sulla parte della sua esperienza ambientata nei vaudeville e nei teatri di second'ordine newyorchesi (...) per concentrarsi sul suo incontro con la debuttante che con la sua fiamma avrebbe in futuro oscurato quasi tutte le sue contemporanee: Isadora Duncan (Lily-Rose Depp). Rappresentata qui, in funzione del personaggio di Fuller che la lanciò, come una lolita manipolatrice memore con poca originalità della Anne Baxter di 'Eva contro Eva'." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto, 15 giugno 2017)

"Caparbia, contraddittoria e creativamente geniale, Loïe Fuller fu protagonista e rivoluzionaria profetica della Belle Époque parigina. (...) Lo spunto a farne un biopic non convenzionale - dunque adatto alla Fuller - è diventato il contenuto d'esordio in cinema della fotografa Stéfanie Di Giusto, catturata dall'iconicità di un personaggio caro alle avanguardie del tempo ma nel Tempo dimenticata. Riesumarla nel gesto cinematografico ha significato offrirle non solo giusta ma anche coerente dignità, perché è proprio nel movimento come categoria estetica che la grande interprete ha rintracciato la sua inconfondibile cifra espressiva. Struggente e prodigiosamente recitato dalla performer franco-polacca Soko, 'lo danzerò' è una visione tutt'altro che marginale." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 15 giugno 2017)

"Spiacerà a chi magari dalla regista esordiente si aspettava una biografia inventiva non solo figurativamente. Stephanie Di Giusto invece spreca le occasioni offerte dall'epoca e dal personaggio per ammannirci un biopic dei soliti (genio e sregolatezza). Racconta poco il genio e indugia sulle sregolatezze (...)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 giugno 2017)

"Ancora un film sul ballo? Sì, ma per fortuna niente a che vedere con gli abominevoli talent televisivi. (...) Un dramma lento e raffinato, con il rischio noia in insidioso agguato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 giugno 2017)
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