Io & Annie

Annie Hall

USA - 1977
Io & Annie
Alvy Singer, attore comico di origini ebree, incontra casualmente Annie Hall, una ragazza carina, un po' svitata, di famiglia benestante del Middle West. Alvy, già scottato da due matrimoni falliti, inizia il nuovo rapporto con paura; ma anche Annie, istintivamente, dubita del successo del loro rapporto e mantiene un ampio margine d'evasione. Ciò nonostante, la relazione segue il più tipico dei corsi: incontro, studio reciproco, amore e scoperta delle rispettive debolezze. Un poco alla volta, quando lo slancio iniziale ha perduto mordente, i due procedono verso la separazione. Annie abbandona New York e si reca a Los Angeles dove spera in qualcosa di meglio. Alvy la raggiunge, con poca fiducia. Infatti si lasciano, rimanendo soltanto due buoni amici con ricordi piacevoli in comune. Alvy pensa ancora che Annie sia una donna fantastica e che conoscerla l'abbia arricchito ma riflette che il rapporto uomo-donna vive di irrazionalità, è pazzo e assurdo per molti versi, ma va accettato così com'è.
  • Altri titoli:
    A Roller Coaster Named Desire
    Anhedonia
    Io e le donne
    It Had to Be Jew
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION, TECHNICOLOR, DE LUXE
  • Produzione: ROLLINS-JOFFE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNITED ARTISTS (1977), IL CINEMA RITROVATO-CINETECA DI BOLOGNA (2018) - DVD: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT
  • Riedizione 2018
  • Data uscita 3 Maggio 2018

NOTE

- 4 OSCAR 1978: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIORE ATTRICE (DIANE KEATON), MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

- GOLDEN GLOBE 1978 COME MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL.

CRITICA

"(...) Allen drammatico? Certo, e con una finezza psicologica e un'intuizione del linguaggio cinematografico che se non riescono sempre a fare di questo film la sua opera migliore, come pure scriveva qui il nostro Michael Kutza dopo la 'prima' a Hollywood, gli hanno permesso di proporsi con uno stile in cui risa e sospiri, 'gags' e tensioni, carezze e graffi si fondono sempre e perfettamente; arrivando in più momenti a forme di cinema 'colto' in cui aleggia se non proprio lo spirito di Bergman (come ha detto invece quella critica americana che ha parlato di 'scene di una relazione' dopo 'scene da un matrimonio') certo l'influenza tecnica e visiva di parecchi suoi film citati intenzionalmente in molti luoghi, nonultimi quelli in cui i ricordi del protagonista bambino si inseriscono nel suo presente, avendolo sempre come spettatore adulto. Un'opera seria, perciò, e seriamente comica. In Italia forse non raccoglierà gli stessi entusiastici consensi con cui è stata salutata negli Stati Uniti perché, per apprezzarla, bisogna conoscere a fondo quell'umorismo 'hiddish' da psicanalisi messo di moda a suo tempo da Philip Roth conil suo 'Lamento di Portnoy' e quelle due mentalità diversissime da cui nascono tutte le divergenze della coppia 'Allen-Keaton', la californiana, razzistica e 'swap' di lei, la newyorchese, ebraica, vulnerabile e lacerata di lui. Ma anche senza questa mappa della vita USA il film non lascerà indifferenti. Chi vi cercherà occasioni per ridere, ne troverà (anche se non moltissime), chi vi cercherà spunti di meditazione su se stesso, sui propri casi, sui propri disagi quotidiani, ne troverà quanti ne vorrà. Stupito, questa volta, di avere a sua guida un attore che appena ieri era un comico. Ma fino a che punto Woody Allen, anche ieri, era solo attor comico?" (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')
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