Intrigo a Berlino

The Good German

USA - 2006
Intrigo a Berlino
Germania, 1945. Il reporter americano Jake Geismar viene inviato a Berlino per seguire la conferenza di Potsdam. In realtà, Jake ha accettato l'incarico perché spera di ritrovare Lena, la ragazza tedesca di cui è innamorato ma che ha perso di vista a causa della guerra. Durante il soggiorno di Jake nella città, ormai divisa in settori, un soldato americano viene trovato assassinato nella parte controllata dai russi. Il reporter ben presto si rende conto che l'ex marito di Lena potrebbe essere coinvolto nell'omicidio e inizia una rischiosa indagine che lo porterà a conoscenza di pericolosi intrighi internazionali...
  • Durata: 167'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)
  • Tratto da: romanzo "Il buon patriota" di Joseph Kanon (ed. Mondadori).
  • Produzione: SUNSET-GOWERS STUDIOS, WARNER BROS. PICTURES, SECTION EIGHT LTD.
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA, DVD: WARNER HOME VIDEO (2007)
  • Data uscita 2 Marzo 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Enrico Magrelli
La topografia berlinese dilaniata e sventrata dalle bombe - è il 1945 - e un genere classico del cinema, il noir, ripensato in chiave filologica, non possono fare a meno del trasparente. Una jeep, con a bordo il corrispondente di guerra Jake Geismer (un George Clooney ingolfato nella sua divisa militare) e il suo autista, il caporale Tully (Toby Maguire), che si muove tra le rovine di Berlino e Potsdam, dove la conferenza di pace dei leader dei paesi vincitori disegneranno il mondo della seconda metà del Novecento, usa il vecchio e tradizionale effetto speciale per suggerire l'illusione imperfetta, convenzionale, concordata del trovarsi "lì ed allora". Gli intrighi, le colpe, la disperazione, gli inganni, la ragnatela di rapporti loschi, la violenza esplicita ed ambigua del noir chiedono al regista Steven Soderbergh e allo spettatore di dislocare, con un atto di fiducia e di complicità reciproca,  i corpi degli attori di oggi e  la sensibilità e  il modo di guardare  della  modernità in una retroproiezione cinefila. Clooney e la donna amata Lena (una seducente Cate Blanchett in black) e perduta quando erano i cannoni e non i battiti del cuore il metronomo della colonna sonora, i traffici di Tully, le spie e le controspie, i pedinamenti e gli agguati,   sono raccontati con la stessa tecnica e con alcune delle inquadrature, amorevolmente ricostruite, di Casablanca, Notorius, Testimone d'accusa, Il terzo uomo (solo per citare i titoli più riconoscibili). Oltre al bellissimo e nostalgico bianco e nero anche gli obiettivi di ripresa sono da museo del cinema per fotocopiare le atmosfere d'epoca. La musica e la recitazione di impostazione teatrale  ricalcano uno stile prelevato dalle bobine  di  una moviola della memoria visiva. La storia procede, secondo la grammatica di alcuni film  noir, spostando costantemente il punto di vista tra i personaggi principali e con il punto di vista slitta e si muove la  presunta verità dell'intreccio. Si segue il film con la stessa curiosità con cui si sfoglia un libro sul vecchio cinema.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2007 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

CRITICA

"Fischi sparsi per 'The Good German' (in Italia diventerà 'Intrigo a Berlino') di Steven Soderbergh, coprodotto e interpretato dal divo più democratico che ci sia. Peccato, perché il simpatico George, titolare con l'amico regista della mini-company Section Eight associata alla Warner Bros, ha preso gusto nel mettere il proprio carisma al servizio di prodotti di nicchia: ma l'operazione andata a buon fine con 'Good Night, and Good Luck' stavolta mostra un tantino la corda, la sua indubbia raffinatezza non ha fatto breccia nei cuori di pietra dei festivalieri e anche in America gli incassi sono stati miseri. Non era, però, malvagia l'idea di girare un clone di 'Casablanca' o de 'Il terzo uomo', prendendo alla lettera le atmosfere tra il romantico e il noir di un romanzo di Joseph Kanon ambientato nella Berlino del '45, crocevia d'inseguimenti, patti segreti e complotti politici fra i sopravvissuti, i militari e gli agenti delle quattro forze d'occupazione alleate. (...) Soderbergh, si sa, è bravissimo nella tecnica e l'aspetto più appariscente di 'The Good German' è la sua aderenza allo stile dell'epoca: la fotografia di un bianco e nero seppiato, il formato démodé dell'inquadratura, la reboante colonna sonora, i dialoghi enfatici il fascino vintage degli abiti e delle divise si fondono mirabilmente con i fondali e gli scorci di una città distrutta che è pressoché impossibile distinguere dai numerosi spezzoni documentari. Orfani di Clooney, protagonista nei fatidici panni del reporter americano un po' cinico e un po' idealista, i convenuti alla conferenza stampa si sono dovuti accontentare di Soderbergh e della mai banale Cate Blanchett, che nel film è la femme fatale moglie di un matematico dato per morto, ma a cui tutti danno un'implacabile caccia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 febbraio 2007)

"Che ci fa George Clooney fra le macerie di Berlino nel 1945? Perché il regista di 'Traffic' e il protagonista di 'Syriana' si concedono un tuffo nell'Europa della Seconda guerra mondiale? Nostalgia di un mondo (di un cinema) in bianco e nero, in tutti i sensi? O magari voglia di prendersi una vacanza dopo aver affrontato, a meraviglia, gli oscuri e irrappresentabili grovigli del Medio Oriente ('Syriana', appunto) e della droga ('Traffic')? C'è anche il sospetto che il talentuoso Soderbergh, dopo Kafka e Solaris, volesse dimostrarsi capace di resuscitare il grande cinema anni '40. E in effetti 'The Good German', a dirla in battuta, sembra 'Il terzo uomo' ambientato nella Berlino di 'Germania anno zero' con finale alla 'Casablanca'. Solo che non basta usare una macchina da presa d'epoca, o riprodurre le inquadrature, le musiche, le luci, perfino lo stile di recitazione di allora, per ritrovare la forza e la beata ingenuità di quegli anni. E non ha senso imbastire un thriller romantico vecchio stile illuminato dal cinismo dei nostri anni se poi gli attori risultano fuori ruolo, i sentimenti derisori, l'intreccio scappa da tutte le parti. E quella scelta estetica estrema sembra una pezza messa a coprire i mille difetti del film, tanto che perfino in sala stampa sono risuonati fischi e boatos." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 febbraio 2007)

"Dove siamo capitati? Bianco e nero, musica, titoli di testa e marchio Warner: tutto 'd'epoca' (...) 'The good german' di Steven Soderbergh è un po' 'Casablanca' con un po' del 'Terzo uomo'.(...) Berlino come la Vienna del grande film wellesiano è un nido di vipere dove borsa nera, amputazioni fisiche e morali, prostituzione, segreti da mantenere tali alimentano il duello invisibile a colpi bassissimi tra i nuovi padroni, russi e americani. Soderbergh vuole farci credere che Cate recita come se fosse Ingrid, Marlene Alida? E Clooney come Bogart, Gable, Cary Grant? Senza ironia, dice credendoci. No: si lascia gustare e godere questo film, ma per quello che è. Un algido e raffinato gioco archeologico " (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 10 febbraio 2007)

"Tanti film si celano in 'The Good German' di Steven Soderbergh. Ne emergono reminiscenze da 'Casablanca' di Curtiz a 'Notorious' di Hitchcock; dagli 'Assassini sono tra noi' di Stäudte a 'Germania anno zero' di Rossellini; da 'Scandalo internazionale' di Wilder al 'Terzo uomo' di Reed; da 'Verboten' di Fuller ai 'Vincitori' di Foreman. Il cinefilo Soderbergh li ha fatti vedere ai suoi attori - rivela Cate Blanchett, femme fatale più nelle intenzioni che negli esiti - perché sono tutti film a sfondo bellico e postbellico. (...) L'effetto d'epoca è essenzialmente reso dal bel bianco e nero realizzato da Soderbergh, che firma la fotografia sotto il consueto pseudonimo di Peter Andrews. Nonostante questo sciorinare memoria del cinema, l'accoglienza della stampa
del Festival al film è stata compassata. Soderbergh ha spiazzato - ovunque la stampa brulica di masochisti - chi aspettava il solito polpettone anti-tedesco. Eppure fin dal titolo, 'The Good German', è antagonista del vendicativo 'Vincitori e vinti' di Kramer (...) Non solo Soderbergh s'astiene dalle accuse ai tedeschi; distingue singole responsabilità dall'innocenza generale." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 febbraio 2007)
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