Into the Woods

USA - 2014
Into the Woods
In un Regno lontano, il padre del Fornaio viene scoperto a rubare i fagioli magici nell'orto della sua vicina di casa, la Strega, e l'evento scatena una serie di malefici. La Strega viene punita per aver perso i preziosi fagioli con l'orrenda trasformazione del suo aspetto e, per questo, lancia una maledizione sulla la famiglia del ladro: il Fornaio e sua Moglie non potranno avere bambini a meno che, nella notte della luna blu che cade ogni cento anni, non riescano a portare alla Strega gli ingredienti utili a spezzare l'incantesimo. Anni dopo, tre giorni prima che la luna blu appaia nel cielo, il Fornaio e sua Moglie decidono di avventurarsi nel Bosco per trovare gli ingredienti necessari: una mucca bianca come il latte, capelli biondi come il grano, un cappuccio rosso come il sangue e una scarpetta pura come l'oro. Ed è così che la coppia, nel suo viaggio attraverso il Bosco, incontrerà Cenerentola in fuga dal Palazzo con due scarpette d'oro, Cappuccetto Rosso diretta verso la casa della Nonna e inseguita dal Lupo, la bella Rapunzel intrappolata dalla Strega in una torre senza porte e il giovane Jack in viaggio verso il mercato per vendere la sua amata mucca, Biancolatte, così da placare la madre esasperata...
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: MUSICALE, FANTASY
  • Tratto da: musical omonimo di James Lapine (libretto) e Stephen Sondheim (musiche e i testi)
  • Produzione: ROB MARSHALL, JOHN DELUCA, MARC PLATT, CALLUM MCDOUGALL PER LUCAMAR PRODUCTIONS, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA (2015)
  • Data uscita 2 Aprile 2015

TRAILER

NOTE

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBE 2015 PER: MIGLIOR FILM E ATTRICE PROTAGONISTA (EMILY BLUNT) PER LA CATEGORIA COMMEDIA/MUSICAL E ATTRICE NON PROTAGONISTA (MERYL STREEP).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2015 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (MERYL STREEP), COSTUMI E SCENOGRAFIA.

CRITICA

"(...) favola-musical disneyana di neanche tanto nascosta matrice psicanalitica. Storia edificante che cerca, nell'intrico del bosco, il senso della vita e delle relazioni. Una protagonista così forte, la Streep, da ombreggiare persino l'ambiguo lupo cattivo Johnny Depp. L'intreccio, che unisce storie vecchie in una nuova, è la sfida di questo film coraggioso perché a rischio di pagare dazio alla riscrittura come tutti i remake." ('Famiglia Cristiana', 26 marzo 2015)

"Rob Marshall, cineasta che non riesce mai a evitare di mostrare la propria formazione intellettuale, tenta visibilmente, dopo essersi arenato sull'omaggio felliniano di '8 ½', di agganciare da un lato il pubblico che affolla le sale della 'Cenerentola' branaghiana, e dall'altro di rimettere in circolazione le proprie credenziali cinefile. Evidente che il modello di riferimento è, per quanto apparentemente l'uno distante dall'altro, il Fleming de 'II mago di Oz' e il Minnelli di 'Brigadoon'. In entrambi i casi la realtà del set coincide con il sogno lungo un giorno del cinema da opporre a una realtà considerata, a torto o ragione, bidimensionale. (...) In questo team-up fiabesco, cui non deve essere del tutto estraneo il piacere supereroistico di intrecciare vicende di personaggi fra loro lontani ma che si muovono in mondi paralleli, il già visto è il fulcro sul quale s'innesta lo scarto della novità. Ciò che non convince sino in fondo di 'Into the Woods' è la letteralità della messa in scena. Marshall non abbraccia mai sino in fondo la vertigine del suo progetto, preferendo restare agganciato alla superficie di un meccanismo cui non permette di liberarsi dai vincoli che gli consentono di esistere in quanto tale. Come se il cinema non fosse altro che il contenitore di un giochino metatestuale. Piuttosto che abbracciare il piacere della messa in scena, Marshall opta per l'evidenza della struttura, quasi a volersi sincerare che tutti abbiano compreso. L'unico momento di apparente libertà del film, ma troppo breve, al punto da farlo ricadere nella griglia di una scrittura che marca strettissimo i personaggi, è quando il Principe azzurro di Cenerentola sbanda, ricambiato, per la moglie del fornaio adducendo a sua parziale discolpa che lui è «charming» e non può farci nulla. Un attimo, che permette però di rimpiangere un film che avrebbe potuto forse essere qualcosina di più dell'esercizio di stile di un cineasta troppo ansioso di mettere in campo la propria intenzionalità formale. Così com'è 'Into the Woods', diciamolo: un Tim Burton poco convincente, rischia di alienarsi il pubblico di 'Cenerentola' e di non conquistare gli altri." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 2 aprile 2015)

"Come si arriva a combinare questi celebri personaggi dei Grimm sta nell'avventura strampalata, ma divertente, priva per fortuna di simbolismi pesanti, fondata sul principio del desiderio invece che sul principio di realtà (si apre con un ossessivo ritornello 'I wish'). (...) è curiosamente teatrale, con una parola visionaria, tanto più è spettacolare nelle brillanti magie. Lieto fine per tutti, ma siamo solo a metà film. L'entrata della Streep è mozzafiato." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 3 aprile)

"Nel musical di Stephen Sondheim il lieto fine delle favole arriva a metà. Giusto: le preghiere esaudite provocano più lacrime delle preghiere respinte, e in fondo moriamo dalla curiosità di sapere se veramente il principe azzurro e la cenerentola di turno 'vissero a lungo felici e contenti'. (...) Più che un musical, costruito con scene realistiche alternate a canzoni (genere odioso a molti, quando non piace non esiste rimedio), 'Into the Woods' è una moderna opera lirica. Cantano quasi sempre - e tutti benissimo, da Emily Blunt a Meryl Streep, da Chris Pine (il giovane scelto da J.J. Abrams per il prequel di 'Star Trek') a Anna Kendrick, accanto a George Clooney in 'Up In the Air'. Bisogna saperlo prima di comprare il biglietto (...). Rob Marshall, già regista di 'Chicago', anche tra le favole si muove benissimo. (...) Nella scena che diventerà di culto, i due principi (fratelli per l'occasione) si lamentano perché le amate - Raperonzolo chiusa nella torre, Cenerentola che lascia il ballo - non vogliono saperne di loro. Fanno a gara di dolori: 'agony' dice uno, 'misery' risponde l'altro (per fortuna le canzoni sono state soltanto sottotitolate). Gorgheggiano sullo sfondo di una cascata, ed è subito kitsch, delizioso e consapevole." (Mariarosa Mancuso, 'Il Corriere della Sera Sette', 3 aprile 2015)

"Meno male che la grande Meryl Streep (brava anche come cantante) riesce a dare pepe a una trasposizione troppo statica ed inutilmente lunga." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 aprile 2015)

"Revisionismo da favola. Mica l'ha inventato il cartoon 'Shrek'. (...) Purtroppo questa versione Disney per bambini disinnesca gli spunti più originali del musical del 1988 a favore di una produzione anestetica firmata da quel Marshall nipotino noioso di Bob Fosse e già regista di 'Chicago' e 'Nine'. Gli spunti più spinti e horror sono tutti fuori campo mentre la strega della Streep è superficiale e troppo simile alla direttrice de 'Il diavolo veste Prada'. Pessimo Johnny Depp come lupo cattivo vestito da gangster anni '30. Discreto successo di pubblico. Ma bocciato agli Oscar." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 aprile 2015)
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