Into the Wild - Nelle terre selvagge

Into the Wild

USA - 2007
Into the Wild - Nelle terre selvagge
Il film racconta la vera storia di Christopher McCandless, detto Alex Supertramp. Dopo aver conseguito la laurea nel 1992, Christopher decide di abbandonare ogni cosa per andare a vivere tra i ghiacci dell'Alaska. E' un modo per mettere alla prova la sua capacità di vivere senza gli 'orpelli' (soldi, carte di credito, telefonini, ecc..) che il consumismo ha reso indispensabili. Per resistere alla violenza del suo pur ricco ambiente familiare si è nutrito fin dall'infanzia dei libri di Thoreau, London o Tolstoj, tutti quei grandi che, pur essendo intellettuali, hanno scelto la vita a contato con la natura. Nel suo percorso incontrerà personaggi che seguendo altri percorsi hanno scelto di fare il suo stesso cammino e che lo sosterranno con il loro amore.
  • Durata: 148'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: ispirato al romanzo "Nelle terre estreme" di Jon Krakauer (ed. Rizzoli)
  • Produzione: PARAMOUNT VANTAGE, RIVER ROAD FILMS, ART LINSON PRODUCTIONS, INTO THE WILD, RIVER ROAD ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: BIM (2008), DVD: BIM
  • Data uscita 25 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Sean Penn: “E’ la storia della fuga di Chris dalla corruzione della famiglia e del mondo, ma dominante è la scoperta di un luogo in sintonia con quello che il ragazzo sta diventando: la celebrazione della libertà”. Emile Hirsch: “Ho cercato di rispettarne realtà e autenticità: il suo grande amore, ma anche l’egoismo, l’immaturità e l’avventatezza”. “Non amo meno gli uomini ma più la natura” scrisse Lord Byron, lo riscrive per immagini e suoni Sean Penn con Into the Wild, biopic on the road destinazione Alaska, tratto dall’omonimo bestseller di Jon Krakauer (Nelle terre estreme, in Italia) e interpretato dallo straordinario Emile Hirsch (Alpha Dog, Lords of Dogtown). E’ lui a prestare volto e corpo al 22enne Christopher McCandless, che a pieni voti sulla soglia della Harvard Law School nel 1992, decide di abbandonare famiglia e studi, brucia denari, taglia carte di credito, dona all’Oxfam i suoi averi (24mila dollari), e si mette sulla strada: meta finale l’Alaska, dove il suo corpo senza vita verrà ritrovato due anni dopo in un autobus abbandonato.
All’ultima Mostra di Venezia, l’artista e regista Julian Schnabel ci disse: “Sono due i capolavori di quest’anno, il mio Lo scafandro e la farfalla e Into the Wild di Penn”. Aveva ragione, almeno sul secondo. Modellati dalle musiche di Eddie Vedder, plasmati dalla coraggiosa, ineludibile fisicità di Hirsch e infine contrappuntati dalla natura selvaggia, splendida e crudele dell’Alaska, sono 148′ che scorrono potenti, intersecando incontri con hippie di mezza età, agricoltori, giovani coppie, vecchi eremiti, tessere uguali e contrarie della vita, colta nel suo farsi libertà: quella egoistica, amorevole, avventata e peritura di Chris, in fuga dalla prigione della famiglia e della carriera verso un luogo che possa essere anima e corpo. Lo troverà, abiterà e abbandonerà in Alaska, su un bus scassato in mezzo alla terra di nessuno: è l’ultimo riparo di Alexander Supertramp, nome scelto per tenere a battesimo la Vita. Viaggerà fino alla  fine, che lo lascia con le labbra socchiuse a guardare il cielo. Senza rimpianti. Alle sue spalle, l’immaginario americano, rivisto e attualizzato da Penn: il miraggio della frontiera, su vagoni che ricordano Dylan; autostop à la beat generation; London, Thoreau e Tolstoj sul comodino che non c’è, ma senza più l’on the road di Kerouac (vedi il “distacco” di Penn dalla coppia hippie): ribellione in prima persona singolare, con un epilogo (auto)critico: “Non è vera felicità se non puoi dividerla con qualcuno”. Da vedere.

NOTE

- PREMIO 'FASTWEB' ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (SEZIONE 'PREMIÈRE', 2007).

- GOLDEN GLOBE 2008 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (HAL HOLBROOK), MONTAGGIO E COLONNA SONORA.
- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2008 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 07 LUGLIO 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Responsabile anche della sceneggiatura, Penn rompe da subito la continuità spaziale e temporale per ridurre al minimo l'enfasi epica del viaggio e approfondire invece alcuni momenti fondanti di quella esperienza. Come se i vari episodi vissuti dal protagonista, che intanto si fa chiamare Alex Supertramp (il super camminatore), fossero piuttosto delle divagazioni filosofiche sui singoli aspetti della mitologia americana. (...) Penn, che cercava di realizzare questo film da più di dieci anni e che si augura di far battere i cuori dei giovani più velocemente offrendo loro l'indicazione di 'un percorso alla ricerca di una maggior libertà e una minor dipendenza dal confort e dal consumismo', sceglie uno stile di regia che cerca di adattarsi alla varietà dei temi affrontati, modificando continuamente il modo di riprendere, a volte sottolineando la bellezza selvaggia della Natura, altre volte spezzando l'inquadratura come per far dialogare tra loro immagini diverse, altre volte ancora scommettendo tutto sui primissimi piani e la forza espressiva degli attori. Tutti davvero straordinari. Per costringerci, con un drammatico finale che non sveliamo, a fare i conti con l'ultimo
'messaggio' lasciato da Chris: la propria felicità va divisa con gli altri." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della
Sera', 25 ottobre 2007)

"Nel rievocare il ritorno del ragazzo (...) alle utopie giovanili degli alternativi anni '60, Penn elabora un affresco solenne, solidale e abilmente naif nei confronti delle fatidiche teorie della fuga dalla civiltà o del ritorno alla natura, veristico sino al dettaglio nello stupendo repertorio paesaggistico e perfettamente cadenzato su musica e canzoni di Eddie Vedder, il cantante e paroliere dei Pearl Jam. Contano poco, per la verità, le superflue note psicoanalitiche e il connesso e banalotto messaggio anti-consumistico: la fluidità, la credibilità, il lirismo di 'Into the Wild' si esaltano a contatto dei personaggi pittoreschi che condividono col protagonista il fervore visionario suggeritogli dai libri-culto di Thoreau, Jack London, Byron o Tolstoj." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 25 ottobre 2007)

"Sean Penn tratta questo eremita ragazzino, deciso a vivere di caccia e bacche selvatiche, con infinito rispetto e ammirevole economia di mezzi. Ed ecco i diari, da cui estrae poche frasi di grande impatto (anche le parole sono cose, in solitudine). Ecco le tappe in cui sono scanditi due anni che valgono una vita (rinascita, infanzia, adolescenza, età adulta). Mentre il montaggio ci porta su e giù senza mai perdere di vista gli altri: la sorella, i genitori disperati, la hippy che in lui rivede il figlio perduto. O quel vecchio vedovo che vorrebbe adottarlo in una scena che commuoverebbe i sassi. La fugace apparizione di Bush sr. in tv, siamo nel 1992, ci ricorda che questa fuga nel wildness ha anche un senso politico. Vengono i brividi a pensare cosa avrebbe potuto farne Hollywood. Ma il film di Sean Penn, così limpido e personale, va diritto al cuore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 ottobre 2007)

"Il risultato è uno spettacolo complesso, con un personaggio al centro che cerca e si cerca, che cammina ma non fugge, che, per mirare alla perfezione, fa il vuoto attorno a sé, anche quando, oltre che sulla famiglia ormai lasciata alle spalle, potrebbe contare su nuovi concreti rapporti che in più momenti gli vengono proposti. La cifra solita dei film americani on the road, ma resa più intensa da continui approfondimenti psicologici forse solo un po' appesantiti qua e là da citazioni letterarie e filosofiche. Nei panni del vero McCandless, il giovane Emile Hirsch, già visto in 'Alpha Dog', di Nick Cassavetes. Selvatico, ma anche umano come serviva." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 25 ottobre 2007)

"'Into the Wild' di Sean Penn è un film notevole e ha ricevuto l'applauso più scrosciante della Festa. (...) Gli antecedenti culturali dell'operazione di Penn sono innumerevoli: c'è anche Kerouac ('Sulla strada', come no), ci sono le 'Strade blu' di William Least Heat-Moon, ci sono i vecchi western 'nordici' come il grande cielo o il cacciatore del Missouri. Ma c'è anche una cosa, l'unica davvero folgorante, che Sean ha detto ieri: 'La mia unica esperienza di contatto solitario con la natura risale alla mia gioventù, quando vivevo sulla riva dell'oceano e facevo il surfer'. Come a ha insegnato John Milius, in California essere un surfer non è praticare sport, non è come da noi giocare a pallone. E' una filosofia di vita, è l'appartenenza a una tribù. Ora che sappiamo che è un surfer (sì, 'è', al presente: non si smette mai di essere un surfer) capiamo molte cose di Sean Penn." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 ottobre 2007)

"Penn torna al suo passato da surfer solitario, si immedesima senza filtri nel suo eroe, celebra 'la ricerca della libertà'. Il coraggio di vivere la propria vita veramente. Il miglior film della festa, un capolavoro commovente e coraggioso." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 25 ottobre 2007)

"Quello di Chris è un romanzo cinematografico di formazione che, tragicamente, nella vita reale, era rimasto interrotto. Sean Penn, con questo film, fa quello che Chris avrebbe voluto fare. Riportare a casa, condividere con gli altri, un'esperienza di vita piena di grazia che ha un valore universale e un messaggio spiegato e crudele. Come la bellezza della verità." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 25 ottobre 2007)

"Nonostante la Natura mortifera, il sentimento del film è l'esaltazione delle bellezze naturali, l'inimicizia verso la civiltà, l'orgoglio di saper fare da sé e di mettersi alla prova, l'enfasi dell'Homo Faber, unita alla retorica On the Road. Il soggetto sembra vecchio di 25 anni. Il film un poco puerile è ben fatto, quasi ben recitato dal protagonista Emile Hirsch e da William Hurt, Vince Vaughn, Jena Malone." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 25 ottobre 2007)
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