Insospettabili sospetti

Going in Style

USA - 2017
3/5
Insospettabili sospetti
Willie, Joe e Al sono tre pensionati, amici da una vita, che decidono di abbandonare per la prima volta la retta via quando vedono i loro fondi pensione andare in fumo. Furiosi per non poter pagare i conti e preoccupati per il futuro delle loro famiglie, decidono di vendicarsi della banca che che li ha defraudati.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS (1:2.35)
  • Produzione: DE LINE PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 4 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
La classe non è acqua, è vino: più invecchia e meglio è. Almeno se si tratta di attori in purezza quali Michael Caine, Morgan Freeman e Alan Arkin. Li ritroviamo a 84, 79 e 83 anni quali Insospettabili sospetti (Going in Style), la commedia a mano armata di Zach Braff, remake riveduto e dolcificato di Vivere alla grande (Going in Style) diretto nel 1979 da Martin Brest.

Joe (Michael Caine), Willie (Freeman) e Al (Alan Arkin) sono tre amici di vecchia data da qualche anno in pensione: hanno qualche problema di salute, anche grave, ma soprattutto ironia, gioia di vivere, irriducibilità alla rassegnazione.

Ma più di tutto può la povertà, il non arrivare a fine mese, il ridursi a mense e zero vizi. La situazione peggiora quando la loro banca ne utilizza il fondo pensione per coprire un’assicurazione aziendale: beffati e truffati, i tre arzilli e non piegati vecchietti progettano il colpo della vita a spese della stessa banca, ma riusciranno a portarlo a termine?

Regia scolastica di Zach Braff, Insospettabili sospetti mette alla berlina l’ultracapitalismo e la marginalità sociale nella cornice della commedia senile ma non senescente, giocando tra registri (dal comico al drammatico) e sottogeneri, dall’heist movie al revenge movie.

Vi torneranno in mente, tra i tanti, Last Vegas (2013, con lo stesso Freeman) e l’ottimo noir Uomini di parola (2012, con lo stesso Arkin), e sebbene qui non ci sia quasi nulla - tutto pastorizzato, poco ardito, molto acquiescente - per spellarsi le mani il solo ritrovare sullo schermo quei tre è motivo di soddisfazione, compiacimento, financo godimento.

Sì, lo sappiamo che in un film come Insospettabili sospetti recitano per il conto in banca e il muto dell’ennesimo yacht, ma chissenefrega: avercene, di  Michael Caine, Morgan Freeman e Alan Arkin.

CRITICA

"Quasi 40 anni fa Martin Brest si era inventato una commedia singolare con tre pensionati del Queens che decidevano di darsi una botta di vita compiendo una rapina in banca. Tutto bene... fino a un certo punto. Ora i tempi sono cambiati. Zach Braft autore di 'Insospettabili sospetti' e più conosciuto come attore di serie tv che come regista, ha preso in mano la nuova sceneggiatura di Theodore Melfi (quello di 'II diritto di contare') basata sullo spunto di Brest. Tre mostri sacri ottantenni reclutati e perfetti per la bisogna: Michael Caine, Alan Arkin e Morgan Freeman . (...) La nuova versione mette in scena più sociologia, e questo funziona, ma anche troppo zucchero filato, e questo invece risulta devastante, perché stona con il quadro d'insieme." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 4 maggio 2017)

"Nel magnifico trio di attempati moschettieri che anima «Insospettabili sospetti», remake di «Vivere alla grande» (...) Michael Caine svetta per la grazia speciale con cui sa essere tenero e sprezzante, ironico e malinconico, elegante e strafottente. Caratteristiche che gli stanno attaccate alla pelle, e lo rendono, ancora adesso, un ragazzo irresistibile nato nel 1933 e capace di guardare al futuro con serena consapevolezza (...). Nel film di Zach Braff, che del prototipo mantiene l'idea di fondo adeguandola alla nuova (e non migliore) realtà economica, i due partner di Caine sono mostri di bravura come Morgan Freeman e Alan Arkin. Irreprensibili, anche se il primo tende un poco al patetico e il secondo si diverte fin troppo nei panni dell'anziano pessimista, ringalluzzito dal risveglio passionale condiviso con la coetanea Ann-Margaret. Nella strampalata rapina ideata per rispondere all'ingiustizia di un sistema sociale che priva gli anziani perfino della pensione, ognuno fa adeguatamente la sua parte. Ma gli sguardi di sottecchi di Caine, i gesti minimi che ne annunciano le battute, la silhouette da gran signore e l'aria sorniona da ex figlio del popolo fanno la differenza. Tra un attore e un mito." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 4 maggio 2017)

"Regia di servizio di Zach Braff, 'Insospettabili sospetti' è una sorta di revenge-movie (film di vendetta) declinato in forma di commedia senile: la sfida all'ultracapitalismo finanziario ha i volti iconici di Caine, Freeman e Arkin, che recitano sul velluto e - strano ma vero - con un occhio al conto in banca. Non mancano ilari sequenze e colpi di classe, ma è un prodotto medio, poco coraggioso e un po' pastorizzato, sulla scia di 'Last Vegas' (2013, con lo stesso Freeman) e dell'inarrivabile noir 'Uomini di parola' (2012, con lo stesso Arkin): chi s'accontenta gode, anche col Gerovital." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 4 maggio 2017)

"Bravissime e affiatate le tre star con Caine leader, Freeman giulivo e Arkin brontolone. Divertente anche quando si mette in scena la diverticolite." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 maggio 2017)

"Piacerà a chi paga volentieri il biglietto per vedere Caine, Freeman e Alan Arkin in azione, qualunque cosa facciano (anche recitare l'elenco telefonico). Qui comunque elenco non è, ma una commedia dolce amara sulla terza (o quarta?) età che può essere una bella età nonostante tutto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 maggio 2017)

"Remake di 'Vivere alla grande', questo 'Insospettabili sospetti' trova forza, principalmente, nella bravura dei tre protagonisti, capaci di cavarsela con dignità anche in situazioni di sceneggiatura non propriamente azzeccate. (...) La scena del furto e le successive indagini fanno salire il tono del film, dopo una prima parte soporifera. Rispetto all'originale, poi, il destino dei tre è diverso." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 maggio 2017)
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