Infamous - Una pessima reputazione

Infamous

USA - 2006
Infamous - Una pessima reputazione
E' la storia dello stretto rapporto stabilito da Truman Capote con i due detenuti processati per assassinio Dick Hickock and Perry Smith, durante la stesura del libro "A sangue freddo" da lui scritto insieme alla giornalista-scrittrice Harper Lee.
  • Altri titoli:
    Every Word Is True
    Have You Heard?
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1.85 : 1), ARRIFLEX
  • Tratto da: romanzo di George Plimpton "Truman Capote: In Which Various Friends, Enemies, Acquaintances and Detractors Recall His Turbulent Career"
  • Produzione: JACK AND HENRY PRODUCTIONS INC., KILLER FILMS, LONGFELLOW PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. (2007)
  • Vietato 14
  • Data uscita 12 Gennaio 2007

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
La storia è ormai nota, complice Truman Capote - A sangue freddo che ha battuto al traguardo della sala questo Infamous diretto da Douglas McGrath. In breve, la storia è quella del celebre romanziere americano e della sua indagine sul quadruplo omicidio di una ricca famiglia a Kansans nel 1959 che sfocerà su carta nel capolavoro A sangue freddo. Ma quella temporale è l'unica vittoria che arride al primo film: Infamous ha in Toby Jones un protagonista persino superiore al Philip Seymour Hoffman - meritato - premio Oscar; nel cast corale, Sandra Bullock è convincente e sommessa Harper Lee, Daniel Craig in versione dark (occhi e capelli) dimostra di poter rinunciare agevolmente alla propria fisicità in favore di una recitazione lacerante, dolente e insieme misurata nei panni del pluri-omicida Perry Smith, Sigourney Weaver, Isabella Rossellini, Jeff Daniels e Peter Bogdanovich si scrollano un po' di polvere di dosso in cammei apprezzabili. Ma i pregi ineludibili stanno, appunto, in Toby Jones e nella sceneggiatura-regia di McGrath. Jones tocca vette di raro isomorfismo rispetto a Capote, che porta sullo schermo con vis ironica, movenze gay-dandy e gossip invasivo da applausi. Ma - è qui Infamous manda KO Truman Capote - sia Jones sia McGrath riescono nel fondamentale cambio di registro dalla facezia arguta della prima parte al coinvolgimento poetico-sentimentale della seconda, quando le interviste di Truman a Perry si trasformano in una - per lui e per noi - sorprendente educazione sentimentale. Qui il film, costruito succhiando a piene mani dagli attori e da una sceneggiatura vibrante, spiana la strada all'epilogo, anche questo in delicata congruenza tra finzione e realtà. Quando A sangue freddo fu terminato, qualcosa morì per sempre anche nel suo autore, incapace di ripetersi, soffocato dal troppo denaro e dallo sconvolgimento psico-emotivo del rapporto con Perry. Quando termina Infamous, invece, siamo noi a guadagnare qualcosa. Un debito da estinguere leggendo il romanzo. A sangue freddo. 

NOTE

- GIRATO A NEW YORK E IN TEXAS (AD AUSTIN, MARLIN, TAYLOR).

- FILM DI APERTURA, IL 31 AGOSTO 2006, DELLA SEZIONE "ORIZZONTI" ALLA 63ESIMA EDIZIONE DELLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA.

CRITICA

"Nella sezione Orizzonti ha tentato la sua sortita 'Infamous', gravato dall'handicap di dover inseguire un hit della scorsa stagione. Dopo l'Oscar a Philip S. Hoffman per l'interpretazione dello scrittore, si tratta infatti di un altro film incentrato sullo stesso episodio intorno a cui ruotava 'Capote': la stesura del capolavoro 'A sangue freddo', capostipite del genere noir-verità, intrecciata all'esperienza del raffinato gay paracadutato dai salotti newyorkesi nel profondo Kansas, scenario di un massacro. Il regista Doug McGrath tenta un approccio più politicizzato ai fatti, dopo aver peraltro impostato una prima parte decisamente comica: il protagonista Toby Jones parte, così, da una caratterizzazione tutta vezzi e mossette in stile 'Il vizietto', per poi spingere il pedale sulla polemica contro la pena di morte. Ne risulta un evidente squilibrio drammaturgico, col pubblico prima indotto alla risata e poi costretto a prendere una nobile posizione. Anch'esso tratto dalla biografia di Capote, il film riprende il filo dell'ambigua attrazione-repulsione provata nei confronti degli assassini condannati all'impiccagione, da cui scaturiranno le allucinate pagine di 'A sangue freddo'. Nonostante, però, la schiera di caratterizzazioni di lusso (dalla Rossellini alla Bullock) e alcune sequenze di magistrale composizione, 'Infamous' non riesce a esorcizzare il predecessore." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 settembre 2006)

"Ricco di un prestigioso cast di contorno che annovera Gwyneth Paltrow e Sigourney Weaver, 'Infamous' sottolinea il sottofondo sessuale nell'ambiguo rapporto che Truman intrecciò visitando in prigione l'assassino Perry Smith. Mentre attraverso il fraterno legame con l'amica d'infanzia Nelle Harper Lee si evidenzia la tensione di uno scrittore disposto a vendere l'anima al diavolo pur di riuscire a tradurre la verità sulla pagina." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 gennaio 2007)

"Ancora lui, il grande scrittore di 'Colazione da Tiffany' Truman Capote, punto di sutura letterario-snob tra Williams e Gore Vidal. Chissà se tra le sue preghiere esaudite c'era l'avere due film biografici: questo secondo brilla, scava nel profondo, ti prende psicologicamente al lazo ed è anche molto spiritoso e pieno di atmosfera. Racconta sempre la genesi del libro 'A sangue freddo', il complesso rapporto erotico-speculare con un killer (il rude Daniel Craig lo bacia in bocca, ma prima di diventare 007) e non risparmia veleni per la gay star dei cigni e dei vip della Manhattan '60, mentre con l'amica Harper Lee (Sandra Bullock), in lunghe pellicce e cappelli a tesa larga come Garbo, prima sconvolge e poi incanta la provincia del Kansas con i suoi cine-gossip (impagabile Jeff Daniels). Dai salotti alla cella, film atroce e mondano, che parla della fatica di creare e vivere. E Toby Jones è meraviglioso." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 gennaio 2007)

"Diretto da Douglas McGrath e interpretato da un mirabile Toby Jones nella parte dello scrittore, da un convincente Daniele Craig nel ruolo del pluriomicida Perry Smith e da una sobria Sandra
Bullock in quello di Nelle Harper Lee, 'Infamous' è la rappresentazione della discesa agli inferi di uno scrittore mondano che dai quartieri alti di New York si trasferisce in Alabama per raccontare il massacro di una famiglia di agricoltori e la psicologia dei loro massacratori. (...) Ricostruito alla perfezione nei dettagli d'epoca, nei tic e nelle manie, 'Infamous' riporta sulla scena lo stile di Capote, la camminata ancheggiante e però regale, il miagolio di una voce che graffiava, l'eccentricità degli abiti e degli atteggiamenti." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 12 gennaio 2007)

"Per un caso bizzarro e a suo modo istruttivo, a meno di un anno dall'uscita del magnifico 'Capote' di Bennett Miller arriva sugli schermi un altro film ispirato alla stessa storia. (...) Ma se la vicenda e perfino il suo arco temporale sono gli stessi, il tono, il taglio, i dettagli, non potrebbero essere più diversi. 'Capote' era austero, concentrato, essenziale, molto emozionante, 'Infamous' è colorato, brillante, pettegolo, saltellante, soprattutto nella prima parte. Miller stringeva attorno al contrasto insanabile fra pietà umana e creazione artistica, scavando nel tormento dello scrittore ansioso di vedere i suoi protagonisti salire sulla forca perché il suo romanzo potesse finalmente uscire ma anche straziato da dolore e sensi di colpa. McGrath calca la mano sul contrasto fra i modi da jet set di Capote e la semplicità rurale del Kansas; si attarda su volti e vezzi del suo entourage mondano, da Babe Paley (Sigourney Weaver) a Marella Agnelli (Isabella Rossellini), dalla mitica editor di 'Vogue', Diana Vreeland (Juliet Stevenson), a Slim Keith, ex-moglie di Howard Hawks, che malgrado il gusto per il gossip rifiuta di aprirsi troppo con Capote. Tanti dettagli, spesso di prima mano, magari manderanno in estasi i fans delle biografie tutte nomi e fatti, e non mancano le scene riuscite. Ma nonostante la bravura e l'aderenza fisica del minuscolo Toby Jones, il film finisce per somigliare troppo al suo protagonista (alla sua esteriorità), disperdendosi in una variegata superficie di riflessi che non va mai al cuore della doppia tragedia. Né riesce a rendere davvero credibili i numerosi personaggi. Tanto da affidare a Sandra Bullock, così sorridente e levigata, il ruolo chiave dell'amica e confidente Harper Lee, la scrittrice di 'Buio oltre la siepe'. Un miscasting clamoroso che dà il tono generale del film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 12 gennaio 2007)
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