India

ITALIA, FRANCIA - 1958
India
Si tratta di un'ampia panoramica che mette in luce particolari aspetti geografico-turistici dell'India ed illustra usi e costumi di alcune comunità. Il documentario si sofferma a lungo sull'utilizzazione degli elefanti nel lavoro quotidiano, poi descrive Benares, la città sacra, e l'enorme diga di Hirakud; indi fa assistere lo spettatore ad un rogo funebre e descrive la vita di un villaggio ai margini della giungla. Dopo aver accennato alle particolari difficoltà conseguenti alla siccità, indugia su alcuni elementi folkloristici.
  • Altri titoli:
    India, Matri Buhmi
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: GEVACOLOR, FERRANIACOLOR, KODACHROME
  • Produzione: ROBERTO ROSSELLINI PER ANIENE FILM (ROMA), UNION GENERALE CINEMATOGRAPHIQUE (PARIGI), CON L'AIUTO DELL'INDIAN FILMS DEVELOPMENT (JEAN BHOWNAGARI)
  • Distribuzione: CINERIZ, REGIONALE - CINECITTÀ LUCE (2011)
  • Data uscita 12 Marzo 1960

NOTE

- ILLUSTRAZIONE SONORA: TADIÉ CINEMA.

- IL REGISTA HA RACCOLTO MATERIALE ANCHE PER DIVERSI CORTOMETRAGGI TELEVISIVI, PRESENTATI SOTTO IL TITOLO "L'INDIA VISTA DA ROSSELLINI" E ANDATI IN ONDA DAL 7 GENNAIO ALL'11 MARZO 1959.

- PRIMA PROIEZIONE: FESTIVAL DI CANNES, 9 MAGGIO 1959.

- RESTAURO EFFETTUATO DALLA CINETECA DI BOLOGNA PRESSO IL LABORATORIO "L'IMMAGINE RITROVATA" NEL 2011, NELL'AMBITO DEL 'PROGETTO ROSSELLINI' PROMOSSO E REALIZZATO DA CINECITTÀ LUCE, CINETECA DI BOLOGNA, CSC-CINETECA NAZIONALE E COPRODUCTION OFFICE.

- LA VERSIONE RESTAURATA (DURATA 90') E' STATA PRESENTATA FUORI CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

CRITICA

"Roberto Rossellini, a cui il cinema italiano deve tanto, dopo gli insuccessi commerciali di 'Viaggio in Italia' e di 'Giovanna d'Arco al rogo', sarà punito con quattro anni di silenzio e soltanto nel 1958 potrà riprendere in mano la macchina da presa. Ma lontano dall'Italia, e per un documentario: 'India'. Per Rossellini e per il cinema non è un'umiliazione, il documentario è stato il suo primo amore, e per un maestro del cinema può essere esercizio di poesia. Ma per i produttori e gli esercenti il documentarista è un cineasta di seconda categoria, buono per le sale parrocchiali o le mattinate domenicali. Insomma un cinema da tenere alla larga." (C. Lizzani, "II Cinema Italiano", Parenti, 1961)
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