Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

You Will Meet a Tall Dark Stranger

USA, SPAGNA - 2010
3/5
Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni
Amore, sesso e tradimenti segnano le esistenze di un gruppo di persone le cui passioni, ambizioni e ansie sono il motore dell'azione. Dopo quarant'anni di matrimonio Alfie lascia la moglie Helena per iniziare una nuova vita. Depressa e disperata la donna decide di consultare una veggente con la speranza di farsi addolcire il futuro. Intanto la figlia pensa che possa esserci del tenero con il suo nuovo datore di lavoro, mentre il genero decide di lasciare il suo impiego d'autista per portare a termine il suo primo romanzo, aiutato dalla splendida musa ispiratrice Dia.
  • Altri titoli:
    Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DIPPERMOUTH, MEDIAPRO, VERSÁTIL CINEMA & GRAVIER PRODUCTIONS, ANTENNA 3 FILMS & ANTENNA 3 TV
  • Distribuzione: MEDUSA (2011)
  • Data uscita 3 Dicembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
40 anni di matrimonio? Posson bastare. Attempato ma atletico, Alfie (Anthony Hopkins) molla la moglie Helena (Gemma Jones): lui si butta in una nuova vita, lei si deprime e si rifugia da una presunta veggente, nella speranza di farsi addolcire la pillola amara della “singletudine”. Scendiamo di una generazione: la figlia (Naomi Watts) si convince di una sottile linea tenera tra sé e il nuovo datore di lavoro (Antonio Banderas), mentre il genero (Josh Brolin) lascia l'impiego d'autista per terminare il suo primo romanzo, trovando una musa (Freida Pinto) affacciata alla finestra di fronte…
London Calling, e il newyorkese Woody Allen risponde per la quarta volta: è all'ombra del Big Ben, che - promette - You Will Meet a Tall Dark Stranger, già presentato Fuori concorso a Cannes e nelle sale italiane tradotto in Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni. Titolo bugiardo, quello tricolore, perché nel Tall Dark Stranger non si cela solo la promessa di felicità in carne e ossa della cartomanzia, bensì lo spettro della signora con la falce: complici gli anni che passano, Woody pensa alla morte, e ci rende partecipi. La confezione parla d'amore, tra tachicardie e pulsioni giovanilistiche, ma la commedia batte il tempo della terza età: tutto è ancora possibile, ma l'epilogo ineluttabile. Tranquilli, la “data di scadenza” viene occultata dal solito spartito alleniano: grande direzione d'attori (su tutti, Gemma Jones e un Josh Brolin à la Norman Mailer…), leggerezza di superficie, fluidità di stile, regia per quel tanto che basta. Insomma, il solito buon vecchio Allen, che negli ultimi 29 anni ha diretto 29 film più questo: la prolificità è da coniglio della settima arte, ma la sua specie in via d'estinzione, almeno sul fronte capolavori. Tall Dark Stranger non lo è, ma nessuno si sarebbe aspettato il contrario: ormai, Allen è una festa comandata. Sempre meglio che andare al lavoro, ma la gratuità e l'imprevisto della felicità sono un'altra cosa. E non la troverete tra queste carte.

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010).

CRITICA

"Anche 'Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno' ferma la vita dei suoi personaggi senza risolverla, anche perché al centro c'è una tipica famiglia borghese benestante incasinata come tante." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 16 maggio 2010)

"Woody Allen, con il corale 'You Will Meet a Tall Dark Stranger' parte da Shakespeare. (...) Allen non ha visto 'Inside Job', potente e informatissimo documentario sulla bolla finanziaria diretto da Ferguson e narrato da Matt Damon, perché sul banco degli imputati finisce pure Obama: colpevole di aver scelto per i ruoli chiave dell'economia Usa gli ex CEO e dirigenti di Goldman Sachs, Lehman Brothers e altre banche d'affari. Sì, proprio quelle responsabili della crisi..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 16 maggio 2010)

"Woody Allen è stato più ispirato in altre occasioni, ma l'età lo rende pungente, specie con i suoi coetanei. Non a caso ha smesso di apparire nei suoi film, e tocca a Hopkins chiedere ancora tre minuti all'amante dopo aver preso il Viagra. Anche così si riesce a fare un film l'anno, senza sentirsi obbligati ogni volta al successo planetario. Ma è triste che spesso nel cinema libertà faccia rima con età." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 maggio 2010)

"Sì, avete letto bene: 2 stelle. Quando ci vuole, ci vuole. Se Woody Allen ogni tanto sonnecchia, come Omero, non è colpa nostra, né di nessun altro. Anzi: è colpa dello stesso Woody, che dovrebbe prendersi una vacanza o una pausa di riflessione, invece di sfornare un film all'anno come se fosse stretto un patto con il diavolo. (...) Questo film si chiama in originale "You Will Meet a Tall Dark Stranger", ovvero 'incontrerai uno sconosciuto alto e scuro'. È un'immagine sinistra, che può riferirsi a vari snodi della trama - soprattutto all'incontro fra Naomi Watts e Antonio Banderas, che però è sì dark, ma non molto tall - e che allude a un fato incombente, forse all'attesa della morte che è un tema ricorrente di Woody Allen in questo XXI secolo. 'Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni' è un titolo sbagliato e fuorviante, fa pensare ad un tono lieve che il film possiede solo a tratti. (...) Il meccanismo degli inganni e dei tradimenti è da pochade classica, abbastanza ben oliata ma pochissimo originale. Più che la trama, sono i personaggi - e, cosa incredibile per Allen, alcuni attori - a non convincere. (...) nel complesso il film gira a vuoto (...). Seduti al cinema si pregusta già il ritorno a casa, con un dvd di 'Io e Annie' o di 'Crimini e misfatti' pronto nel lettore." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 3 dicembre 2010)

"Se il titolo del nuovo film di Woody Allen dove lui non recita, 'Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni', è la previsione di una chiromante ottimista, la battuta che dà il senso della storia è: 'Come si può andare avanti con tutte le incertezze della vita? A volte le illusioni funzionano meglio delle medicine'. (...) In 'Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni' non c'è nulla di realistico, vero o naturale: tutto, come nella vita, è al vertice dell'artificio,e tutto appare quindi attendibile. Forse non è il film più significativo di Woody Allen, ma è uno dei più appassionanti, intricati quanto l'esistenza, lievi e amari: nessuno dei personaggi conquista quanto desidera e vorrebbe, ma ciascuno sa consolarsi con l'illusione che prima o poi ci riuscirà. Bravissimi attori, che raggiungono tutti insieme una bella armonia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 dicembre 2010)

"Luogo comune n. 1: non ci sono più ruoli per gli over 50. Falso, i grandi invecchiano e i loro personaggi pure (a volte). Luogo comune n. 2: Allen appartiene a New York, fuori casa sonnecchia. Vero a metà. 'Match Point' era un gioiello; 'Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni' no. Però questo sorridente girotondo londinese in cui vecchi e giovani sono condannati a ripetere in eterno gli stessi errori e a cullarsi nelle stesse illusioni, punge e diverte. Ricordandoci che in fondo la vita è sopportabile solo perché siamo capaci di inganno e autoinganno. (...) Beato Woody Allen che il suo lo ha preso in pugno tanto tempo fa e a 75 anni sforna ancora un film a stagione. Senza più recitarvi per concedersi un pizzico di perfidia in più lasciando a Hopkins il privilegio di armeggiare col Viagra." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 dicembre 2010)

"Woody continua ad avvertirci che l'unico tranquillante per l'infelicità promessa e mantenuta è oggi l'Illusione, e tutti i molti personaggi di questo girotondo sentimentale alla Schnitzler dovranno rassegnarsi, perché ogni affetto è una strada senza uscita. Ma meglio illudersi che prender pillole o chiacchierare con lo psicanalista: la solitudine è l'unica sicurezza. Allen ce l'aveva detto fin dall'inizio che Dio non esiste e non si trovano idraulici nel week end: non resta che entrare dentro uno schermo come faceva la Farrow nella 'Rosa purpurea del Cairo'. La morale del nuovo film, parlato a raffica, non è proprio uno scoop, ma l'autore, da ieri 75enne, si ripete volentieri, sempre più discostandosi dalle gag iniziali dei fratelli Marx per raggiungere il pessimismo di Isaac B. Singer, corretto col re scozzese shakespeariano e citazioni nordiste: resta un cult la battuta della escort infastidita che 'Spettri' di Ibsen non faccia paura." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 dicembre 2010)
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