IN TRAPPOLA

THE HUNTED

USA - 1995
IN TRAPPOLA
Quella che sembrava solo una piacevole avventura con Kirina, una bella geisha giapponese, si rivela per l'uomo d'affari americano Paul Racine, appena giunto a Nagoya, un vero incubo. Tornato per caso nella stanza della donna, assiste alla decapitazione di quest'ultima da parte di un misterioso ninja, Kinjo, che lo ferisce gravemente. Il chirurgo che lo opera, Yamura, avvisa il maestro samurai Takeda del fatto, e costui e la moglie Mieko tentano invano di convincere Paul, convalescente, ad affidarsi alla loro protezione. Dopo essere sfuggito all'attaco dei sicari di Kinjo, Paul segue la coppia sul treno superveloce che deve portarli ad un'isola dove sarà al sicuro. Anche i ninja sono sul convoglio, ma Takeda, con l'aiuto dell'abile moglie, riesce a sconfiggerli. nello scontro muore anche Yunko, moglie di Kinjo. Sull'isola, mentre Paul apprende da Oshima, il fabbro, i rudimenti dell'arte della spada, Takeda decide di invitare Kinjo, cui lo lega un'antica storia di vendette familiari, per redimere la questione per sempre. Paul accusa Takeda di aver avvisato i ninja della sua presenza sul treno per uccidere Kinjo, sacrificando così vite innocenti, e il suo samurai lo fa rinchiudere. Frattanto Kinjo giunge e a tradimento inizia a decimare gli uomini di Takeda, mentre Paul viene liberato da Oshima. nel corso dei cruenti scontri, Mieko resta ferita e Takeda soccombe a Kinjo dopo averlo ferito. Interviene Paul che salva Mieko dal ninja, ferendolo al braccio: poi i due si battono con ferocia finché Paul non riesce a decapitare Kinjo.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: JOHN DAVIS, GARY W. GOLDSTEIN PER DAVIS ENTERTAINMENT COMPANY
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO
  • Vietato 18

NOTE

REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1995

CRITICA

"Il tutto spietato, convulso e già visto: inclusa la sequenza più riuscita, quella del massacro sul treno in corsa ordinato ai suoi 'ninja' dall'implacabile Lone, che s'ispira sicuramente a 'A 30 secondi dalla fine' (1986) di Andrei Michalkov Konchalovsky. Quanto agli attori, il miglior uomo in campo - e non solo sotto il profilo delle arti marziali - è l'affascinante ed ombroso Harada, che non per niente in Giappone è un idolo. Al suo confronto gli altri pure efficaci protagonisti orientali scoloriscono un po' e nel gruppetto fatica comunque a farsi notare il malcapitato Christopher Lambert, che non ha ampliato la gamma recitativa dai tempi dei borborigmi di Tarzan: sia che arrischi i toni da commedia ubriaco di saké o mostri la faccia feroce roteando lo spadone, il prodotto non cambia. Ultimo avvertimento: se trovate In trappola troppo inverosimile, pensate un po' ai recenti servizi dei telegiornali sulla strage con il gas nervino lanciato da una setta di fanatici nella metropolitana di Tokio. E più assurdo il cinema o è più assurda la realtà?" (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 4 Maggio 1995)

"In quanto sceneggiatore di una commedia sentimentale come 'Pretty Woman' e di un thriller come 'Trappola in alto mare', J. E. Lawton aveva dato prova di una certa versatilità: ma non avremmo pensato che esordendo nella regia (sempre sulla base di un proprio copione) realizzasse un film d'azione così ben ricalcato sul modello giapponese da sembrare giapponese. L'unico problema è che John Lone e Joan Chen, due dei protagonisti principali, dell'indimenticabile coppia di 'L'ultimo imperatore': come reagirà il pubblico nipponico, che parrebbe il primo destinatario di una trappola), nel vedere attori di origine cinese incarnare rispettivamente Kinjo, crudele ninja e Kirina, geisha sublime?" (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 4 Maggio 1995)

"La grande sequenza è una furibonda lotta su un treno in corsa, per la quale William Friedkin popolerà d'ora in poi gli incubi del regista J.F. Lawton. Quest'ultimo deve aver visto almeno duecento volte la scena dell'inseguimento auto/metropolitana del 'Braccio violento della legge', però non si può negare che la copia con abilità. Il tutto avviene su un super-rapido giapponese dove l'eroico Lambert si è rifugiato: i guerrieri Ninja che lo vogliono ammazzare lo inseguono e, per non sbagliare, cominciano a sterminare tutti i passeggeri: il samurai Takeda che lo protegge si barrica in una carrozza, attende i Ninja e li fa a brandelli. Venti minuti di azione pura che si seguono col fiato sospeso. (…) Tutto ciò, come dicevamo, non impedisce al film di essere orrendo. La vicenda di Paul Racine (citazione?), industriale occidentale che finisce nel mirino dei Ninja in quanto testimone di un omicidio, parte male e finisce peggio. La seduzione operata da Joan Chen su Lambert è francamente goffa, nonostante la stupefacente bellezza di questa brava attrice, e il resto - con il vecchio samurai che interviene a difesa del 'buono' - è purissimo delirio. Qualcuno, poi, dovrà spiegare ai giapponesi perché, nei ruoli più importanti, siano stati presi due cinesi come la Chen e John Lone. Forse secondo il luogo comune secondo il quale gli orientali sono tutti uguali?" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 Maggio 1995)
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