In the Cut

USA, AUSTRALIA, GRAN BRETAGNA - 2003
In the Cut
A New York, il detective Malloy avvicina in un bar Frannie, una professoressa di letteratura, pronta ad incontrare e ad aiutare fuori orario uno studente di colore della sua classe. Un donna è stata uccisa nel giardino della casa di Frannie, e Malloy indaga. Frannie nel tempo libero si incontra con Pauline, la sorellastra, che vive nell'appartamento sopra un equivoco locale di spogliarelli. Rievocando il passato del loro padre, le due donne mettono in campo le rispettive insicurezze nei rapporti sentimentali. Così Frannie accetta gli inviti che gli rivolge Malloy, e ben presto tra i due comincia una relazione. Lui dice di essere separato ma di voler vedere spesso i figli che vivono con la madre. Lei sembra accettare tutto con indifferenza. Una notte viene assalita da uno sconosciuto, poi altre uccisioni si susseguono, fino a quando a cadere sotto i colpi del killer è anche Pauline. Frannie è convinta, da un tatuaggio che Malloy ha sul polso e che lei ha visto in altre occasioni, che lui sia il colpevole. In occasione di un nuovo incontro tra loro, lo lega con le manette e scappa per denunciarlo. Incontra il suo collega, che però ....
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO, THRILLER
  • Tratto da: romanzo "Dentro" di Susanna Moore
  • Produzione: NICOLE KIDMAN E LAURIE PARKER PER RED TURTLE, PATHE PRODUCTIONS, SCREEN GEMS INC.
  • Distribuzione: NEXO
  • Data uscita 19 Dicembre 2003

CRITICA

"Il film troppo lambiccato, non del tutto riuscito ma interessante, ha suscitato negli Stati Uniti fastidio, ostilità, censure. Si capisce. Ci sono quasi tutte le pratiche sessuali, anche consuete e modeste, che tanti anglosassoni considerano perverse. (...) Ci sono i delitti assai raccapriccianti di un serial killer che ammazza soltanto ragazze (...) C'è una coppia socialmente e culturalmente squilibrata ma non stereotipata (...) C'è una violazione degli schemi che ha irritato almeno quanto, quasi vent'anni fa, irritò il richiamo sessuale di Isabella Rossellini in "Velluto blu" di Lynch: ma come? La nostra Meg Ryan, sognatrice e battutista bionda delle commedie sentimentali, usata per interpretare quelle cose? Ma poi c'è New York. Straordinaria. Tutto avviene nell'East Village, nella zona a sud di Manhattan, rappresentato come un luogo tragico, disperato e incerto (...) Vista con altri occhi, la metropoli esemplare rispecchia inquietudine, minaccia." (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 31 dicembre 2003)

"Dispiace certamente il fatto che una regista come Jane Campion, in grado di offrire in passato titoli sostanziosi e coinvolgenti, sia caduta in modo così plateale nelle trappole di un cinema banale e insulso: dove la confezione rivela capacità formali impeccabili ma non può nascondere obiettivi commerciali legati solo al taglio pruriginoso e voyeuristico. Tra drammi esistenziali inespressi, caratteri individuali appena accennati e psicanalisi da supermercato profusa a piene mani (il ricordo del padre nelle immagini 'retrò'), la vicenda va avanti a fatica, lasciando lo spettatore solo nell'attesa di vedere la ragazza 'acqua e sapone' Meg Ryan alle prese con esibizioni erotiche varie." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 136, 2003)
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