In Good Company

USA - 2004
In Good Company
Dan Foreman e Carter Dureya si ritrovano, loro malgrado, a dover lavorare fianco a fianco nel settore delle vendite degli spazi pubblicitari sulla rivista 'Sports America'. Dan ha 51 anni ed è un direttore commerciale di successo stimato dai suoi collaboratori. Tuttavia, ora che sua moglie è rimasta inaspettatamente incinta di un terzo figlio e la sua primogenita Alex è stata accettata all'esclusiva Università di New York, ha bisogno più che mai che le finanze di famiglia non subiscano cedimenti. Il pericolo si nasconde proprio dietro il volto di Carter, che ha solo 26 anni ed è considerato dai capi della Globecom, la multinazionale che ha acquisito la 'Sports America', un piccolo genio degli affari. Il ragazzo infatti, è stato mandato alla rivista per prendere il posto di Dan, ma il suo atteggiamento e le sue mansioni - che prevedono licenziamenti e tagli al personale - non lo rendono troppo simpatico agli occhi degli altri dipendenti. Anche la sua vita privata è un disastro. Sua moglie lo ha piantato dopo solo sette mesi di matrimonio e come compagnia ha solo un pesce. Le cose si complicano ulteriormente quando Carter, dopo essersi autoinvitato a cena a casa di Dan, si innamora di Alex...
  • Altri titoli:
    Synergy
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: DEPTH OF FIELD
  • Distribuzione: BIM (2005)
  • Data uscita 25 Marzo 2005

TRAILER

CRITICA

"Davanti a un film praticamente infallibile come 'In Good Company' di Paul Weitz, il regista di 'American Pie' convertitosi al genere neosentimentale con l'azzeccato 'About A Boy', si possono avere due reazioni. Chiudersi, rispedire tutto al mittente (a me non la si fa). Oppure ammirare il cinema Usa per la capacità di rinnovare formule così eterne da sembrare logore. Qui il miracolo lo fanno il tocco delicato della regia, le luci sapienti di Remi Adefarasin, ma soprattutto gli attori. Il maturo Dennis Quaid, il giovane squalo Topher Grace, e dulcis in fundo una Scarlett Johansson sempre più sexy e sempre più innocente. Per non parlare dei comprimari, che fra le pieghe del film infilano perle di perfidia e di verità su piaghe occidentali come ansia, competitività, vita da ufficio. Poi, certo, qui tutto è addolcito. Quaid dimostra 10 anni di meno, i cattivi vengono puniti, i buoni premiati, etc. Ma sono cent'anni che il cinema americano funziona così." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2005)

"'In Good Company', firmato dal regista di 'About a Boy' Paul Weitz, è una commedia tutt'altro che memorabile, ma ha quantomeno il merito di prendere di petto in scioltezza una scottante tematica americana, la lotta spietata per mantenere il posto di lavoro. Il giornalista amministrativo Dennis Quaid si ritrova a subire, infatti, l'arido neo-capo Topher Grace che, sfruttando la prestigiosa formazione ad Harvard, penalizza e offende ogni giorno di più il suo pragmatismo e la sua esperienza. Fino a quando l'alieno non si mette addirittura a minacciare la sua pace domestica..." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 14 febbraio 2005)

"Intelligente, spiritoso, con Dennis Quaid che finalmente si rivede sullo schermo e che è molto bravo". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 25 marzo 2005)

''Sì, è proprio lui, anche se in base a un vecchio escamotaggio il suo nome non figura nei titoli. E' Malcolm McDowell (ex - 'Arancia meccanica') che in 'In Good Company' impersona l'onnipotente Teddy K, una specie di Murdoch fagocitatore di aziende e spietato tagliatore di teste. (...) Sul film scritto e diretto da Paul Weitz, Roger Ebert del 'Chicago-Sun Times' nota che le multinazionali stanno sostituendo sugli schermi quell'incarnazione del Male rappresentata fino all'altro ieri dai seguaci della svastica; e aggiunge, con uno dei tipici tratti umoristici che ne fanno il più godibile dei critici Usa: 'Evidentemente stava diventando difficile presentare dei nazisti ancora vivi nel ventunesimo secolo'. Purtroppo il film, graffiante e molto ben recitato nella prima metà, si ammoscia dopo la menzionata scena in cui l'ipocrita allocuzione di Teddy K in visita pastorale agli uffici viene contestata dall'esasperato Dan che gli spiattella quattro verità. Inutile osservare che nella vita reale chi si concede simili impennate contro il potere finisce rapidamente a spasso. Al cinema le cose vanno diversamente: tutto sommato i cattivi non sono poi tanto cattivi, lo spericolato contestatore si salva e così l' amore dei novelli Giulietta e Romeo. Ma non si salva 'In Good Company'. Se ai tempi di Frank Capra un pubblico ancora ingenuo poteva accettare un lieto fine in uno scontro fra licenziatori e licenziati, con quello che vediamo in giro neanche lo spettatore più ottimista accetta più di veder applicata alle durezze della moderna società la logica delle favole." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2005)

"Non che il film di Pauil Weisz, 'In Good Company', sia un capolavoro, per carità, però è una discreta commedia forte in particolare di due qualità: la scelta di un tema interessante, quello dell'emarginazione di un cinquantenne, e la buona e credibile performance del protagonista Dennis Quaid, un attore sempre rimasto un po' in seconda linea che qui sa dare vita, passione e spessore umano, con l'alternativa calibrata di toni tra lo stupore, la rabbia, la frustrazione e la dignità, a un personaggio piuttosto ben congegnato di 'uomo dal vestito grigio' dei nostri tempi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 1 aprile 2005)
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