In fondo al bosco

ITALIA - 2015
3/5
In fondo al bosco
Inverno 2010. Dolomiti. Tommaso Conci, un bambino di 4 anni, scompare durante una festa in cui persone mascherate da diavoli, i Krampus, terrorizzano il paese con fruste e catene. Cinque anni dopo viene ritrovato un bambino senza nome e documenti. Il DNA coincide: è Tommi. Manuel, il padre, può finalmente riabbracciare il suo bambino. La madre Linda, invece, non riesce ad adattarsi a quella nuova situazione. Un sospetto scava dentro di lei: e se quel bambino non fosse davvero suo figlio?
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: MANUELA CACCIAMANI PER SKY CINEMA IN ASSOCIAZIONE CON ONE MORE PICTURES
  • Distribuzione: NOTORIUS PICTURES
  • Vietato 14
  • Data uscita 19 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

La commedia boccheggia, l’autorialità non fa testo: tocca ai nuovi attori dell’audiovisivo provare a cambiare scenario. A Netflix e ai suoi fratelli, a quella tv “all’americana” che lentamente, a fatica, senza fare sistema, prova a rimodellare il cinema italiano sul paradigma dei generi. Riecco il mélo (Alaska, che però è di Rai Cinema), il noir (Suburra), persino il thriller e l’horror.
Atmosfere quest’ultime di In fondo al bosco (produzione Sky Cinema in collaborazione con One More Pictures), che pesca dal doppio immaginario del paganesimo e dei dark tales per riadattarlo a casa nostra, tra le valli del Trentino. C’è il villaggio tranquillo con i segreti terribili, il bosco che bubola e il bambino che sparisce per tornare anni dopo, dal nulla. Ci sono quelli che si mascherano e quello che lo sono per davvero, diavoli. Tutto confezionato ad arte, come in un prodotto da esportazione.
Peccato che la regia di Lodovichi sia scolastica, i personaggi di contorno appena abbozzati e allo script manchi il coraggio di osare. Al registro allegorico/esoterico preferisce la psicanalisi familiare e addio horror. La prova però dei due protagonisti (Camilla Filippi e Filippo Nigro) convince e la sparizione del materno – nel paese delle Franzoni – è un sottotesto che inquieta davvero.

NOTE

- REALIZZATO CON LA COLLABORAZIONE DI TRENTINO FILM COMMISSION.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Si può fare buon cinema di genere fondendo cronaca nera, delitto di Cogne, sette sataniche, inchiesta su quel mondo di provincia che in Italia racconta solo, e quasi sempre male, la tv? Certo che si può e per una buona metà 'In fondo al bosco' fa sperare. Belle atmosfere, protagonisti convincenti, trama solida. Ma poi per tenere insieme tutte le sue troppe anime, il film si fa macchinoso, improbabile e scade nell'imitazione di tanto cinema di genere. Meno formule, più invenzione. Se no sa sempre tutto un po' di tavolino." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 novembre 2015)

"È un tipico spunto da film horror quello di 'In fondo al bosco' di Stefano Lodovichi, al suo secondo film. Anche se la classificazione non piace al regista, che preferisce considerarlo un thriller. (...) La materia c'è, abbondantemente. Tuttavia dell' horror viene evitata l'ineluttabilità degli snodi e la mancanza di tridimensionalità morale o psicologica. C'è anche la mano del regista, ma si ha sempre il sospetto che i film italiani abbiano timore di affondare nelle leggi 'di genere'." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 novembre 2015)
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