In Another Country

Da-reun na-ra-e-seo

COREA DEL SUD - 2012
3/5
In Another Country
Una giovane studentessa di cinema si rifugia con la madre a Mohang, in Corea. Per alleviare la noia di quel luogo isolato e lontano, la ragazza inizia a scrivere una bizzarra e vivace sceneggiatura che ha per protagoniste tre donne che si chiamano Anne...
  • Altri titoli:
    Da-reun na-ra-e-suh
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, DCP (1:1.85)
  • Produzione: JEONWONSA FILM CO.
  • Distribuzione: TUCKER FILM (2013)
  • Data uscita 22 Agosto 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

C’era bisogno di Isabelle Huppert perché Hong Sang-soo, tra i pochi del suo paese a non aver goduto della fortuna internazionale che ha baciato la new wave coreana, arrivasse in Italia.
In Another Country, il suo quindicesimo film, è un agile vademecum per conoscerne poetica e motivi. La Huppert, come gli altri protagonisti, interpreta tre parti differenti, tante quante sono le variazioni sul tema – l’arrivo di una francese a Mohang e l’accoglienza che suscita tra i locali – immaginate da una giovane sceneggiatrice, dietro la quale, facile intuirlo, si nasconde lo stesso Hong.
Le possibilità combinatorie del cinema, fucina che utilizza sempre gli stessi attrezzi per dar vita a storie ogni volta diverse, offrono una chiave metalinguistica per capire il senso dell’operazione. In Another Country è costruito come un intermezzo musicale, dove ritmo, ripetizioni e scarti si antepongono allo spartito narrativo rivelando uno sguardo sereno e distaccato sul mondo.
E se, con bonaria ironia, Hang registra il lost in translation della lingua e dei costumi che connette (sembra un controsenso) gli stranieri, il film ha una leggerezza colma di sfaccettature, che delega al registro ludico la spiazzante malinconia di un esilio.

NOTE

- IN CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI CANNES (2012).

CRITICA

"Tre variazioni sul tema dell'amore mancato, tre «episodi» che mettono in scena (quasi) gli stessi personaggi per riflettere - con molta ironia - sulla seduzione, sul fascino esotico ma anche sul rapporto tra realtà e sogni, apparenza e verità. Oltre a essere l'occasione, per il pubblico italiano, di conoscere un regista sudcoreano che in tanti hanno paragonato, per leggerezza e precisione psicologica, a Eric Rohmer. E 'In another country', in un altro paese, in concorso l'anno scorso al Festival di Cannes, è il film che i ragazzi della Tucker hanno deciso di distribuire nelle sale italiane per far conoscere il lavoro del regista Hong Sang-soo, primo di altri tre titoli ('Hahaha' del 2010, 'Oki's Movie' sempre del 2010 e 'The Day He Arrives', del 2011) che permetteranno di apprezzare quello che per molti storici del cinema è stato uno dei capostipiti del nuovo cinema coreano, accanto ai più conosciuti (in Italia) Kim Ki-duk, Park Chan-wook o Lee Chang-dong. (...) A fare da perno dell'operazione c'è una sorprendente Isabelle Huppert, meno trattenuta di altre volte e più libera di giocare con la propria immagine di star. Perché tutte e tre le sue Anne si portano addosso il fascino esotico della donna appassionata (sia quando ama che quando è tradita), disponibile agli incontri (per non dire alle avventure) a cui gli uomini coreani sembrano incapaci di resistere. E proprio il gallismo nazionale è uno degli obiettivi della satira di Hong Sang-soo, che non lesina battutacce anche sulla predisposizione alle ubriacature degli uomini, sulle grettezze e le invidie femminili, mentre tratteggia con leggerezza e sapienza una specie di ronde dei sentimenti repressi e delle azioni mancate, inseguendo un'idea di «eterno ritorno» della vita che alla fine permette a tutti di trovare un proprio posto e una propria piccola felicità." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 22 agosto 2013)

"Tra i lavori di Hong è forse il più lieve, e va detto che rispetto ad altri cineasti coreani assai più «pulp» (un nome per tutti: Park Chan-Wook, quello di Old Boy) questo regista 53enne ha un tocco ironico che gli ha fruttato - soprattutto nella critica francese, che lo adora - paragoni estremamente ingombranti, da Luis Buñuel a Eric Rohmer. Isabelle Huppert, a sua volta, gliene ha dedicato un altro nel diario che ha tenuto durante le riprese (pubblicato sul numero di ottobre 2012 dei 'Cahiers du Cinéma'). (...) Si, Hong Sang-soo dev'essere un tipo originale, il suo cinema è lì a testimoniarlo. In 'Another Country' è una magnifica occasione per scoprirlo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 agosto 2013)

"E mentre Hong Sang-soo ottiene il riconoscimento come miglior regista al festival di Locarno, grazie alla benemerita Tucker vede finalmente il buio delle sale italiane il penultimo film del maestro coreano, il magnifico 'In Another Country' presentato in concorso nel 2012 al festival di Cannes. Curiosamente, anche tra i cinephiles e gli esperti di cose asiatiche pare essersi fatta largo una sorta di pensiero che tende a considerare il regista sudcoreano come poco altro che un instancabile fautore della maniera di se stesso. Accostato a Eric Rohmer a causa di una serie di automatismi critici che nel corso degli anni sono diventati una vera e propria forma di pigrizia intellettuale, Hong si ritrova, ironicamente, a condividere con il maestro francese anche le accuse mosse alla penultima parte della sua produzione, ossia ripetere instancabilmente se stesso. (...) Filma i labirinti della parola come se fossero angosce e tormenti della carne e del cuore. Il suo è un teatrino minimale della commedia umana che si consuma in poche strade, qualche isolato, un paio di bar e a volte persino un ristorante. L'affetto, la simpatia e la severità che Hong nutre per i suoi personaggi è direttamente proporzionale alla profonda conoscenza che ne ha. Hong vi si muove con l'imperturbabile leggerezza di chi si trova a passare per caso e si ferma ad ascoltare una conversazione. (...) Il cinema di Hong è un 'cinema-cervello', crea dei territori, delle mappe, una topografia. I percorsi, però, non sono mai dati, quelli bisogna scoprirli da sé, e non è un caso che il regista ponga il proprio lavoro nella stessa dimensione d'incertezza dei suoi personaggi. In 'Mother Country' è un tassello esemplare della sua poetica. Una studentessa di cinema giunge a Mohang, piccola località sul mare, e annoiata inizia a fantasticare intrecciando storie che daranno corpo forse a un film, a un altro racconto. (...) Hong, attraverso le ronde dei suoi film, ripensa gli equilibri del mondo. La precisione con la quale piazza la macchina da presa dai corpi dei suoi protagonisti, l'attenzione con la quale li colloca nel paesaggio, la modalità attraverso le quali filma le derive sentimentali come piccoli terremoti esistenziali. Hong Sang-soo è un ironico e spietato costruttore di congegni filmici nei quali riflettere il progressivo annullarsi del senso e del mondo. E ogni volta che ci inoltriamo in un suo film ci ritroviamo come per incanto, grazie al magistero del cinema, in un altro paese." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 22 agosto 2013)

"Tre personaggi in cerca di un 'altro Paese'. È quanto racconta il penultimo lavoro del sudcoreano Hong Sang-soo che prende a prestito la musa francese Huppert e le costruisce attorno un universo tra il comico e il poetico. L'attrice interpreta tre personaggi di nome Anne che in tre diversi episodi del film giungono nella città marittima di Mohang. (...) In un 'divertissement' di incroci, simmetrie, sorprese e avvolgente levità, la magnifica Isabelle/Anne - che occasionalmente si esprime in inglese - funge da testimone dell'attraversamento/distruzione dei confini, a partire da quelli linguistico-espressivi. Già in concorso ufficiale a Cannes 2012, 'In Another Country' è stato inserito dalla prestigiosa rivista francese Cahiers du Cinéma tra i cinque migliori titoli del 2012." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 22 agosto 2013)
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