Illusioni perdute

Illusions perdues

FRANCIA - 2021
4/5
Illusioni perdute
Francia, XIX secolo. Lucien è un giovane poeta in cerca di fortuna. Nutre grandi speranze per il suo futuro ed è deciso a prendere il controllo del proprio destino abbandonando la tipografia di famiglia e tentando la sorte a Parigi sotto l'ala protettrice della sua mecenate. Rifiutato dalla società aristocratica parigina per le sue umili origini e la sua relazione pericolosa con la baronessa, si ritrova solo, senza un soldo, affamato e umiliato e cerca vendetta scrivendo articoli controversi. All'interno della Parigi tanto ambita, trova un mondo cinico dove tutto - e tutti - possono essere comprati e venduti.
  • Altri titoli:
    Lost Illusions
  • Durata: 144'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "Le illusioni perdute" di Honoré de Balzac
  • Produzione: OLIVIER DELBOSC, SIDONIE DUMAS PER GAUMONT, FRANCE 3 CINÉMA, PICTANOVO, GABRIEL INC., UMEDIA
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES
  • Data uscita 30 Dicembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Tratto dalla parte centrale del capolavoro di Honoré de Balzac, Illusions perdues racconta ascesa e caduta di un poeta nella Francia del XIX secolo ed è naturalmente un film contemporaneo. Possono mutare costumi e scenografie, ritualità e gerarchie, ma è difficile trovare un’altra storia del passato capace di interrogare il presente e le sue contraddizioni e i suoi conflitti.

Illusions perdues – che ha già tutto nel titolo – è un film sull’avvento del capitalismo, sulla supremazia del mercato, sulla legge del profitto, sul giornalismo come arma e merce di scambio, sulla forza delle bufale, sulla prevalenza della comunicazione sul messaggio. Ed è anche un film sulla critica come esercizio di potere, pizzino per conto terzi, sguardo feroce su un mondo perbene quanto cannibale.

Operazione sontuosa che usa e ribalta le marche tipiche del polpettone storico, è un punto di arrivo nel percorso di Xavier Giannoli, autore che continua a ragionare al confine tra realtà e messinscena e sulle distorsioni della verità. La scelta intelligente di isolare il cuore del romanzo sfrondando buona parte della prima e tutta la terza parte non solo permette di focalizzare meglio il vulnus ma è a suo modo anche un atto di fede al cinema, alla sua visione e al suo formato (due ore e mezza, comunque meno di una miniserie).

Seguendo le tracce di Balzac, Giannoli fa del suo film un romanzo di formazione e un affresco socio-culturale, una commedia degli intrighi e una tragedia nazionale, teatro e cronaca. La storia è quella di Lucien, provinciale che lavora nella tipografia del cognato e scrive poesie che incantano una nobildonna.

Credits: Roger Arpajou (CURIOSA FILMS; GAUMONT; FRANCE 3 CINEMA; GABRIEL INC. UMEDIA)

L’ambizione lo conduce in una Parigi in pieno progresso, entra nel giro della stampa d’opposizione e in poco tempo capisce le regole del gioco: avere nemici di talento, vendersi al miglior offerente, anticipare le mosse altrui. Ma sarà proprio l’ambizione a trascinarlo nel baratro: a quale mondo appartiene?

Cast imponente, guidato dall’ottimo Benjamin Voisin: citiamo almeno Gérard Depardieu (supremo editore corrotto), Vincent Lacoste (l’amico-mentore), Cécile de France (la prima protettrice, un po’ Bovary), Xavier Dolan (il nemico amatissimo), Jean-François Stévenin (scomparso da poco, è colui che decide il destino degli spettacoli).

Un film moderno, liberissimo, sfrontato nonostante le apparenze, con la voce narrante che accompagna e chiosa senza soggiogare le immagini e i personaggi di questa società tribale, fiera della sua falsa verginità, che si muovono nel crinale tra vignette satiriche e fantasmi che rivendicano una presenza nel mondo. Come tutti i classici, Illusions perdues continua a esercitare un’influenza unica per la sua capacità di ficcarsi nell’inconscio: a Giannoli il merito di una rilettura che è soprattutto una nuova scoperta.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, FRANCE TÉLÉVISIONS, CINÉ +, ORANGE STUDIO, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA DE L'IMAGE ANIMÉE, LA RÉGION ILE-DE-FRANCE ET DE LA RÉGION HAUTS-DE-FRANCE; IN PARTNERSHIP CON CNC, IN ASSOCIAZIONE CON UFUND, ORANGE STUDIO; IN COLLABORAZIONE CON: TAX SHELTER DU GOUVERNEMENT FÉDÉRAL DE BELGIQUE E INVESTITORI DEL TAX SHELTER.

- COPRODOTTO DA CÉDRIC ILAND E BASTIEN SIRODOT.

- PREMIO CÉSAR 2022 PER: MIGLIOR FILM, MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (VINCENT LACOSTE), MIGLIORE PROMESSA MASCHILE (BENJAMIN VOISIN), MIGLIOR ADATTAMENTO, MIGLIORE FOTOGRAFIA, MIGLIORE SCENOGRAFIA, MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Nel confronto con uno dei capolavori di Balzac e un grande classico ottocentesco, Xavier Giannoli - il film era in concorso alla Mostra di Venezia e dal 23 in sala a Roma, Milano, Torino, Bologna, dal 30 in tutta Italia - costruisce un gioco di specchi col presente che immerge lo spettatore nelle atmosfere di due secoli fa disseminandovi rimandi che da quel mondo portano al nostro. Ma non è solo questo a renderlo l' opera più riuscita del regista francese che rispetto al romanzo (...) si muove liberamente, e concentrandosi sulla seconda parte elimina, modifica, riadatta (sua la sceneggiatura insieme a Jacques Fieschi) e tra la voce off del narratore e i dialoghi taglienti dei personaggi ne restituisce il carattere universale.Questo ritmo fluido sottrae il film alla rigidità dell' opera in costume infondendogli una vitalità che nella regia mette al centro gli attori(...) li accorda alle atmosfere vivaci e corrotte di quella scena parigina del 1820 per mostrare di ogni personaggio una dimensione molteplice e contemporanea." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 dicembre 2021)

"Giannoli prova a tradurre in immagini la materia già molto cinematografica di questa prima parte del fluviale romanzo in cui Balzac metteva alla gogna il mondo ben noto del giornalismo, teatro, editoria: e ci riesce benissimo senza essere retorico né pedante, valori e non valori sono naturali, materia bio fosforescente. L' arrivo a Parigi di Lucien (...) accade negli anni 20 dell' 800, secolo di restaurazione, ed è proprio la dolce vita. Tutto in vendita, soprattutto l' onore: scrittori e giornalisti pronti a cambiare idea, editori senza ideali, attrici senza talento, un mondo vestito a festa ma senza morale che organizza false notizie e macchine del fango, mentre Balzac fa rincorrere nei romanzi gli stessi personaggi, come in un serial già pronto al ciak. Rispettoso ma non oleografico, sontuoso e viscontiano, drammaticamente marcio dietro al dècor, Illusioni perdute ci porta a domicilio, grazie anche al perfetto cast (...), la spaventosa attualità di quel seme della comunicazione peggiorata nel tempo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 dicembre 2021)

"La «comédie humaine» di Balzac è stralci di vita di oggi e, se è vero che il regista Xavier Giannoli (Marguerite) mostra la nascita della comunicazione di massa, sono vere anche le ferite di una società che ha dilapidato due secoli come Lucien ha bruciato stima e quattrini. Illusioni perdute è uno specchio nel quale il terzo millennio si vergogna di rivedersi, scoprendo di non aver imparato niente in due secoli. Non si salva l' editoria. Precipita la cultura. L' arte. L'uomo in generale." (Stefano Giani,'Il Giornale', 30 dicembre 2021)

"Giannoli e il suo sceneggiatore Jacques Fieschi si concentrano sulla parte centrale del romanzo, quella più famosa, con l' ascesa e la rovina parigina, e aggiustano in maniera esemplare alcuni passaggi narrativi per renderli più funzionali (compreso un elegante colpo di scena finale). La voce narrante e i dialoghi sono in parte di Balzac, in parte "alla maniera di", con frasi fulminee che tendono all'aforisma. Perfetto il cast di attori giovani e meno giovani (...). La regia, tambureggiante, usa musiche settecentesche, da Vivaldi a Mozart, a mostrare un sovrapporsi di tempi storici. Ma quando entra in scena il personaggio più commovente, Coralie, l'attrice amante di Lucien, in colonna sonora entrano le note, tutte romantiche, di Schubert, secondo la lezione del Kubrick di Barry Lyndon." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 30 dicembre 2021)
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