Illégal

BELGIO, LUSSEMBURGO, FRANCIA - 2010
Illégal
Tania e suo figlio di 14 anni Ivan sono arrivati illegalmente in Belgio dalla Russia e per otto anni hanno vissuto in clandestinità, sempre in fuga dalla polizia per evitare di essere arrestati o espulsi. Tuttavia, sfuggire alle autorità non è semplice e infatti, un giorno, madre e figlio vengono scoperti e separati l'uno dall'altra: Tania viene arrestata mentre Ivan riesce a fuggire. Durante la sua detenzione la donna cercherà di avere notizie di suo figlio e nel frattempo di trovare il modo per evitare l'espulsione.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: VERSUS PRODUCTION, IRIS PRODUCTIONS, DHARAMSALA, PRIME TIME, RTBF
  • Distribuzione: ARCHIBALD FILM
  • Data uscita 19 Novembre 2010

NOTE

- PRESENTATO ALLA 49. 'SEMAINE DE LA CRITIQUE' (CANNES, 2010).

CRITICA

"Un coltello per cancellare il passato. Non serve che sia affilato, basta arroventarlo e passarlo sui polpastrelli. Fa un male cane ma le impronte digitali spariscono, si può ricominciare da capo. E una scelta estrema, ma nella vita di Tania, donna delle pulizie, ex-insegnante di francese, un figlio di 13 anni, tutto è estremo. È russa, ma potrebbe venire da cento altri paesi. (...) Girato come un reportage, costruito come un melodramma, 'Illegal' di Olivier Masset-Depasse discende dal cinema dei fratelli Dardenne, belgi anche loro; con meno rigore forse, ma con un'energia, una crudezza, uno strazio, che vanno oltre il film-denuncia (malgrado tutto, oggi tocca sempre più spesso al cinema rendere visibile l'invisibile, dar forma all'informe). Tolto il breve prologo siamo sempre nel centro di detenzione e l'intero film passa attraverso Tania, i suoi occhi, il suo corpo. Con lei scopriamo la vita quotidiana del centro, le storie delle altre detenute, i metodi inaccettabili della Legge (...) Se ne esce sgomenti e parzialmente speranzosi. Il Belgio è piccolo, l'Europa è grande. Ci piace immaginare che quell'improvviso gesto di solidarietà, da non anticipare, potrebbe accadere anche in Italia. Ma non ne siamo così certi." (Fabio Ferzetti, , 'Il Messaggero', 19 novembre 2010)

"Masset- Depasse sceglie un'immagine 'documentaria', primi piani, una certa vicinanza ai personaggi, specie la protagonista e le donne che man mano incontra nella sua detenzione. Il cinema dei Dardenne non è però il suo riferimento, penso a un film come 'Lorna', magnifico, in cui lo sfruttamento del corpo nell'economia globale è messo a nudo con agghiacciante lucidità. 'Illegal' racconta invece una pratica, quella appunto dell'espulsione e insieme a essa un quotidiano che su questo si forma. Fatto dunque di paura, debolezza, che rende ciascuno ricattabile, e facilmente preda dello sfruttamento. Accade tutti i giorni, e giustamente sotto ai nostri occhi, il fatto di iniettare la cronaca in una scommessa emozionale (anche se sappiamo pochissimo o quasi nulla delle donne che compaiono nel film) la rende più 'vera'. E magari aiuta un po' a uscire dai luoghi comuni della demagogia." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 19 novembre 2010)
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