Il volto di un'altra

ITALIA - 2011
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Il volto di un'altra
Bella, attraente e giovane donna, conduce un famoso programma televisivo sulla chirurgia estetica insieme a suo marito Renè, che invece è il medico che effettua le operazioni agli ospiti che intervengono all'interno del programma. Purtroppo, però, le cose non vanno come dovrebbero andare e Bella viene licenziata a causa di un calo di ascolti. Non può accettare che la sua carriera si interrompa in questa maniera; in preda alla disperazione lascia lo studio ma, sulla via di casa, rimane gravemente ferita in un incidente d'auto. Il suo volto è sfigurato, ma Bella decide di sfruttare la situazione per rilanciare la sua immagine: si fa ricostruire il volto dal marito proprio durante la diretta televisiva, nella speranza di riuscire ad attirare l'attenzione del pubblico. Ricoverata in una clinica tra le montagne incontaminate del Sud Tirolo, Bella attira così l'attenzione di molte persone che, curiose, si chiedono come sarà il suo nuovo volto...
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: TILDE CORSI E GIANNI ROMOLI PER R&C PRODUZIONI, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2013)
  • Data uscita 11 Aprile 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Una villa immersa nei boschi. Tra passeggiate rigeneranti e inquietanti bende, infermiere-veline e "purghette", un manipolo di disperati "lifting addicted" trascorre le proprie giornate. Il dottor René (Alessandro Preziosi) è il guru della clinica, sua moglie Bella (Laura Chiatti) la conduttrice di un popolare show televisivo sulla chirurgia estetica. Proprio lei, non più gradita allo sponsor della trasmissione, viene prima licenziata poi costretta ad una lunga degenza in seguito ad un brutale incidente automobilistico, causato involontariamente da Tru Tru (Lino Guanciale), operaio della villa. "Volto sfigurato", la versione ufficiale: ma dietro quelle bende si nasconde l'inganno con cui provare a rilanciare la propria carriera.
L'importanza effimera dell'immagine, la spettacolarizzazione del dolore, la chirurgia plastica con cui ormai si è irrimediabilmente deturpato il concetto di audience: Pappi Corsicato non fa mistero di voler costruire un'iperbole continua per riflettere/giocare sull'inesistenza della verità (e la sua "riformulazione") in un mondo che, continuamente esposto alla luce dei riflettori, è rimasto definitivamente accecato. Non ci mostra nulla di nuovo, Il volto di un'altra, anzi conferma l'ormai completa adesione del regista napoletano ai canoni estetico-narrativi del cinema di Almodovar (si pensi alla Pelle che abito), cineasta con il quale mosse i primi passi come assistente alla regia. E' altrettanto vero, però, che mescolando vari generi e registri - e portando all'estremo il citazionismo (da Billy Wilder a Occhi senza volto, fino al sogno del Grande Lebowski - il film tenta di riaggiornare, attraverso la chiave del grottesco, questioni già sollevate nel corso degli ultimi 30 anni. Con un finale - quello della clinica invasa dal liquame - che magari avrebbe fatto sorridere gente come Buñuel e Ferreri.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI (MIBAC), BLS (BUSINESS LOCATION SÜDTIROL-ALTO ADIGE), MEDIA PER LO SVILUPPO ALLE SCENEGGIATURE, REGIONE LAZIO.

- IN CONCORSO ALLA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2012).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2013 PER: MIGLIOR SOGGETTO, ATTRICE PROTAGONISTA (LAURA CHIATTI) E COSTUMI.

CRITICA

"Pappi Corsicato è sicuramente uno dei pochi registi italiani capaci di creare immagini e personaggi non convenzionali. E che si imprimono nellameoria. Così accade anche in questo 'Il volto i un'altra' (...) dove l'ossessione dell'apparire - agli altri e in televisione - ha suggerito al regista (e ai suoi cosceneggiatori Gianni Romoli e Monica rametta) l'idea di una clinica di chirurgia estetica che è anche set per un programma tivù (...). A Corsicato (...) lo sviluppo della storia e psicologie dei personaggi sembrano interessare meno della possibilità di dare libero sfogo al suo talento e alla sua fantasia creativa (...) oltre che alla sua voracità cinefila (si perde il conto delle citazioni e dei rimandi, da Franjou ai fratelli Coen fino ad Almodovar). L'ironia è sparsa a piene mani, senza paura delle contaminazioni farsesche o di scivolate nel triviale, ma alla fine non riesci a non pensare che gli obiettivi siano un po' datati (dalla tivù come fiera popolare all'ossessione per l'estetica) e l'energia creativa finisca per girare a vuoto." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 13 novembre 2012)

"Il simpatico e brillante Pappi Corsicato, per questo suo 'Il volto di un'altra' ha preso un frullatore e ci ha buttato dentro un sacco di cose prese dal suo capace zaino di cultura cinematografica. La commedia degli equivoci nelle sue diverse declinazioni (un po' di gusto francese e un po' di 'sophisticated'), i nostri telefoni bianchi, l'Hitchcock più leggero e brillante, e Fellini di cui prende di peso alcuni riferimenti in 'Otto e mezzo' nella concezione scenografica (o coreografica sarebbe forse meglio dire) della lussuosa clinica che è al centro della storia, quando il mago della chirurgia estetica Alessandro Preziosi è contornato dalle sue adoranti pazienti. Tutto non sappiamo bene se con un intento ma di certo con un esito soprattutto parodistico. (...) andrebbe tutto bene se l'esilissimo e fragilissimo divertimento si accontentasse di essere tale, e se non infliggesse la morale sulla dittatura dell' apparenza e sul potere corruttore dei media." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 13 novembre 2012)

"(...) parte benissimo, poi si siede e non si rialza. Eppure gli ingredienti per una black comedy sulla chirurgia plastica e altri miti pop c'erano tutti. (...) scopre troppo presto le carte (la Chiatti sfigurata da un grottesco incidente, segue piano criminale) e finisce per perdersi dietro una cattiveria tutta di facciata." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 novembre 2012)

"Lo sguardo di Corsicato è caustico, acido, estroso pop, «neon-realista», al servizio di una storia sull'ossessione del bisturi, sulla nostalgia di una perfezione irraggiungibile. (...) È una costruzione visiva «kitsch e sofisticata» senza grovigli sentimentali, un ragionamento senza il dito puntato sull' esteriorità e sulla superficie, può piacere ai cinefili." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera', 13 novembre 2012)

"Un «disordine ordinato», una torta deliziosa, dai piaceri schermici stratificati e ibridi, che solo lui sa adornare così, con ciliegine di 'musical'. Un «big carnival» attorno alla deturpazione facciale di una superstar tv. (...) Corsicato crea una colonna sonora (e una gestualità recitativa parabrechtiana) da film Disney di Robert Stevenson anni 60 che ha il compito di smuovere le immagini e alzare o abbassare l'ironia del racconto e la qualità della farsa (affidando alla suora Iaia Forte un ruolo da Kathleen Freeman)." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 13 novembre 2012)

"Il nuovo lavoro di Pappi Corsicato, regista amato per il suo visionario sarcasmo ('I buchi neri', 'Il seme della discorda') (...) inciampa a cominciare dal tema ormai abusato: lo strapotere della tv, della cultura dell'immagine con annessa ossessione per la chirurgia estetica. Benché il regista napoletano pratichi con eleganza la commedia glamour e surreale, stavolta tutto l'impianto soffre di una buona dose di «già visto», in cui è la stessa realtà - quella dei reality, appunto - ad aver superato di gran lunga la fantasia". (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 13 novembre 2102)

"Un «ballo in maschera» sul palcoscenico della nostra vita, tra telestar idolatrate dalle folle, chirurghi estetici imbroglioni, signore pronte a tutto pur di cambiarsi i connotati." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 13 novembre 2012)

"Una favola gotica su l'essere e l'apparire, una commedia colorata e grottesca tra 'glamour' e 'funny horror' ispirata alla moda e al cinema Giapponese. Con omaggi e riferimenti che spaziano tra generi e autori del cinema italiano e americano. (...) Se i temi messi in gioco sono assai interessanti - l'ossessione per la bellezza e la giovinezza, la spettacolarizzazione della cronaca da parte dei media - il film resta però schiacciato dallo stile del regista che in cerca dell'antinaturalismo sfocia nella maniera. E la trivialità di alcuni personaggi (...) non è certo funzionale alla comicità della storia." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 novembre 2012)

"(...) un film clinico-scatologico, con predominanza di WC, purghe e acque nere reflue che tracimano con inutile sgradevolezza visiva. (...) Lo spettatore non capisce il perché di tanto ambaradam, visto che il racconto non decolla su una pista precisa. Né commedia spensierata' né denuncia del mondo mediatico (...)." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 13 novembre 2012)

"(...) 'Il volto di un'altra' è il solito pasticcio cinefilo nel quale confluisce di tutto: i mélo di Douglas Sirk, 'L'asso nella manica' di Billy Wilder, 'Occhi senza volto' di Georges Franju, 'Il grande Lebowski' dei Coen, il kitsch riveduto e corretto, un po' di bianco e nero, un pizzico di Faust e di maschere che sarà meglio non definire 'pirandelliane', il balletto gay, pure il mitico servizio fotografico 'Makeover Madness' di Steven Meisel, espressamente copiato più che citato." (Michele Anselmi, 'Il Secolo XIX', 13 novembre 2012)

"Corsicato, da sempre il più eccentrico fra gli autori italiani della sua generazione (Napoli, 1960) radicalizza la vena grottesca, surreale e pop dei suoi film precedenti, da 'I buchi neri' a 'Il seme della discordia'. Stavolta è di scena il cinismo di un 'milieu' che vive di immagine e che verrà punito «solo» da una nemesi della realtà. (...) un film che occhieggia ad Almodovar e qua e là sparge fellinismi, non senza divertire la platea." (Oscar Iarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 13 novembre 2012)

"Tema alto metaforico, contesto pop, svolgimento grottesco, risultato discontinuo (...) Nella miscela personale del 'già-visto', tipica di Corsicato, qui c'è uno sviluppo rigido della sceneggiatura, con un finale che lascia perplessi". (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 13 novembre 2012)

"(...) deliziosa fiaba nera sul culto dell'immagine dell'odierna società dello spettacolo, una corrosiva stilettata a tv, ossessione per la bellezza e ipocrisia dei valori socialmente e politicamente corretti." (Boris Sollazzo, 'Pubblico', 13 novembre 2012)

"Lifting, potere tv e cultura dell'immagine dove non è escluso alcun colpo basso. Il tutto in una veste surreal-patinata con volontà di ironia." (Francesco Gallo, 'Gazzetta del Sud', 13 novembre 2012)

"Tra grottesco, favolistico e paradossale Corsicato sembra un autore alla ricerca del tempo perduto (sono lontani i tempi di 'Libera' e 'I buchi neri') finendo fra le braccia di una commedia sfilacciata che strizza l'occhio all' Almodovar di 'La pelle che abito' in una sorta di vorrei ma non posso. Un brutto passo falso." (Claudio Fontanini, 'Italia Sera', 13 novembre 2012)
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