Il velo dipinto

The Painted Veil

AUSTRALIA - 2006
Il velo dipinto
Inghilterra, 1925. Kitty è una giovane donna dell'alta società inglese che viene messa sotto pressione dalla madre perché trovi un marito. La scelta cade sul dottor Walter Fane, un serio batteriologo dal futuro promettente ma dalle origini tutt'altro che nobili. Subito dopo le nozze, la coppia si trasferisce a Shanghai e Kitty, troppo spesso sola e annoiata, ben presto trova conforto nell'amicizia con Charlie Townsend, il viceconsole inglese di cui poi s'innamora, ricambiata. Venuto a conoscenza del tradimento della moglie, Fane decide di trasferirsi a Wei-tan-fu, una remota località all'interno del territorio cinese funestata da un'epidemia di colera. L'estremo isolamento aiuterà Kitty e Walter a riavvicinarsi l'un l'altro superando rancori e difficoltà.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di W. Somerset Maugham
  • Produzione: WIP, STRATUS FILM CO., BOB YARI PRODUCTIONS, CLASS 5 FILMS, THE COLLETON COMPANY, EMOTION PICTURES, THE MARK GORDON COMPANY, WARNER CHINA FILM HG CORPORATION
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2007)
  • Data uscita 23 Febbraio 2007

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Inghilterra, 1925. La giovane e high society Kitty (Naomi Watts) viene spinta dalla madre a prendere marito. La scelta cade sul batteriologo Walter Fane (Edward Norton), serio e compito. Subito dopo le nozze, la coppia si trasferisce a Shanghai: Walter è tutto assorbito dalla sua professione, Kitty si getta tra le braccia del vice-console britannico Charlie Townsend (Liev Schreiber). Venuto a conoscenza del tradimento della moglie, Fane decide di trasferirsi a Wei-tan-fu, una remota località nell'entroterra cinese funestata da un'epidemia di colera. Walter ignora tenacemente la moglie, ma è una situazione destinata a mutare… Il velo dipinto diretto da John Curran è il terzo adattamento per il grande schermo del romanzo The Painted Veil di W. Somerset Maugham (1925), dopo l'infedele trasposizione con Greta Garbo realizzata dalla MGM del 1934 e Il settimo peccato del 1957 diretto da Ronald Neame e interpretato da Eleanor Parker. Ed è superiore a entrambi gli antecedenti. Già lucido osservatore dei Giochi dei grandi, Curran utilizza il datato romanzo di Maugham per tradurre in immagini e suoni l'amore ai tempi del colera, ovvero il mutevole hic et nunc delle relazioni di coppia. E ci riesce bene, prendendo a piene mani dal solito impeccabile Edward Norton, dalla misurata Naomi Watts - entrambi potrebbero sembrare a mezzo servizio, ma questo chiede il copione - e un convincente Toby Jones, che dopo il Truman Capote di Infamous qui si ritaglia la parte del colonialista dissoluto. Non solo, bravura di Curran è la capacità di soffermarsi sui frammenti del discorso amoroso in chiave paradigmatica, ovvero astorica, e insieme di non relegare nel fuoricampo il contesto socio-politico del film, percorso dai bacilli del colera e dai fermenti antibritannici...

NOTE

- REMAKE DEL FILM OMONIMO DIRETTO DA RICHARD BOLESLAWSKI NEL 1934, CON GRETA GARBO E HERBERT MARSHALL NEI RUOLI DEI CONIUGI FANE.

- GOLDEN GLOBE 2007 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

CRITICA

"'Il velo dipinto' era un romanzo di William Somerset Maugham del 1925 finito una prima volta sullo schermo nel 1934, protagonista Greta Garbo. Ci torna adesso John Curran ('I giochi dei grandi') facendoselo riscrivere per il cinema da Ron Nyswaner, lo sceneggiatore di 'Philadelphia'. Lo schema, abbastanza fedele al romanzo sia pur sintetizzato e prosciugato, ci porta nella Cina dei venti dove approda una coppia inglese male assortita. (...) La parte migliore, anche dal punto di vista della rappresentazione, è quella della coppia a tu per tu con il colera, in una autentica cornice naturale cinese - laghi, montagne, villaggi - che tanto più affascina quanto più in mezzo son descritti orrori, morti, rovine. E si fa seguire anche la progressiva evoluzione della protagonista verso una redenzione che, alla fine, le porterà anche l'amore. Non si può dire lo stesso per gli interpreti che se ne fanno carico. Non solo Edward Norton, un marito quasi totalmente inespressivo, ma la stessa Naomi Watts, già vista con Curran ne 'I giochi dei grandi', che, a parte il ricordo folgorante di Greta Garbo in quella parte, ha poca luce, con colori sempre un po' smorti. Mentre il film, come il precedente, voleva che tenesse sempre la scena. Dominandola." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 22 febbraio 2007)

"Affidandosi a interpreti di qualità il regista John Curran mette accanto all'eccellente Watts l'acre Edward Norton nella parte di Walter e Toby Jones (il Capote di 'Infamous') in un colorito ruolo di fianco. C'è un tentativo di andare oltre Maugham trascurandone gli aspetti patetici e misticheggianti, evocando le problematiche relative alla presenza occidentale in Asia. Un mèlo girato con eleganza e un impegno magari degno di miglior causa." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 23 febbraio 2007)

"'Il Velo Dipinto' di Curran, remake del film con Greta Garbo del 1934 è un dramma sentimentale che declina l'amore vero, quello che prende forza dal tempo invece di perderla. Pur fra alti e bassi e con qualche passaggio lento di troppo, il film coinvolge, trascina in un immaginifico viaggio nella Cina anni Venti e scompagina beffardamente certezze e previsioni. Proprio come la vita." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 23 febbraio 2007)

"'Quando mai una donna ama un uomo per le sue qualità?'. In quest'interrogativo retorico c'è la prima verità del 'Velo dipinto' di Somerset Maugham (Adelphi). Esso ha il suo peso nella sua terza versione cinematografica - sceneggiata da Ron Nyswaner ('Philadelphia') per la regia di John Curran -, che giunge su iniziativa di Edward Norton, produttore e interprete del film. Se quell'osservazione sintetizza tante reali infelicità, il film ricostruisce anche l'esotismo di un'epoca (la Cina 1925-1927) con grande garbo e piccola spesa. C'è un ritorno di buon gusto nel riscoprire Maugham (un anno fa usciva 'La diva Julia') e il suo disincanto, per decenni fonte d'ispirazione di molti registi: sono venticinque i film tratti, prima di questo, dai suoi romanzi. (...) 'Il velo dipinto' spiegherà agli italiani che lo scisma anglicano è stato, fra quelli protestanti, il meno massimalista. Lo si nota dalla relativa propensione all'indulgenza di Maugham - nato a Parigi, del resto - per chi non consideri l'adulterio il peggiore dei mali. (...) Il destino prevarrà, ma solo dopo aver fatto riflettere senza annoiare." (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 23 febbraio 2007)

"Non è vero che oggi in dvd si trova tutto, ci sono film irreperibili. Uno di questi è 'Il velo dipinto' (1934) con Greta Garbo, che smaniavo di mettere a confronto con l'attuale versione firmata John Curran. (...)
L' accostamento fra le due versioni di 'Il velo dipinto' (ce ne sarebbe una terza del ' 58, 'Il settimo peccato', con Eleanor Parker) costituisce un' interessante occasione di toccare con mano le differenze fra cinema antico e moderno. Eliminati i melensi riferimenti alla spiritualità del Tao, che costituirono l'attrattiva dei romanzi di Maugham per i lettori del suo tempo, la sceneggiatura di Ron Nyswaner ricompone il racconto in maniera originale e intanto ne allarga la visuale storico-politica. Ma non è del tutto netto il giudizio sulla presenza occidentale nel Terzo mondo: imperialismo o 'fardello dell'uomo bianco'? Il raccontino diventa un'immersione totale nella realtà geopolitica di un cinema che ormai va a cercare gli sfondi e i tipi veri o similveri in uno sforzo rispettabile ma efficace fino a un certo punto. La Watts e Norton prendono il tutto con coscienza e serietà; e se la cavano onorevolmente accollandosi l'antipatia che emana dai rispettivi personaggi."
(Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2007)

"Uno di quei film di cui non si sente la mancanza, anche se è risaputo che esistono molti fedeli al cinema così: letterario, scenografico, di bei costumi e suggestive ambientazioni. (...) Una vera bufala. I due manichini sono Naomi Watts e Edward Norton. E nessun luogo comune ci viene risparmiato, a partire dalla figura dell'inglese che ha messo radici coloniali e si è spogliato delle convenzioni di provenienza." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 marzo 2007)
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