Il tempo delle mele 3

L'étudiante

FRANCIA - 1988
Il tempo delle mele 3
In una stazione sciistica delle Alpi francesi, Ned incontra Valentine. Lui è un giovane compositore, fa parte di una band e ha gran fortuna con le donne; lei insegna alle elementari, ma è iscritta alla Sorbona. I due si ritrovano a Parigi per puro caso e iniziano una relazione ma Valentine non intende rinunciare ai suoi esami, né lui può evitare le tournèes. Segue così un periodo snervante di fugaci appuntamenti in varie città francesi e di ossessionanti telefonate, ma Valentine è tenace e un po' irritante. Infatti, Ned confessa a un collega - tramite segreteria telefonica - che la ragazza è bella, brava e colta, ma a volte un po' pesante, specie per un tipo come lui, che prende la vita come viene e non brilla certo quanto a erudizione. Valentine sente il messaggio e decide di lasciarlo, ma durante un difficile esame si abbandona a un ardito paragone tra l'amore come lo intendeva Molière e i problemi della coppia attuale: per fare una coppia vera l'attrazione non basta, ci vogliono stima, rispetto, senso di responsabilità e accettazione totale dell'altro. Ned, che assiste all'esame, comprende così i veri sentimenti di Valentine.
  • Altri titoli:
    Il tempo delle mele III
    Die Studentin
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - EASTMANCOLOR
  • Produzione: T.F.I. FILMS PRODUCTION, GAUMONT PARIS, TIGER ROMA
  • Distribuzione: COLUMBIA TRI STAR FILMS ITALIA (1989) - VIVIVIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Si segue con simpatia. Ai personaggi, Danièle Thompson ha dato fisionomie gradevoli e verosimili, con quel tanto di cultura nel fondo, specie nei dialoghi, che serve per ricordare, sia pure alla lontana, Rohmer, e Pinoteau la sua commedia con sentimenti l'ha portata avanti con mano sicura: agile nei ritmi, preciso nel sottolineare stati d'animo e caratteri, forse solo un po' troppo aperto al patetico in quel finale in cui la citazione del Misantropo serve per sciogliere i nodi sentimentali della coppia. Riscattandosi però anche qui con un senso preciso dell'ambientazione e con una freschezza nell'affrontare il tema dell'amore da sfiorare in qualche momento certe atmosfere di Truffaut. Rievocate anche da Sophie Marceau protagonista: così bella, calda ed intensa da far pensare a Isabelle Adjani." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 Febbraio 1989)

"Nel n° 1 del popolare ciclo intitolato alla verde età Sophie Marceau conosceva da ragazza il peso del primo amore e da signorina la forza della sessualità (molta lievità la prima volta, molta grevità la seconda volta). Sembrava che non dovesse esserci un seguito e destava quindi sorpresa l'annuncio d'un n° 3. (...) In breve il regista Pinoteau concede alla cara Valentine la specializzazione con un discorso sulla posizione sociale della donna in Molière e sulla bellezza della passione in De Musset. Non si scherza con l'amore, dirà la bella 'prof' al musicista, che per conto suo ha fallito con il cinema, ma non si arrenderà facilmente perché potrà confidare su una moglie ideale, bisbetica ma fervida. Molte ingenuità, nell'interpretazione soprattutto e - in più - una schietta apertura culturale: non capita sempre nei film sentimentali d'intrattenimento. Quanto alla colonna sonora autentica del film, è di Kosma e lancia una canzone ovviamente sull'amore affidata a Katerine Kruger." ('La Stampa', 24 Dicembre 1988)

"Il tema di questo piccolo film, svolto a scenette come un 'Addio, giovinezza' degli anni 80, s'ingigantisce sulla misura dei sublimi modelli letterari e propone un'imprevista problematica culturale: fra l'amore e l'indipendenza personale qual è la cosa che conta di più? Il tutto è così tipicamente francese da risultare impensabile sotto altri cieli: ve lo immaginate due giovani italiani che, per risolvere il loro problema sentimentale, si rispecchiano nei personaggi dei 'Promessi sposi'? Insomma stai ancora pensando di assistere a un film grazioso e stupidino che il regista Linoteau ti rivela improvvisi sottofondi intellettuali. Sophie Marceau è diventata una vera bellezza, Vincente Lindon è simpatico, il loro duetto è gradevolmente plausibile. Gli altri (come sempre nelle vere storie d'amore) contano poco." (Tullio Kezich, "Repubblica", 6 Gennaio 1989)
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