Il suo nome è Tsotsi

Tsotsi

GRAN BRETAGNA, SUDAFRICA - 2005
Il suo nome è Tsotsi
Tsotsi ha 19 anni e vive in una baraccopoli nella periferia degradata di Johannesburg, in Sudafrica. Non ricorda nulla del suo passato e Tsotsi è un soprannome che gli è stato dato nel ghetto in cui vive. Nonostante la giovane età è già a capo di una piccola banda di malviventi che comprende Butcher, un assassino a sangue freddo, Boston, un insegnante fallito, e Aap, un ragazzo grosso e ritardato. Una sera, dopo aver bevuto troppo e litigato furiosamente con uno di loro, Tsotsi inizia a vagare per le strade in preda all'alcool e ai fantasmi del passato. Senza rendersi conto giunge in un quartiere di benestanti dove una giovane donna sta combattendo con il cancello automatico della sua abitazione. Tsotsi non ci pensa due volte, spara alla donna e le ruba l'auto, una BMW argentata. Dopo pochi metri, il ragazzo perde il controllo dell'auto che si schianta. Ma non è tutto: sul sedile posteriore c'è un bimbo di soli 3 mesi. Lasciata l'auto, Tsotsi fugge portando con sé il piccolo, deciso a prendersi cura di lui. Ben presto però, si rende conto che occuparsi di un neonato non è cosa tanto facile e va alla ricerca di un aiuto. Incontra così Miriam, una giovane vedova con un figlio piccolo, che nonostante l'approccio violento, si prende cura del bimbo di Tsotsi. Tra i due ragazzi si instaura un rapporto sempre più intenso che porterà Tsotsi a fare i conti col suo carattere collerico e con i ricordi del proprio passato...
  • Altri titoli:
    Thug
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 WIDESCREEN (2.35:1)
  • Tratto da: romanzo "Tsotsi" di Athol Fugard
  • Produzione: PETER FUDAKOWSKI E PAUL RALEIGH PER INDUSTRIAL DEVELOPMENT CORPORATION OF SOUTH AFRICA, MOVIWORLD, THE NATIONAL FILM AND VIDEO FOUNDATION OF SA, THE UK FILM & TV PRODUCTION COMPANY PLC
  • Distribuzione: MIKADO (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Agostini
"Tsotsi" significa "gangster" nel linguaggio dei ghetti sudafricani. Ma è anche il nome del protagonista del film - il giovane e bravissimo Presley Chweneyagae - capo di una banda di disadattati che sopravvive, tra furti ed omicidi, nella periferia di Johannesburg. La sua vita precipita quando spara ad una donna per rubarle l'auto, senza accorgersi che sul sedile posteriore c'è il figlio di pochi mesi. Incapace di abbandonarlo nella vettura, lo porta con sé e cerca - a volte con esiti catastrofici - di prendersene cura. Inizia così, involontariamente, il suo cammino di redenzione. Ma non c'è riscatto senza dolore nella periferia: la ricerca di un senso morale procede di pari passo con l'escalation della violenza. E ci scappa un altro morto. Il senso di colpa prende allora il sopravvento, e Tsotsi trova rifugio solo nella totale resa alla giustizia, senza però abbandonare la speranza di un futuro ancora possibile. E commuove il suo pianto liberatorio finale, simbolo di un'infanzia negata che prende il sopravvento e chiede una rivincita. Costruito come un thriller - il ritmo è serrato e scandito da musiche e sonorità africane, il montaggio veloce - ma capace di un approfondimento che lo allontana anni luce dal genere, Il suo nome è Tsotsi possiede un'energia simile a quella di City of God e The Constant Gardener. Dove diventano parte integrante del film anche gli squallidi quartieri della periferia, le case in lamiera, i depositi abusivi di macchine rubate, i cilindri di cemento dove i ragazzini abbandonati cercano riparo. Tratto dal romanzo di Athol Fugare, fotografato benissimo e diretto con grande capacità narrativa dal poco più che esordiente Gavin Hood - molti e intensi i primi piani che permettono di guardare i protagonisti direttamente negli occhi -  Il suo nome è Tsotsi ha coronato con l'Oscar per il miglior film straniero la sua marcia trionfale per i festival di tutto il mondo.

NOTE

- GIRATO A SOWETO E A JOHANNESBURGH.

- NEL 2005 PREMIO DEL PUBBLICO AL FESTIVAL DI TORONTO E AL FESTIVAL DI EDIMBURGO.

- OSCAR 2006 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- LA SCENOGRAFA EMILIA ROUX E' ACCREDITATA COME EMELIA WEAVIND.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2006 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Contro l'immagine che ha di sé, Totsi prova lìimpulso a prendersi cura del picccolo. (...) In realtà si è innescato un processo di identificazione col fantolino che era un tempo lui stesso; e il film ce lo mostra con zelo didascalico, attraverso flashback deputati a ripristinargli i file della memoria. Non bisogna aspettarsi un reportage sulla vita dei ghetti, come appare sempre più evidente man mano che si va verso il finale, romantico e struggente. Però il prodotto, astuto senza banalità, si fa apprezzare e l'accompagnamento della musica kwaito rende più energico lo scorrere delle immagini." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 marzo 2006)

"Dramma sudafricano in stile neorealista È una bellissima sorpresa questo film sudafricano (Oscar straniero) dell'avv. Gavin Hood, ispirato dal libro di Athol Fugard. Sguardo originale e impietoso sulla Johannesburg di oggi, con stile neorealista che si fa per incanto fantastico quando riesce a riprendere qualcosa di interiore, misterioso. (...) Il romanzo fu scritto nell'apartheid del ' 50; il film è più ottimista, ma non fa sconti sulla violenza: la democrazia del Sud Africa vuole oggi speranza nonostante l'Aids (25%) e la disoccupazione (40%). Avventura umana esemplare, vissuta con totale adesione da Presley Chweneyagae. Denuncia non manichea, spettacolare nel meglio: trasmette il cambiamento che esprime, al di là di ogni regola etico-sociale." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 marzo 2006)
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