Il sud è niente

ITALIA, FRANCIA - 2013
3/5
Il sud è niente
Grazia ha 17 anni e vive a Reggio Calabria con il padre Cristiano, un vedovo che vende pescestocco in una piccola bottega di periferia. La ragazza aveva un fratello maggiore, Pietro, che lei è convinta sia morto e di cui suo padre evita di parlare. Una notte, Grazia vede una figura in cui riconosce Pietro; decide così di rompere la regola del silenzio e di andare alla sua ricerca.
  • Altri titoli:
    South Is Nothing
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD, DCP (1:1.85)
  • Produzione: B24 FILM, MADAKAI, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE CINECITTÀ
  • Data uscita 5 Dicembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Una sinfonia del silenzio che, dal corpo umano, muto e ambiguo, si diffonde sino ad avvolgere e a compromettere le relazioni interpersonali, specchio di un'intera società ripiegata su se stessa, taciturna, incupita, rassegnata. Il primo lungometraggio di Fabio Mollo, Il Sud è niente, è, senza mezzi termini, un atto d'accusa nei confronti di un mondo, il meridione italiano, apparentemente condannato a un'arretratezza che sembra farsi quasi condizione esistenziale inesorabile; in modo più velato, l'accusa si riversa sul capo di chi si è adoperato per lasciare, nel corso dei decenni, il quadro immutato. Al centro della vicenda troviamo Grazia, una solitaria ragazza alle soglie della maturità che vive assieme al padre e alla nonna nei pressi dello Stretto di Messina, nella periferia di una Reggio Calabria abbrutita dall'abusivismo edilizio e segnata dalla presenza invisibile ma onnipresente della malavita organizzata. Grazia è ossessionata dal ricordo del fratello Pietro: suo padre Cristiano, anni prima, le ha riferito che il fratello è morto e non hai mai voluto riaprire la questione. Finché una sera, durante un liberatorio bagno a mare, Grazia intravede una figura umana in cui crede di riconoscere il fratello perduto. Da quel momento, la sua muta scontrosità sarà indirizzata alla ricerca di Pietro: ciò la condurrà verso un nuovo e stavolta decisivo confronto con il padre.   Mollo lavora per sottrazione, adoperando il silenzio e la penombra come fattori espressivi di un linguaggio registico concentrato su pochi ma essenziali dettagli. Il meridione de Il Sud è niente possiede ben poco degli stereotipi comuni: luci fredde, tinte metalliche di mare e cielo, la costa siciliana lontana come un miraggio svaporato. Il lavoro più impressionante, comunque, resta quello sui personaggi: il problematico rapporto padre-figlia in primis. La Grazia dell'esordiente Miriam Karlkvist è un corpo perfettamente androgino (quasi a compensare la mascolinità perduta del fratello), insaccato in vesti maschili sformate e vecchie, a onta di una femminilità rifiutata perché tenuta nascosta, rabbiosa, introversa e che solo grazie alla rottura del muro di silenzio potrà finalmente sbocciare, aprendosi alla nudità, all'accettazione dell'identità sessuale che la fine dell'adolescenza comporta. Vinicio Marchioni, nel ruolo di Cristiano, ritrae invece una complessa figura paterna divisa tra ossessione del passato, rassegnazione al silenzio e desiderio di fuga. Concludendo, Il Sud è niente suscita stupore e indignazione, eppure appaga e incuriosisce. Oggi come oggi non è poco.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL TORINO FILM LAB E IL SUPPORTO DI: MIBAC-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, AIDE AUX CINÉMAS DU MONDE, CNC, MAE, INSTITUT FRANÇAIS, FONDAZIONE CALABRIA FILM COMMISSION PER L'AUDIOVISIVO; CON LA PARTICIPAZIONE DI COFINOVA 9 E GIUBILEO SRL.

- LA SCENEGGIATURA DE "IL SUD È NIENTE" HA PARTECIPATO ALLE SEGUENTE SELEZIONI:
FESTIVAL DE CANNES-CINEFONDATION 2011, BERLINALE TALENT PROJECT MARKET 2011, FESTIVAL DI TORINO-TORINO FILM LAB 2010 (VINCENDO IL PRODUCTION AWARD), FESTIVAL DI ROMA-NCN 2010, FESTIVAL D'ANGERS-ATELIERS PREMIERS PLANS 2009.

- PREMIO TAODUE MIGLIOR PRODUTTORE EMERGENTE (JEAN DENIS LE DINAHETE, SÉBASTIEN MSIKAPER) ALLA VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013) NELLA SEZIONE 'ALICE NELLA CITTÀ'.

- FABIO MOLLO È STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2014 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE

CRITICA

"II film che viene dal profondo mare di Calabria è uno di quei debutti incompleti ma di cui non si vede l'ora di sapere il seguito. Non della storia, quella di una giovane che patisce l'assenza del fratello, ma del regista Fabio Mollo che ha il 'respiro' per contaminare la cronaca anche banale con una vena surreale. Miriam Karlkvist e Vinicio Marchioni tra sguardi e silenzi tessono una ragnatela di sensazioni che merita attenzione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2013)

"Lo scenario è quello di Reggio Calabria e il film (debutto nel lungometraggio del calabrese Fabio Mollo) è un curioso tentativo di fare denuncia sull'immobilismo omertoso del nostro Sud attraverso le suggestioni di un linguaggio e di atmosfere magiche. Apprezzabile, ma davvero si fatica a seguire e i misteri restano tutti appesi. Perché non c'è una madre, che fine ha fatto? Chi è il personaggio di Valentina Lodovini che si suppone teneramente legata a Cristiano clandestinamente? Che cosa è successo al fratello maggiore di Grazia? E perché Cristiano è costretto a cedere la sua attività commerciale e la casa ai malavitosi?" (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 5 dicembre 2013)

"(...) 'Il Sud è niente' porta una nota originale sul terreno del cinema che esplora i guasti, morali oltre che materiali, della criminalità organizzata. L'impianto, concettuale, lo avvicina a 'Salvo' di Piazza e Grassadonia. Un certo realismo magico evoca in tono minore il primo Crialese. Calabrese, buoni studi, molti corti alle spalle, Mollo sa di cosa parla ma inciampa un po' fra i diversi registri (lingua o dialetto, per esempio?), lascia fin troppo sfumato il mondo degli adulti. Ed è così sorvegliato da compromettere qua e là l'emozione. Ai cacciatori di metafore segnaliamo il secondo androgino dell'anno dopo 'Il ritorno di Kaspar Hauser' di Manuli. Curioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2013)

"Sullo sfondo di 'Il sud è niente', acerbo ma promettente film di esordio di Fabio Mollo, si intuisce l'invasiva presenza della criminalità organizzata, ma è una realtà che leggiamo sul rovescio, nello sguardo ribelle di una giovinezza non rassegnata al male, all'omertà, alla menzogna." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 dicembre 2013)

"Se dovessimo trovare una formula per descrivere 'Il Sud è niente', dovremmo parlare di realismo magico. Pur avendo una forte connotazione quasi documentaristica (l'ambientazione calabrese, il dialetto, le facce) il film ha un tono fiabesco. Si tratta di un equilibrio sempre difficile da raggiungere, ma l'esordiente Fabio Mollo, 33 anni, lo padroneggia con una sicurezza encomiabile. Siamo di fronte a uno dei migliori esordi italiani degli ultimi anni. La protagonista, anche lei esordiente, si chiama Miriam Karlkvist ed è mezza calabrese e mezza svedese. Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini le fanno, sportivamente, da spalle." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 dicembre 2013)

"La costa dell'altrove è così vicina da Reggio Calabria, così facilmente raggiungibile che basterebbe un balzo per compiere un salto anche mentale. E in questo film d'esordio è la prospettiva giusta per raccontare non solo il conflitto tra crescita e cambiamento, quando tutto porterebbe alla paralisi e una situazione di stallo ormai epocale. Il frammento di vita che si sviluppa nel film è ambientato alla periferia di Reggio, al quartiere Gebbione e il regista Fabio Mollo, dice di voler raccontare anche un'altra periferia, non solo sociale ma umana, quella di Grazia intrappolata nella sua adolescenza androgina e chiusa in se stessa. Suo fratello è scomparso, si sono tenuti anche i funerali, ma lei è convinta di vederlo, ora nell'acqua, ora nell'oscurità. «Il sud è nulla» significa che così vogliono che sia, proprio quello che ha appena raccontato Cecilia Mangini nel suo viaggio: «il sud volevano solo cancellarlo». Il regista per far risaltare quella cancellazione comincia con il limitare al massimo la comunicazione verbale che è un modo per evidenziarla ancora di più, ma non è facile come si pensa, sono tanti i sottintesi da trasmettere. Al sud e non solo in Calabria, il sottinteso è la lingua comune perché «se le cose non le dici non ti possono far male». La criminalità comunica perfettamente anche senza parole, l'omertà è il linguaggio sociale, la famiglia sa comunicare con i detti degli antichi e capire al volo i figli muti. Perfino i morti con le apparizioni in sogno fanno sapere qualcosa. (...) Il film è stato selezionato al festival di Toronto (è stato poi in programma ad Alice al festival di Roma), sorprendente esordio per compattezza di stile, a cui danno risalto le interpretazioni di Miriam Karlkvist e Vinicio Marchioni, la fotografia di Debora Vrizzi (ha fatto anche la fotografia di 'Parole povere', il film di Francesca Archibugi sul poeta Pierluigi Cappello) in perfetta sintonia onirica con gli intenti del regista. Fabio Mollo (classe 1980) ha studiato in Inghilterra, poi al Centro Sperimentale, ha realizzato corti tra cui 'Giganti', selezionato a Berlino e vincitore di numerosi premi. Il film è stato prodotto dai francesi Sebastien Msika e Jean-Denis Le Dinahet anche lui allievo del Centro Sperimentale." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 5 dicembre 2013)

"Pretenzioso dramma, ambientato a Reggio Calabria, attorno ai tormenti di una giovane ribelle. (...) In una sceneggiatura piena di buchi, spiccano la recitazione isterica e l'antipatia della protagonista." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 dicembre 2013)
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