IL SOLE BUIO

ITALIA - 1989
Ruggero Villamarina-Bolt, figlio di una nobile siciliana, morta da un anno, e del defunto primo marito di lei, col quale egli si era fin da bambino trasferito negli Stati Uniti, torna a Palermo per assistere, nel carcere minorile femminile, ad una cerimonia in onore di sua madre, che ne era benefattrice. Il secondo marito della mamma, il potente avvocato Belmonte, che riveste un'alta carica, lo accoglie affettuosamente e gli offre appoggio. Ruggero conosce in carcere la minorenne Lucia Isgrò, popolana bella e impetuosa, ex prostituta, e ora spacciatrice di droga, che ha appena tentato di suicidarsi e, impietosito, le trova un lavoro onesto e si occupa di lei quando il padre, Alfonso Isgrò, viene ammazzato dalla mafia perchè ha denunciato l'assassino di un amico. Lucia s'innamora subito di Ruggero, e, umiliata perchè egli respinge il suo amore, cerca di interessarlo con una ridda continua di bugie, di rivelazioni e di smentite, di sparizioni e di ritorni improvvisi, che sconcertano e affascinano il giovane, il quale finisce con l'innamorarsi di lei. In seguito Lucia uccide il mafioso Santovito, suo ex amante, che aveva riconosciuto mentre le ammazzava il padre, e si costituisce alla polizia, ma rivela poi a Ruggero il vero movente del crimine: Santovito voleva uccidere lui. Ruggero assume allora, come avvocato difensore di Lucia, la coraggiosa Camilla, e la ragazza esce in libertà provvisoria. Intanto Ruggero dubita ormai di tutti: accusa il patrigno d'essere il misterioso capo della mafia locale, e sospetta perfino l'amico commissario Catena di essersi fatto corrompere per salvare la vita dei propri familiari. Mentre si svolgono a Palermo due funerali, quello dell'onesto commissario Zaccaria, trucidato dalla mafia, insieme alla moglie, al quale partecipano poche persone, e quello del poliziotto corrotto Venturelli, seguito invece da una vera folla, Ruggero ritrova Lucia, la quale gli comunica che non lo seguirà in America, come lui vorrebbe, e non lo sposerà, ma tornerà, invece, in prigione.

CAST

CRITICA

Il film affronta il dramma sempre scottante della mafia, ma nonostante sia diretto da Damiano Damiani, è molto deludente. Il soggetto, troppo diluito e spesso banale, manca di forza e di vera drammaticità, e la regia non riesce a sorreggerlo. (Segnalazioni Cinematografiche)
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