Il soffio dell'anima

ITALIA - 2009
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Il soffio dell'anima
Alex è un ragazzo di Imola che, nonostante il precario stato di salute e le continue dialisi, ha una gran voglia di dimostrare a tutti di poter condurre una vita normale. Decide così di studiare le arti marziali e inventa anche una nuova disciplina che chiama "il soffio dell'anima". Tuttavia, il suo desiderio di normalità viene ostacolato dal padre - costantemente preoccupato per la sua salute - e dal terribile Nico, un ragazzo che frequenta la stessa palestra e considera Alex incapace e debole. La conoscenza di due donne - Luna, che accompagna la madre per la dialisi nello stesso ospedale, e Tai Ping, una cinese che diventerà per lui una sorta di guida spirituale - permetterà ad Alex di conoscere l'amore e trovare il coraggio di sconfiggere le proprie paure.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Valentina Lippi Bruni (ed. Giunti)
  • Produzione: VALENTINA LIPPI BRUNI PER LUNA FILM PRODUCTIONS IN COLLABORAZIONE CON STEFANO CALVAGNA E TERESA MALISZEWSKA PER POKER FILM
  • Distribuzione: IRIS FILM
  • Data uscita 13 Marzo 2009

RECENSIONE

di Laura Croce


Un Karate Kid romagnolo, con inevitabile dramma esistenziale alle spalle e fisioterapista sensitiva al posto dell’indimenticabile Maestro Miyagi. Il soffio dell’anima di Victor Rambaldi tenta, senza successo, il matrimonio impossibile tra il pedante melò all’italiana e i mitici kung fu movies degli anni ’80, finendo risucchiato nel gorgo profondo del didascalico e del melenso. Tratta dal romanzo omonimo e autobiografico di Valentina Lippi Bruni, la storia del ragazzo in dialisi che si dedica alle arti marziali per non soccombere alla malattia e ritrovare l’amore per la vita, avrebbe potuto presentare qualche profilo di interesse in più. Sarebbe stata di sicuro un ottimo spunto per avventurarsi in un genere quasi inesplorato dalla nostra cinematografia, ma ancora molto amato dalle generazioni cresciute a pane e ninja. Il regista ha invece deciso di rendere i combattimenti il mero sfondo di una presunta ricerca interiore, che passa per flashback da telefilm e per improbabili viaggi astrali (salvo poi lasciarsi attrarre dall’iconografia delle arti marziali così come cristallizzata dai cartoni animati giapponesi, con tanto di sfera bluastra di energia à la Dragonball). Sospeso tra realismo e finzione, intrappolato in escamotage triti e ritriti – tipo i filtri bluastri usati per rappresentare ricordi e immagini oniriche – Il soffio dell’anima cade al tappeto dal primo all’ultimo round, lasciando dubbi anche riguardo al debutto sul grande schermo del suo protagonista, l’attore di soap Flavio Montrucchio.

CRITICA

Dalle note di regia: "Grandi tasche non bastano a contenere piccole speranze." (dall'omonimo romanzo di Valentina Lippi Bruni)

"Dal romanzo di Valentina Lippi Bruni, 'Il soffio dell'anima', Victor Rambaldi ha tratto il film omonimo dove la tecnica di ripresa è buona, ma non lo è la recitazione, per l'origine televisiva degli interpreti e la dizione dialettal-romana di alcuni di loro. (...) Determinazione americana, stoicismo cinese e sfondo emiliano però non s'amalgamano." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 marzo 2009)

"Sembra una parodia dei libri di Coelho, con parentesi oniriche di sconvolgente bruttezza. Uno di quei film di fronte ai quali le speranze di 'rinascita' del cinema italiano diventano una barzelletta." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 marzo 2009)

"Tratto dal romanzo autobiografico di Valentina Lippi Bruni, il film cerca di essere 'Karate Kid' con la malattia. Accettabili le parti agonistiche con Montrucchio, molto espressivo quando è silente. Potrebbe essere un ottimo attore d'azione, se facessimo quel cinema. Non è troppo peggio di Luca Argentero, anche se il più bravo uscito dalla Casa rimane sempre Pietro Taricone. 'Il soffio dell'anima' diventa un refolo ammorbante quando affronta l'educazione sportivo-filosofica di Alex (c'è una guru asiatica che straparla) e aria fritta nell'artificiale storia d'amore. Non male Dario Ballantini come spalla comica. E' comunque una produzione extraterrestre nel panorama italiano. Sarà che il regista è il figlio del mitico creatore di E. T.?" ." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 marzo 2009)
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