Il socio

The Firm

USA - 1993
Mitch McDeere, laureato con lode di Harvard, rinuncia alle offerte di importanti studi legali di New York per entrare a far parte dello staff di un gruppo di esperti in diritto commerciale a Memphis, che gli offre condizioni di lavoro irrinunciabili. Lo studio gli procura una Mercedes, estingue i prestiti ottenuti per poter affrontare l'università e predispone un mutuo per la sua prima casa, una prestigiosa villa. Mitch non impiega molto a scoprire che lo studio legale in questione non è quello che sembra. Quella che appariva come un'occasione d'oro potrebbe costargli la vita. Gli avvocati dello studio Bendini, Lambert & Locke sono gli elementi "migliori e più in gamba" reclutati nel corso degli anni per fornire una facciata pulita a quello che si rivela uno studio legale per il crimine organizzato.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1993.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1994 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (HOLLY HUNTER) E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Gli interpreti non aiutano molto. Tom Cruise, come protagonista, non va oltre, questa volta, a certi atteggiamenti da divo, con una o due espressioni soltanto per proporre ansie e decisioni, la moglie, quasi solo carina, è Jeanne Triplehorn, intravista ai suoi esordi in 'Basic Instinct', contrapposta a un'altra donna che si batterà per la causa giusta cui dà vita Holly Hunter, la premiata protagonista di 'Lezioni di piano', qui, però, in tono abbastanza minore. Il solo che veramente convinca, facendosi ammirare, è Gene Hackman, un 'cattivo' per metà quasi buono, con tutte le ambiguità necessarie: cesellate e sfumate. (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 ottobre 1993)

"'Il socio' dura ben 150 minuti e dopo la prima ora, che è la migliore, succede di tutto in un avvicendarsi ellittico di eventi. Epperò funzionano il vitalismo e la determinazione di Cruise, il carisma dell'avvocato corrotto e redento Gene Hackman, la presenza di tanti attori di prima classe dall'agente dei servizi segreti Ed Harris alla bionda svaporata Holly Hunter. Ed è abilissima la regia di Sydney Pollack che, rimediando al flop di 'Havana', fa un ritorno alla grande garantendo ritmo e tensione al film a dispetto di una trama farragginosa." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 24 ottobre 1993)
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