IL SOCIO INVISIBILE

ITALIA - 1939
Un giovane uomo d'affari, ammogliato con prole, non riesce nelle sue combinazioni perché non trova credito. Quando gli capita l'offerta di un finanziere piuttosto imbroglione, perché si assuma il nome e la responsabilità di una speculazione alquanto losca, il giovane inventa l'esistenza di un suo socio. Questo socio a poco a poco, attraverso le abili fantasie dell'autore, ottiene - specialmente per la sua misteriosa invisibilità il credito del mondo finanziario e la fiducia dei risparmiatori. In breve il giovane si arricchisce. Ma la sua stessa creazione diviene il suo incubo. Tanto più che egli, una volta ricco abbandona la vita onesta e familiare per stringere relazione con la moglie del banchiere imbroglione. Giunto all'estremo della propria pazienza, vedendosi sempre preferito negli affari e altrove alla personalità suggestiva del suo socio inesistente, egli tenta di spiegare la verità; ma non è creduto. Allora finge la propria morte e, dopo avere incendiato gli uffici della sua società, si allontana con la famiglia verso una nuova vita.

CAST

CRITICA

"Si potrebbe definire "Il socio invisibile" una farsa pirandelliana-formula che ha per lo meno il merito della novità-. (...) Il guaio della faccenda è proprio di essere pirandelliana: senza l'obbligo pirandelliano di andare verso il dramma. (...) ma purtroppo il film va malinconicamente a rotoli, sommerso in una inutile confusione. (...) Carlo Romano risulta in ogni modo il migliore della troupe. (...)". (Guglielmina Setti, "Il Lavoro", 2/4/1939).
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