IL SIMBOLO DEL SESSO

THE SEX SYMBOL

USA 1974
Una giovane cameriera che sogna intensamente di fare carriera nel cinema, lascia il fidanzato Tom quando trova in Phill Bamberger un fiducioso manager e in Jack Harper il produttore che la lancia. Promettente stellina con "Follie di mezzanotte", Kelly Williams diviene vittima dei pettegolezzi di Agatha Murphy, velenosa regina della notizia a Hollywood. D'altra parte, la divetta passa dal defunto Bamberger ad Harper e, abbastanza popolare come "bionda esplosiva", trova nel grosso produttore Nick Fortis un trampolino di lancio efficace. Nel frattempo, pur non disdegnando relazioni fugaci, diviene per dieci mesi moglie di Buck, campione di Rugby, quindi amica del senatore Grant O'Neal e, infine, moglie del famoso pittore Culvin Bernard. Ossessionata dal desiderio di divenire una vera attrice, complessata nei confronti del padre che non la vuol riconoscere, sessualmente inibita per la violenza subita a 12 anni da un patrigno, il cinematografico "simbolo del sesso" muore sola preda delle sue crisi, dell'alcool e dei barbiturici.
SCHEDA FILM

Regia: David Lowell Rich

Attori: Connie Stevens - Kelly Williams/Emmaline Kelly, Shelley Winters - Agatha Murphy, Jack Carter - Manny Fox, William Castle - Jack P. Harper, Don Murray - Senatore Grant O'Neal, James Olson - Calvin Bernard, Nehemiah Persoff - Nick Fortis, Madlyn Rhue - Joy Hudson, Milton Selzer - Phil Bamberger, William Mith

Soggetto: Alvah Bessie

Sceneggiatura: Alvah Bessie

Fotografia: J.J. Jones

Musiche: Jeff Alexander, Jeff Williams

Montaggio: Byron 'Buzz' Brandt

Scenografia: Ross Bellah

Durata: 110

Colore: C

Genere: PSICOLOGICO DRAMMATICO

Specifiche tecniche: PANORAMICA EASTMANCOLOR

Tratto da: ROMANZO "THE SYMBOL" DI ALVAH BESSIE

Produzione: AMERICAN BROADCASTING COMPANY, COLUMBIA PICTURES TELEVISION, DOUGLAS S. CRAMER COMPANY

Distribuzione: CEIAD

CRITICA
"La vita di Marilyn Monroe è ricostruita abbastazna fedelmente in questo film e serve da spunto per una non molto approfondita critica dell'ambiente hollywoodiano e del cinico nonché disumano 'star system' con tutti i compromessi morali che comporta. Il lavoro riesce a rendere il vuoto spirituale e il dramma interiore della 'stella' adorata per il suo corpo, data in pasto all'opinione pubblica dal 'pettegolezzo', amata come banale simbolo, trascurata da tutti come personalità umana. La pellicola, inoltre, ha saputo mantenere il senso della misura sia nella realizzazione, volutamente arieggiante quella degli anni '50, sia nella descrizione di situazioni e figure." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 78, 1975)