Il Signore degli anelli - Il ritorno del Re

The Lord of the Rings: The Return of the King

USA, NUOVA ZELANDA - 2003
Il Signore degli anelli - Il ritorno del Re
Accompagnati dall'infido Gollum, Frodo e Sam continuano il loro viaggio verso il Monte Fato per distruggere l'Anello, mentre il resto della disciolta Compagnia è impegnata nella battaglia contro il potente esercito di Sauron, che ha messo sotto assedio Minas Tirith, capitale del regno di Gondor. Aragorn nel frattempo è costretto a fare i conti con il suo passato poiché da lui dipende il destino della Terra di Mezzo...
  • Altri titoli:
    The Return of the King
  • Durata: 201'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: romanzo omonimo di J.R.R. Tolkien
  • Produzione: NEW LINE CINEMA, THE SAUL ZAENTZ COMPANY, WINGNUT FILMS
  • Distribuzione: MEDUSA (2004)
  • Data uscita 22 Gennaio 2004

RECENSIONE

di Diego Giuliani
C'è più Jackson e meno Tolkien in questo straordinario epilogo della trilogia. Se La compagnia dell'anello era stato introduttivo e Le due torri dichiaratamente "interlocutorio", Il signore degli anelli - Il ritorno del Re rappresenta il trionfo della fantasia jacksoniana. Allentato il morso di un soggetto fino ad allora più costrittivo, il regista neozelandese sembra dare libero sfogo alle sue scalpitanti potenzialità. Le cosceneggiatrici Philippa Boyens e Fran Walsh dimostrano tutta la loro stoffa, la Weta Digital si supera nella computer graphics e gli attori forniscono una prova corale (menzione speciale ai comprimari). Il risultato è un film epico e straripante anche al di là della trilogia. Basti pensare che alle 3 ore e 12 minuti finali, ne andrebbe aggiunta un'altra e (quasi) mezza, caduta sotto i tagli imposti dalla Miramax e dallo stesso regista. Jackson non scivola però sull'ultimo capitolo della trilogia, ma le riserva un gran finale. Come Tolkien e fin quasi a superarlo. Lo segue alla lettera quando necessario, ma si concede senza remore le licenze del caso. Il suo principale merito è forse proprio quello di essere riuscito nell'accentazione e nella scrematura, fino a conferire un equilibrio cinematografico alla complessa struttura narrativa del libro. Le trame si intrecciano come in passato, ma questa volta convergono in un unico, spettacolare epilogo: Frodo e Sam sono in marcia con Gollum per liberarsi dell'Anello e poi ricongiungersi ai superstiti della Compagnia; Aragorn scopre la sua discendenza reale e guida la difesa alla capitale di Mordor; Gandalf si incammina con Pipino, per mettere in guardia Gondor dell'imminente attacco di Sauron. Dulcis in fundo: oltre 20 minuti di assedio a Minas Tirith, che senza mai perdere il ritmo, sfoggiano un bestiario fantastico degno di Guerre Stellari. Evidente, però, che Il ritorno del Re sia molto di più. Anche dei suoi pluripremiati effetti speciali. A fronte di destini lasciati incompiuti (Saruman e Vermilinguo), la caratterizzazione si concentra su altri personaggi e particolari. Ottima prova di sceneggiatura, il rapporto di lealtà e dipendenza tra Frodo e Sam prosegue secondo il consolidato schema "ufficiale-attendente". A sorpresa, Capitan Wood soccombe però vistosamente alla prova attoriale della spalla Sean Astin. Il passaggio di Aragorn dall'accettazione del suo destino all'assunzione del comando è una raffinatezza di scrittura, che però non coglie impreparato Viggo Mortensen. Come lui, brillano anche Ian McKellen nei panni del Mago Gandalf e l'invisibile Andy Serkis. La miglior performance è proprio la sua: nascosto sotto le spoglie digitalizzate di Gollum, si sdoppia nel suo alter ego Smeagol, dialoga con se stesso e passa con disinvoltura dalla perfidia alla disperazione.

NOTE

- GOLDEN GLOBE 2004: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, MIGLIOR REGIA (PETER JACKSON), MIGLIOR CANZONE ("INTO THE WEST" DI HOWARD SHORE, FRAN WALSH E ANNIE LENNOX), MIGLIOR COLONNA SONORA (HOWARD SHORE).

- 11 OSCAR (2004): MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE (FRANCES WALSH, PHILIPPA BOYENS E PETER JACKSON), MIGLIOR SCENOGRAFIA (GRANT MAJOR, ALAN LEE E DAN HENNAH), MIGLIOR MONTAGGIO (JAMIE SELKIRK), MIGLIORI COSTUMI (NGILA DICKINSON E RICHARD TAYLOR), MIGLIOR TRUCCO (RICHARD TAYLOR E PETER KING), MIGLIOR COLONNA SONORA (HOWARD SHORE), MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("INTO THE WEST" DI HOWARD SHORE, FRAN WALSH E ANNIE LENNOX), MIGLIOR SUONO (CHRISTOPHER BOYES, MICHAEL SEMANICK, MICHAEL HEDGES E HAMMOND PEEK), MIGLIORI EFFETTI VISIVI (JIM RYGIEL, JOE LETTERI, RANDALL WILLIAM COOK E ALEX FUNKE).

- IL FILM E' STATO CAMPIONE D'INCASSI NEGLI STATI UNITI NEL 2003.

CRITICA

Dalle note di regia: "Da un lato abbiamo una battaglia gigantesca, e dall'altro due piccoli Hobbit, Frodo e Sam, che stanno scalando la montagna a quattro zampe. Il legame tra questi due personaggi è il tema centrale del film "... "Tutta la vicenda che abbiamo seguito, i viaggi che questi personaggi affrontano - quello che hanno a cuore, quello per cui combattono, perfino quello per cui sono morti alcuni loro amici - conducono a questo ultimo film."... "Nessuno di questi personaggi uscirà da questa storia immutato. Non saranno mai più gli stessi. Il Ritorno del Re è il più emozionante dei tre film."... "Aragorn è l'erede al trono; è l'unica persona capace di assumere questa posizione a Minas Tirith, ma non è sicuro delle proprie capacità di riuscire a guidare il genere umano. Ha bisogno di credere nella dignità della sua gente."... "deve realizzare un destino che gli richiede di comprendere la tragica e complessa storia della Terra di Mezzo, e di assicurare un futuro fatto di speranza e giustizia per tutti gli esseri del mondo."... Philippa Boyens, sceneggiatrice: "Ciò che spinge i personaggi non è uno stimolo a dimostrarsi degni di tutto ciò. Dipendono l'uno dall'altro, combattendo uno per l'altro... La loro fiducia viene messa alla prova. La fiducia negli altri, nel bene, nei loro legami." ... "Questi sono temi che sono molto vicini a quello che viviamo ogni giorno. Come ti senti nei confronti delle persone cui vuoi bene? Che cosa c'è dopo questa vita? In che modo dici 'arrivederci'? Tutto il tessuto emozionale è descritto magistralmente dal Professor Tolkien nel romanzo. La natura eterna della lotta tra il bene e il male è intrecciata in dei piccoli fili argentati che corrono attraverso tutta la storia, come Sam che, mentre Frodo dorme, alza gli occhi verso i cieli pieni di nubi inquinate sopra Mordor e vede una stella."

"Bisogna riconoscere che Jackson riesce a spingere il cinema al limite delle possibilità e padroneggiando magistralmente gli effetti assomma battaglie a perdita d'occhio che riducono i ricordi di Ejzenstejn e Olivier a scaramucce, inventa draghi alati ed elefanti antidiluviani, ragni giganti e catapulte micidiali, morti viventi e scontri all'ultimo sangue. Il tutto trasudante talento e ricchezza fra preziosità di scene e costumi ispirati ai Preraffaelliti e a Böcklin. Mentre gli attori, pur imbrigliati in una recitazione da teatro della fiaba, si concedono qualche momento di intensità: primo fra tutti Ian McKellen, un Gandalf passato attraverso i tanti palcoscenici dove ha recitato Shakespeare. Nel film, come nei precedenti episodi che sono stati girati tutti insieme in una lavorazione durata quasi un anno, risplende e abbaglia la bravura artigianale. Il risultato è una sorta di allucinante simulazione purtroppo carente di emozione autentica. Lo spettatore è avvinto dalle immagini che gli sfarfallano davanti agli occhi, ma non c'è niente che lo stimoli nel profondo. C'era più commozione nelle lacrime del Corsaro Nero che concludevano il mediocrissimo libro di Emilio Salgari. Quanto all'appello alla pace figuriamoci se non ci trova d'accordo, ma espresso com'è in una serie di pleonastiche vignette in sottofinale fa l'effetto di una camomilla dopo una sbornia ad alta gradazione alcolica. Tanto che rischia di essere controproducente: al posto di una pace debole, per il bene dello spettacolo quasi si spera che scoppi presto un'altra guerra. E resta infine il dubbio che il valentissimo Peter Jackson abbia a suo modo accettato la raccomandazione di quel Marino 'per cui in arte conviene accomodarsi al costume corrente e al gusto del secolo'." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 24 gennaio 2004)
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