Il siero della vanità

ITALIA - 2003
Il siero della vanità
La sparizione di alcuni personaggi dello spettacolo è al centro dell'interesse dei media. Il guru televisivo Sonia Norton parla di "un attacco senza precedenti al cuore di una nazione". Le indagini vengono affidate a Lucia Allasco, ex ispettore di polizia, ancora in fase guarigione dopo un incidente avvenuto due anni prima. Le viene affiancato un collega, Franco Berardi, e presto i due scoprono che esiste un collegamento fra Sonia Norton e i personaggi scomparsi.
  • Altri titoli:
    The Vanity Serum
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: RAI CINEMA, RODEO DRIVE
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2004)
  • Data uscita 16 Aprile 2004

RECENSIONE

di Paolo Aleotti
Sparare sulla tv, al giorno d'oggi, è esercizio fin troppo facile; ma, ad ogni buon conto, benemerito. Perché denunciare gli eccessi della tv spazzatura, i danni del presenzialismo televisivo, le conseguenze nocive dell'informazione, o della politica, che si fanno spettacolo, non è solo gioco di moda, esercizio di stile o scimmiottamento da blockbuster americani. Al contrario può significare, in molti casi, attaccamento ai valori essenziali della nostra esistenza, che rischiano di perdersi sempre più nella confusione mediatica da terzo millennio. Ben venga dunque, perché appunto contro la piovra televisiva e le sue degenerazioni fa fuoco a tutto spiano l'opera seconda di Alex Infascelli, Il siero della vanità, film-noir prodotto da Rodeo Drive con la collaborazione non casuale, perché le critiche quando sono costruttive fanno sempre bene, di Rai Cinema. Per rendere credibile e cinematografica la pericolosità del velenosissimo, e qui non solo simbolico, siero, Infascelli si è ispirato stavolta ad un romanzo soft-horror di Niccolò Ammaniti (per l'esordio con il fortunato e premiato Almost Blue lo scrittore di riferimento era stato invece Lucarelli) e ha trovato attori bravi e di sicuro richiamo: come Margherita Buy, poliziotta in crisi umana e professionale, ma sempre in grado di fiutare la pista giusta; e come Francesca Neri, bella/brutta copia dei tanti conduttori di talk show che deliziano/infestano con imperdonabile invadenza i piccoli schermi di casa nostra. Sonia Norton conduce da anni uno show, la cui formula sembra il condensato dei tre o quattro più popolari programmi trasmessi quotidianamente dalla tv italiana. Dopo una puntata particolarmente movimentata uno degli ospiti abituali scompare. La polizia indaga, ma le misteriose sparizioni continuano. Gli investigatori sono a un punto morto, mentre il paese freme e la star televisiva enfatizza 'l'attacco senza precedenti al cuore della nazione'. Finché non viene ripescata Lucia Allasco, agente in disarmo, in lite con ex marito e col figlio adolescente, sempre attaccata alla bottiglia di birra; segnata da un'azione sfortunata che l'ha resa claudicante e nella quale ha perso la vita un suo collega. Sarà proprio lei, una volta rimessasi in gioco, a scoprire che tutti i sequestrati avevano partecipato a una stessa spettacolare puntata del Sonia Norton Show, qualche anno prima'. Senza naturalmente anticipare nulla della suspense finale, il dorato popolo che fa audience avrà presto nuovo materiale su cui discutere appassionatamente. Mentre il cinema italiano trova un giovane regista di ottime professionalità e potenzialità, e ne approfitta per spezzare una facile ma doverosa lancia contro la nemica di sempre; mai tanto aggressiva e pericolosa come ora.

NOTE

- FONICO DI PRESA DIRETTA: BRUNO PUPPARO.

CRITICA

"'Il siero della vanità', è l'opera seconda di Alex Infascelli, regista di sicuro talento visivo e di imperdonabile pigrizia narrativa, già autore di 'Almost Blue' (da Lucarelli), qui alle prese con una storiellina così ovvia e scucita che sembra incredibile abbia coinvolto attori di nome. Ma tant'è. (...) Nulla che non avessimo già sentito mille volte. Condito dalle immancabili volgarità scodellate con la scusa della satira. Vecchio problema: per fare denuncia spesso si finisce col parlare lo stesso linguaggio di chi dovrebbe essere messo all'indice. Del resto, ad avvicinarsi troppo alla tv si rischia di caderci dentro. Negli ultimi anni solo Muccino è riuscito a evitare la trappola. Forse non è un caso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 aprile 2004)

"Sul piano del giallo molto della sceneggiatura di Infascelli e Ammaniti è prevedibile, ma visivamente il film è coerente e prensile, le traiettorie psicologiche sono sghembe e malate, la trasferta dal piccolo mondo mediatico, sensazionalistico e impiccione, alla realtà made in Italy, con le sue finte euforie e falsità, è tragicamente immediato. Lavorando di fino sul grottesco, il film, peraltro distribuito dalla Rai, mette in allarme: troviamo noi il colpevole e condanniamolo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 aprile 2004)

"Diciamo subito che la sfida del 37enne Infascelli, replicata alla seconda prova dopo 'Almost Blue' e di nuovo con il sostegno di una firma di spicco - lì Lucarelli, qui Ammaniti autore del soggetto - è di quelle difficili: strutturare un thriller che funzioni come si deve, come sa il maestro del genere Dario Argento. L'intreccio c'è anche se fa leva su un motivo largamente usurato e tardivamente ricalcato su tanti esempi americani: la piovra televisiva madre di tutti i mostri (...) Più che entusiasmo per la prova in sé vogliamo esprimere compiacimento per una giovane personalità d'artista che va a rafforzare una squadra di trentenni di valore." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 17 aprile 2004)
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