Il segreto dei suoi occhi

El secreto de sus ojos

ARGENTINA - 2009
4/5
Il segreto dei suoi occhi
L'agente federale Benjamín Espósito ha da tanti anni un sogno in un cassetto: scrivere un romanzo. Non vuole inventarsi una storia, ma desidera raccontare un episodio che ha vissuto in prima persona e che in 25 anni non è riuscito a dimenticare. Nel giugno del 1974, in Argentina, appena prima di lasciare la propria patria per dieci anni e andare volontariamente in esilio, Benjamín era stato chiamato per investigare su un omicidio di una crudeltà inimmaginabile. La vittima era una donna, rapita dalla sua casa nei dintorni di Buenos Aires e uccisa senza pietà. Suo marito, Ricardo Morales, ne era rimasto sconvolto, così come tutti quelli che si erano avvicinati alla loro disgrazia. Scrivere questa storia, raccontarla, è diventato per Benjamín un vero e proprio bisogno: soltanto in questo modo potrà finalmente fare i conti con il passato e con la donna di cui era innamorato, che in tutti questi anni non è riuscito a dimenticare. I ricordi, però, a volte giocano brutti scherzi e percorrono tortuosi cammini diretti a verità sepolte.
  • Altri titoli:
    Dans ses yeux
    The Secret of Her Eyes
    The Secret in Their Eyes
  • Durata: 129'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Eduardo Sacheri (ed. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, coll. Burextra)
  • Produzione: JUAN JOSÉ CAMPANELLA, GERARDO HERRERO, MARIELA BESUIEVSKY PER TORNASOL FILMS, HADDOCK FILMS, 100 BARES, TELEFE, TVE, CANAL+
  • Distribuzione: LUCKY RED (2010)
  • Data uscita 4 Giugno 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Il pretesto è quello di scrivere un libro. In realtà, Benjamin Espósito (Ricardo Darín), agente in pensione, è in cerca di una verità che metta la parola fine a 25 anni di buio: la strana e misteriosa evoluzione di un efferato caso di omicidio, seguito in prima persona, unitamente a quell’amore sfiorato, mai vissuto davvero, con l’allora segretaria al tribunale Irene Menéndez Hastings (Soledad Villamil), scavano quotidianamente un solco tra la sua memoria e un presente fatto di solitudine e tristezza. Ritrovarla, e rievocare giorno dopo giorno i passaggi di un passato nebuloso, apparentemente senza risposte, cambierà la sua visione delle cose, finendo per riscrivere il futuro.
Tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri (“La pregunta de sus ojos”, in Italia edito da BUR) e premiato con l’Oscar per il miglior film straniero, il sesto lavoro per il cinema del regista argentino Juan José Campanella – tornato al lungometraggio dopo aver diretto importanti serie tv USA quali Law & Order e Dr. House – interroga lo scorrere del tempo attraverso le immagini, sovrapponendo alla grigia contemporaneità dei protagonisti (siamo agli inizi del 2000) il riverbero di ricordi mai definitivamente sepolti: metà anni ’70, Buenos Aires, la sua polverosa periferia, uno stadio stracolmo sorvolato da un pianosequenza di oltre cinque minuti che farà epoca e che risolverà, momentaneamente, quel terribile caso di violenza sessuale e omicidio su cui Esposito e il collega Sandoval (Guillermo Francella, celebre comico in patria) non hanno smesso di indagare, motivati dall’intuizione del primo, unico ad individuare nelle foto della giovane defunta quel “segreto negli occhi” di un personaggio ricorrente, Isidoro Gómez (Javier Godino), ora sparito dalla circolazione.
Assicurato alla giustizia, sarà la stessa a riconsiderarne ruolo e posizione: da ergastolano a braccio armato dello Stato, in un paese che dopo il golpe (1976) non sarà mai più lo stesso. È da questo momento, dall’avvilente nuovo incontro con il colpevole, reo confesso e uomo libero, che il buio di una nazione incomincia ad avvolgere, soffocare il protagonista. Fuggendo qualsiasi ulteriore approfondimento sulla situazione politica e sociale argentina di quegli anni, il regista – che firma la sceneggiatura insieme all’autore del romanzo, cambiandone anche alcuni aspetti significativi – si concentra piuttosto sull’amalgama di toni e registri, sfiorando molteplici cifre espressive – care tanto al noir quanto al dramma e alla commedia – senza mai perdere di vista la coerenza estetica di una messa in scena che, grazie all’enorme lavoro del direttore della fotografia, il brasiliano Félix Monti, detta i ritmi non solo umorali, ma cromatici, del continuo andirivieni dei vari piani temporali. Ed è sullo scarto tra pubblico e privato – unendo alla frustrazione dell’agente la dignitosa disperazione del vedovo Ricardo Morales (Pablo Rago) – che Campanella costruisce quel lento, inesorabile recupero: tornando a riempire i contorni di un vuoto eloquente anche per lo spettatore, fatto di morte (Sandoval) e abbandoni (l’amore sfumato tra Benjamin e Irene), il percorso umano di Esposito e Morales si ricongiunge tempo più tardi, in un casolare sperduto, custodia coatta di un dolore che continua ad alimentarsi mantenendo viva, segregata ma presente, la memoria.

NOTE

- OSCAR 2010 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Un delitto efferato, un amore impossibile, la memoria che indaga: è Il segreto dei suoi occhi dell'argentino Juan José Campanella, Oscar 2010 per il miglior film straniero. Tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri, un mélo a tinte noir, che segue tra '74 e '99 un omicidio irrisolto, soprattutto per Benjamin Esposito (Ricardo Darin), pensionato dal tribunale ma crumiro di cuore (lrene, la bella Soledad Villamil). Regista dei serial 'Law & Order' e 'Dr. House', Campanella inquadra l'amore al tempo della (futura) dittatura, ma il fuoco è tutto per Benjamin e Irene, il resto onestamente lo dichiara in apertura è effetto flou: piacevole come una buona, se non ottima, fiction tv può essere. Di cinema, rimane un virtuosistico piano sequenza allo stadio e una considerazione: gridammo allo scandalo per l'esclusione di 'Gomorra', ma preferire Campanella ad Haneke e Audiard è un altro segreto dei suoi occhi. Quelli dell'Academy." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 giugno 2010)

"Si fa fatica a spiegare la ragione per cui un film elegante e complesso come 'Il nastro bianco' di Haneke (o drammatico e cupo come 'Il profeta' di Audiard) sia stato sconfitto, al traguardo del premio più ambito del mondo, da un giallo non certo innovativo o sorprendente come 'Il segreto dei suoi occhi', che recupera in toni più dimessi e quotidiani il mito degli investigatori solitari resi celebri da Hammet e Chandler. A meno che non si consideri l'impianto saldamente classico della produzione, la struttura piacevolmente tradizionale della sceneggiatura, la scelta coerentemente realistica della regia: nessuna tentazione autoriale (come in Haneke), nessuna ambizione modernista (come in Audiard), ma un sano, levigato film all'antica. Come se ne facevano una volta. (...) La sceneggiatura del regista e del romanziere Eduardo Sacheri (il cui omonimo libro, all'origine del film, è in uscita anche in italiano presso Bur Extra) affida ai giorni nostri la doppia soluzione del film, quella gialla e quella sentimentale, ma dedica la maggior parte del suo percorso a scavare dentro al contrasto tra giustizia pubblica e vendetta privata, tra responsabilità del singolo e doveri dello Stato. È un viaggio soffuso di malinconia, dove spesso gli sguardi fanno intuire quello che le parole non riescono a dire (ecco il senso del titolo, riferito agli occhi della bella e fin troppo controllata Irene), e dove affiora quell'ambiguo sentimento di solitudine e disperazione, passionalità e coscienza della sconfitta che spesso attraversa l'anima argentina. (E che può spiegare il favore con cui quest'opera è stata accolta dai giurati dell'Academy). Non tutto il film è costruito con lo stesso equilibrio narrativo, a volte la sceneggiatura non sembra capace di evitare scene dal facile impatto emotivo (...) ma altrove sa trovare momenti più intimi e convincenti, quando affronta il senso dell'amicizia (...) o ci ricorda l'importanza che i sentimenti possono avere nella vita." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 2 giugno 2010)

"'El secreto de sus ojos' è uno di quei film, di quei racconti, che si possono fare solo a distanza di tempo dai fatti storici cui ci si riferisce. In maniera, peraltro, in- diretta. Tratto da un romanzo del 2005 (di Eduardo Sacheri), contiene il cuore nero della feroce dittatura militare durata dal 1976 al 1983 non molto, ma è come se un lanciafiamme fosse passato su una generazione tuttavia la storia che racconta riguarda il poco prima e il molto dopo. E non è una storia di avvenimenti storici ma di personaggi la cui vita, del tutto secondaria rispetto alla Storia, è segnata da un omicidio e dall'amore negato. (...) C'è naturalmente un finale, uno scioglimento dell'intreccio noir, o thriller (e anche un po' horror), che non si può svelare. Che accomuna chi cerca di fare pace con i ricordi, le frustrazioni e i treni mancati, e chi cerca solo e ossessivamente vendetta o giustizia personale. E anche chi sembrava avesse vinto tutto e non ha vinto niente. Più che cattivi e buoni (non che il film faccia d'ogni erba un fascio, i cattivissimi ci sono stati eccome ma i buoni non sono eroi) tutti esseri umani messi sotto un treno carico di dolore; tutte vite fallite, delle vittime e dei loro carnefici. Tutti parte dello stesso nodo perverso da sciogliere attraverso, parole del regista, 'il parlare e raccontare, ricordare e confrontare i ricordi. Ineludibile, inevitabile primo passo'. Lungo il cammino volto a girare pagina per ricominciare." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 2 giugno 2010)
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