Il sale della terra

Le sel de la terre

FRANCIA, ITALIA, BRASILE - 2014
5/5
Il sale della terra
L'universo del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado raccontato attraverso gli occhi di due importanti registi: Juliano Ribeiro Salgado - figlio dell'artista - deciso a conoscere meglio quel padre spesso distante da casa, e Wim Wenders, anche lui fotografo e grande ammiratore di Sebastiao Salgado.
  • Altri titoli:
    The Salt of the Earth
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: AMAZONAS IMAGES, DECIA FILMS, SOLARES FONDAZIONE DELLE ARTI
  • Distribuzione: OFFICINE UBU
  • Data uscita 23 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Fotografare. Scrivere con la luce. Ritrarre. In pochi lo hanno saputo fare, lo sanno fare, come Sebastião Salgado, tra i più grandi fotografi contemporanei, raccontato ora da Wim Wenders (e dal figlio Juliano Ribeiro Salgado) nello splendido documentario The Salt of the Earth, premiato lo scorso maggio in Un Certain Regard a Cannes, oggi al Festival di Roma e dal 23 ottobre nelle sale italiane.
Seguendo il fotografo nei suoi ultimi viaggi, e ascoltando dalla sua voce la storia dei suoi scatti più importanti, il regista tedesco Palma d'Oro nel 1984 con Paris, Texas dà vita ad una creazione che alimenta il cinema con il suo nutrimento primario: l'immagine. Che attraverso l'occhio di Salgado ha saputo raccontare i continenti sulle tracce di un'umanità in pieno cambiamento. "Il sale della Terra" sono gli uomini, seguiti dal fotografo in quarant'anni di carriera: alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea, conflitti internazionali, carestie, migrazioni di massa, sono stati immortalati nel bianco e nero inconfondibile, di rara potenza, del fotografo brasiliano.
Da Other Americas (progetto sulle terre sudamericane) a Sahel, The End of the Road, da Workers a Exodus, il lavoro di Wenders e Salgado Jr. tenta di riscrivere, attraverso una nuova luce, l'interminabile cammino di Salgado, la completa adesione di quest'uomo al "momento" che ha saputo fermare, rendere unico, consegnando alla Storia le tante, troppe, innumerevoli storie che l'umanità avrebbe altrimenti continuato ad ignorare.
Il genocidio in Rwanda, quello più recente dei Balcani, Salgado ha più volte rischiato di "catturare" questioni che hanno rischiato di allontanarlo definitivamente dal suo soggetto principale, l'uomo. Con il quale lo stesso fotografo ha finito per non riconoscersi più. Solamente più tardi, realizzando il monumentale Genesis, l'incontro ravvicinato con la fauna e la flora selvagge, omaggio unico e irripetibile alla bellezza del pianeta che abitiamo, unitamente al grandioso progetto portato avanti insieme alla moglie e al figlio, atto al rimboschimento di quella che un tempo era (solo) la loro tenuta in Brasile (e adesso è un parco nazionale), Salgado - secondo lo stesso Wenders - ha avuto una sorta di risarcimento dopo tutta la disperazione di cui è stato testimone: "Non ha soltanto consacrato Genesis alla natura, dice il regista, ma è proprio la natura ad avergli permesso di non perdere la sua fede nell'uomo".

NOTE

- PRODUTTORE DELEGATO: DAVID ROSIER.

- PRODUTTORE ESECUTIVO: WIM WENDERS.

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: RÉGION-ILE-DE-FRANCE, AMIS DE LA MAISON EUROPÉENNE DE LA PHOTOGRAPHIE.

- PREMIO SPECIALE 'UN CERTAIN REGARD' AL 67. FESTIVAL DI CANNES (2014).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2015 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Un documento, più che un documentario, bellissimo, firmato da Wenders e da Sebastião Salgado, il più grande fotografo sociale e antropologo vivente e pensante, un Lévi-Strauss con la Leica. Di una biografia eccezionalmente avventurosa (...) il regista tedesco discretamente riprende la forza morale e con questa acqueta anche la sua crisi démi mistica con immagini fantastiche in bianco e nero. (...) Un eccezionale incontro tra foto e cinema, uno sguardo morale ma non illusorio sul mondo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 ottobre 2014)

"Oggi quelli che furono gli esponenti migliori del Nuovo Cinema Tedesco, Werner Herzog e Wim Wenders, si appassionano ai documentari. Come 'II sale della Terra', dedicato all'opera del fotografo brasiliano Sebastião Salgado, artista e testimone del nostro tempo. E in fondo è curioso che Wenders, dopo il magnifico 'Pina', dove sperimentava le potenzialità del 3D, scelga ora le immagini piatte, ma dal fortissimo impatto, delle foto di Salgado. In collaborazione col figlio del quale, Juliano, il regista tedesco unisce bianco e nero e colore, immagini fisse e riprese dal vero per raccontare la biografia di Salgado e il mondo visto attraverso i suoi occhi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 ottobre 2014)

"(...) un'esperienza fotografica, cinematografica, biografica senza eguali, ma non finisce qui: il regista riesce a mettere in movimento e in audio non solo il lavoro di Salgado, ma le sue premesse antropologiche, le sue intenzioni umanistiche. Si rimane a bocca aperta, per gli scatti e per le parole di Sebastião, che dopo il genocidio in Rwanda ha mollato la fotografia sociale per farsi curare dalla Natura e ricambiare quindi con Genesis, poesia su flora e fauna selvaggia." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 ottobre 2014)

"Wim Wenders da sempre è appassionato di fotografia, oltre che, a sua volta, fotografo. Oltre venti anni fa si era imbattuto in un paio di immagini che lo avevano colpito e aveva acquistato quelle stampe. Non sapeva chi le avesse realizzate, ma erano talmente emozionanti, soprattutto il ritratto di una donna cieca. che le aveva appese sopra la sua scrivania. Dove sono rimaste per anni, come momenti anche di ispirazione. Solo in seguito Wim ha scoperto che quelle foto erano state realizzate da Sebastião Salgado. Qualche anno fa i due si sono incontrati e chiacchierando di calcio e fotografia è nata l'idea, Sebastião ha invitato Wim a seguirlo in uno dei suoi tanti viaggi attraverso il mondo. Cosa che da tempo faceva Juliano Ribeiro Salgado, figlio di Sebastião, che aveva già accumulato una gran quantità di materiale. Da lì nasce 'Il sale della terra', il documentario che Wim e Juliano hanno firmato a quattro mani. Un lavoro folgorante, che è già valso un riconoscimento al festival di Cannes (...) il film è come un polittico che non affronta un solo aspetto, ma offre allo spettatore diverse prospettive: il rapporto padre figlio, le vicende famigliari, la depressione di Sebastião dopo avere visto l'orrore provocato dall'uomo, lo sbocco offerto dalla riforestazione della zona della vecchia fattoria di famiglia, la scoperta creativa dell'ecologia e delle ultime tribù non contaminate dall'invasività della nostra civiltà (...). II tutto raccontato attraverso gli infiniti reportage che Sebastião ha compiuto dopo avere abbandonato il lavoro istituzionale di economista, prima per un'azienda di caffé, poi per la Banca mondiale, per cui era andato in Africa scoprendo così la sua vera vocazione: la fotografia. (...) L'attenzione di Sebastião è per le persone, per le loro condizioni di vita e di lavoro. (...) Le immagini in bianco e nero di Sebastião sembrano davvero dare corpo al fatto che la fotografia significa disegnare con la luce. E i suoi sono disegni che esplodono letteralmente, inondando di emozioni infinite chi le sta osservando. Anche perché lui non si limita a fotografare, va e condivide esperienze, i suoi reportage implicano talvolta anni di lavoro. (...) le sue foto raccontano storie terribili che lui stesso rivive commentandole, perché come detto non si limita a fotografare, lui stesso per poter raccontare e documentare certe storie deve viverle, o quantomeno condividere in parte le esperienze delle persone che sta raccontando. (...) Un talento davvero unico. (...) Wenders aveva già detto che «il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero», forse per questo la sua fascinazione per Salgado ha potuto concretizzarsi in questo stupefacente omaggio che ha l'intensità del capolavoro (per certi versi analoga a quella che già aveva avuto nei confronti di Pina Bausch)." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto - Alias', 18 ottobre 2014)

"Mettiamola così se volete fare un regalo a qualcuno a cui volete bene, portatelo a vedere 'Il sale della terra', il documentario che Wim Wenders ha dedicato al lavoro del fotografo brasiliano Sebastião Salgado. (...) Guardare le fotografie di Salgado, che negli ultimi 40 anni ha viaggiato in oltre cento paesi mostrando i mille volti delle Americhe, le miniere d'oro in Brasile, la carestia nel Sahel, il genocidio in Ruanda, uomini e donne al lavoro, e infine la spettacolare bellezza della natura incontaminata, significa non solo conoscere popoli e nazioni, altri uomini e altre donne, assai diversi da noi, ma soprattutto incontrare noi stessi. Più che un film da godersi sullo schermo, 'Il sale della terra' è infatti una grande esperienza emotiva, una testimonianza di amore e bellezza destinata a lasciare un segno profondo nel cuore dello spettatore. Merito naturalmente delle straordinarie immagini di Salgado, ma anche di chi ha saputo sceglierle, mostrarle attraverso il proprio sguardo, raccontandole a sua volta, contestualizzandole con l'aiuto di piccole e toccanti interviste al suo autore che nel rivedere quegli scatti sembra rivivere tutto l'orrore di un'umanità ferita, spesso agonizzante, eppure bellissima. I figli di un'Africa colpita a morte, ma anche i pozzi di petrolio in fiamme in Kuwait, alla fine della prima guerra del Golfo, mentre a pochi passi, nel lussureggiante giardino abbandonato di uno sceicco, i suoi preziosi animali, ormai soli e sgomenti, sono l'immagine della distruttiva follia umana. Una discesa agli inferi della sofferenza di chi è perseguitato dalla guerra, dalla fame, dalla povertà, eppure è ancora lì, a ribadire la propria dignità di uomo. Perché è proprio intorno al concetto di dignità che ruota il film (...). Salgado è così immerso nella realtà che racconta da restarne profondamente turbato, al punto di ammalarsi. Una malattia che sembrava avergli intaccato lo spirito fino a quando non decide di ripartire per realizzare il suo ultimo, monumentale lavoro, Genesi (...). Il documentario però non racconta solo lo straordinario talento di un fotografo molto speciale, ma anche il suo toccante rapporto con il figlio Juliano, che firma la regia del documentario insieme a Wenders, e la sua storia d'amore, lunga ormai cinquant'anni, con la moglie Leila. E' stato grazie a lei che Salgado, destinato alla professione di economista, si è ritrovato tra le mani la sua prima macchina fotografica scoprendo così la propria missione. E' con lei che ha costruito una famiglia, ha messo al mondo due figli, di cui uno affetto da sindrome di Down, e ha fondato l'agenzia Amazonas Images. Ed è ancora con lei che ha pazientemente ripristinato la foresta della fascia atlantica brasiliana piantando due milioni di alberi e trasformando la sua grande fattoria di famiglia, devastata dalla deforestazione, in un parco naturale creando IstitutoTerra, progetto ambientale al quale sono destinati gran parte dei suoi guadagni. Wenders, che ha scoperto le fotografie di Salgado 25 anni fa, si accosta alla vita di quest'uomo con rispetto e commozione, scomparendo dietro la macchina da presa per lasciar parlare le immagini." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 ottobre 2014)
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