Il rosso e il blu

ITALIA - 2012
3/5
Il rosso e il blu
Quattro storie si intrecciano in una scuola di Roma: un vecchio professore di storia dell'arte, cinico e sagace, vede riaccendersi la passione per il suo lavoro grazie all'inatteso incontro con una ex alunna; i buoni propositi di un giovane supplente al primo incarico si scontrano con le sorprese, le tentazioni e le disillusioni dovute al complesso rapporto con i suoi alunni, in particolare con una studentessa eccentrica e ribelle; una preside impeccabile e rigorosa si ritrova costretta, suo malgrado, a occuparsi di un buffo ragazzino di quattordici anni, dimenticato dalla madre; un ragazzo di origine rumena, apparentemente figlio e studente modello, decide di sfidare insieme alla sua ragazza - una scapestrata sedicenne italiana - un destino che sembra già essere stato scritto per loro dagli adulti.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, PRORES 4:4:4 HD, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Il rosso e il blu. Cuori ed errori nella scuola italiana" di Marco Lodoli (ed. Einaudi)
  • Produzione: DONATELLA BOTTI PER BIANCA FILM, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, CINECITTA' STUDIOS
  • Distribuzione: TEODORA FILM E SPAZIO CINEMA
  • Data uscita 21 Settembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Sin dall'esordio con Il grande Blek Giuseppe Piccioni persegue un cinema attento ai sentimenti e alle persone. I film per lui sono sempre stati un'occasione per riflettere sulla natura umana e Il rosso e il blu, tratto dal romanzo di Marco Lodoli, non fa eccezione. Sbaglierebbe infatti chi lo archiviasse velocemente alla voce "scuola". Il liceo che fa da sfondo alle varie vicende è quasi un accidente, scelto non per fare della sociologia ma per enfatizzare il vero oggetto d'indagine, cioè il sottile equilibrio tra illusione e disillusione in cui gli esseri umani, ragazzi o adulti che siano, si muovono. Non mancano ovviamente studenti insegnanti e genitori, sono però il simbolo delle possibilità che l'individuo ha di muoversi tra perdizione e salvezza, gioia e dolore, felicità e infelicità.
Sarà per questa particolare riflessione esistenziale che Leopardi con il suo Canto notturno di un pastore errante dell'Asia viene citato più volte all'interno del film, nume tutelare pronto a fornire le coordinate per decifrare le personalità che animano i vari racconti intrecciati. Così al professor Fiorito (Roberto Herlitzka) viene facile impersonare  l'anziano ormai disilluso e tentato dall'idea del suicidio, almeno fino a quando l'incontro con un'ex allieva non gli offre una seconda chance. E la preside (Margherita Buy) è come deve essere, dura prima con se stessa che con gli altri per paura di cedimenti sentimentali sicuri portatori di sofferenza. Non esce dallo schema nemmeno il giovane supplente Prezioso (Riccardo Scamarcio), pieno di slanci eppure incapace di capire chi accanto a lui soffre davvero. Tipi comuni, insomma. Così come normali sono i ragazzi, già segnati dal dubbio che la felicità non sia di questo mondo.
Gli argomenti sono profondi, tuttavia affrontati con leggerezza di toni e dialoghi che strappano spesso il sorriso. Piccioni non calca mai la mano, ma lavora felicemente di sottrazione perché non gli interessano il racconto drammatico alla Attimo fuggente né il finto giovanilismo di Notte prima degli esami, e meno che mai la farsa sguaiata dei vari teen movie americani. Il rosso e il blu è invece una commedia, decisamente umana. 

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI-DGC E REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- ROBERTO HERLITZKA E' STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2013 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2013 PER: MIGLIOR PRODUTTORE (DONATELLA BOTTI É STATA CANDIDATA ANCHE PER "VIAGGIO SOLA" DI MARIA SOLE TOGNAZZI) E SCENEGGIATURA.

CRITICA

"Fuori dal filone socio scolastico, Piccioni imbastisce tre storie di professori e studenti per verificare il baratro tra generazioni e l'importanza dei fattori umani. Qualcosa però stona, troppo sentimentalismo e la parte del romeno infelice: siamo sempre a De Amicis, la speranza costa cara. Sono fuori dal mondo la Buy preside con ansia materna, Scamarcio supplente che veste da modello e il magnifico Herlitzka che ci fa credere alla sua angoscia di vecchio professore molestato da un'ex alunna." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 21 settembre 2012)

"'Il rosso e il blu' intreccia quattro storie diverse ma collegate tra loro per definire un mondo - la scuola italiana di oggi - e il tumulto di personaggi e sentimenti contraddittori che ospita. Il problema è che una di queste storie ci appassiona, una ci interessa, ma delle altre due ci importa poco, pochissimo, quasi nulla. La storia più bella è quella del professor Fiorito (superlativo Roberto Herlitzka, sorprendente dalla prima all'ultima scena). (...) Margherita Buy, sempre impeccabile, è la preside senza figli che si trova a proteggere e quasi a adottare un allievo sbandato (Davide Giordano). Riccardo Scamarcio (fuori parte) è l'ingenuo supplente di Lettere pieno di buone intenzioni che le prova tutte per motivare la classe, ma finisce per alimentare uno scivoloso quanto prevedibile equivoco sentimentale con una sua bella e fragile allieva (l'efficace Silvia D'Amico). Mentre al romeno Adam (Ionut Paun), primo della classe e orgoglio della famiglia, ma con una cocente voglia di rivolta nascosta in petto, tocca il segmento più didascalico e infelice. (...) Possibile che in Italia tutto debba sempre essere tradotto nell'esperanto ormai logoro della commedia? Che la musica anticipi emozioni e sentimenti come in un qualsiasi telefilm? E che il potenziale di quei ragazzi, visti sempre e solo con gli occhi degli adulti, debba restare ai margini del film anziché diventarne il centro propulsore? Forse il problema a questo punto non è il film. È il cinema (il sistema, la mentalità) che lo esprime." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 settembre 2012)

"Piccioni declina nella cornice di una scuola della periferia romana tante piccole storie, esemplari dei diversi modi di arginare una situazione alla deriva per mancanza di fondi e di motivazione. C'è la preside Buy che si aggrappa alle regole per non mettere in gioco il cuore, il supplente Scamarcio che ha tanta passione, l'eccentrico professore d'arte Herlitzka che al contrario non crede più a nulla, neppure a se stesso. Sono fragili griglie narrative che tendono a circoscrivere piuttosto che a rispecchiare il respiro della pagina, ma resta il valore di uno sguardo sensibile gettato su un mondo scolare tanto bistrattato dalla politica; e invece, in assoluto, bene comune e irrinunciabile." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 settembre 2012)

"Si torna sempre volentieri a scuola... purché al cinema, non nella realtà! l'ambiente scolastico, nel cinema italiano, copre un arco espressivo che va dalla galleria dei professori felliniani di 'Amarcord' all'esperienza di vita, prima che d'arte, del 'Diario di un maestro' di De Seta; dal realismo piccolo-borghese di 'Scuola elementare' di Lattuada al grottesco post-sessantottino di 'La scuola', di Luchetti & Starnone. Ce n'è per tutti i gusti, e ci piace pensare che Giuseppe Piccioni li abbia tenuti presenti tutti per 'Il rosso e il blu', film che si colloca idealmente nel mezzo di un empireo popolato di maestri e di allievi (anche in senso cinematografico...). (...) 'Il rosso e il blu' intreccia sapientemente tre storie: oltre all'anziano professor Fiorito vediamo in azione il giovane supplente Prezioso - Riccardo Scamarcio, appunto - e l'acida preside interpretata da una Margherita Buy trattenuta e sotto le righe come nel film più bello di Piccioni, 'Fuori dal mondo' (dove l'attrice era una suora). Ce ne sarebbe, in realtà, una quarta - l'amore adolescenziale fra un ragazzino romeno fin troppo studioso e una ragazza ribelle e pericolosa - che resta più sullo sfondo. Scamarcio e Buy vivono, lungo il film, esperienze più esistenziali che scolastiche: il primo si danna per aiutare una ragazza «difficile» che sembra prenderlo in giro, e raccontargli un sacco di frottole (sarà così?); la seconda, donna senza figli per scelta, si ritrova a far da mamma a un alunno introverso la cui vera madre è scomparsa senza un perché. La morale, se vogliamo non nuovissima, è che entrambi «imparano» qualcosa dai ragazzi. Il tirante che trascina il film, nella sua (solo apparente) esilità, è la volontà di incontrarsi che a volte salva gli esseri umani dall'apatia. In questa lotta perla sopravvivenza (mentale, ma non solo) a volte si è nobili, a volte patetici, a volte ridicoli. E il film, questi registri, li padroneggia tutti. Da vedere." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 21 settembre 2012)

"Giovani supplenti idealisti, anziani professori disillusi, funzionari che applicano le regole troppo rigidamente, studenti smarriti in cerca del proprio futuro. La scuola che Giuseppe Piccioni dipinge ne 'll rosso e il blu', ispirato al romanzo di Marco Lodoli, diventa un microcosmo in cui si riflettono vizi e virtù di una società alla quale non sembra stare più a cuore il dialogo con le nuove generazioni. Non tutte le storie che si intrecciano sullo schermo sono riuscite allo stesso modo, eppure in questo film corale che armonizza le voci di attori entrati nella pelle dei personaggi come Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka ed Elena Lietti, si afferma la forza della bellezza, il valore della cultura, la necessità della solidarietà, l'importanza di ristabilire un dialogo interrotto, la certezza insomma che il mondo della scuola non sia una causa persa. " (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 settembre 2012)

"Doveva tornare a scuola, Giuseppe Piccioni, per essere di nuovo promosso. Veniva da una serie di film poco felici, artisticamente e commercialmente, e ora ne sforna uno che, pur con qualche suo vizio e vezzo di troppo, si difende decisamente bene. Laurent Cantet entrando in una classe ha vinto la Palma d'Oro, Luchetti di film in aula ne ha fatti addirittura due, i banchi ispirano i registi, anche perché rappresentano una perfetta metafora della vita, dei suoi ostacoli, delle sue ingiustizie. 'Il rosso e il blu' ha pochi momenti da tracciare con il secondo colore, e sono quelli in cui il cineasta si lascia andare alle scelte più facili e sicure, per il resto è una storia fluida e semplice su tre tipologie d'insegnanti e su un pugno di alunni che, come sempre accade con chi viene sottovalutato, sanno sorprenderti. Il regista dimostra di dare il meglio quando si pone gabbie rigide in cui lavorare e gli schemi del film scolastico hanno sbarre forti tra cui il talento di chi dirige e di chi è diretto si muove con un certo agio. Ottima Margherita Buy, da sempre in lotta con il personaggio che le hanno cucito addosso. Qui si libera, rompe anche lei l'etichetta di bella nevrotica per interpretare una preside più repressa che depressa (...). E anche grazie a lei vediamo uno scorcio di Gene Gnocchi attore cinematografico davvero niente male. Se la cava Riccardo Scamarcio, anche se il vestito casual di giovane prof idealista gli va stretto: la sua è la parte scritta peggio, un po' più piatta e sciatta, ma di suo l'attore ci mette il mestiere e la porta a casa. Grandioso, infine, Herlitzka (...) nella parte di un (finto?) cinico e disilluso che con le sue riflessioni graffia l'istruzione pubblica (...). Il resto viaggia sulle corde delicate del più classico sentimentalismo piccioniano - a volte eccessivo -, sull'abitudine di cercare luoghi normali per farli diventare isole, punti d'osservazione e ricerca dell'emotività e del disagio. Sempre con una piccola consolazione, perché l'artista è pessimista ma l'uomo spera sempre (o viceversa?). E poi Piccioni è come i suoi prof, ama le cause perse proprio perché sono tali." (Boris Sollazzo, 'Pubblico', 21 settembre 2012)

"Pregi e difetti della scuola finalmente raccontati con intelligente leggerezza, senza i soliti toni da pistolotto ieratico." (A.S., 'Il Giornale', 21 settembre 2012)

"Tre personaggi e un liceo romano, dove la scommessa è quella di esercitare al meglio la professione più nobile della società. Inevitabilmente però, le vite professionali e private dei professori s'intrecceranno a quelle degli studenti, in una palestra di esperienze tra successi e sconfitte che risulterà reciprocamente formativa. Traendo ispirazione dall'omonimo romanzo di Marco Lodoli, Giuseppe Piccioni confeziona una commedia tra i banchi di scuola ad alto tasso di godibilità che riesce a salvaguardarsi da retoriche e forzate metafore. Perché al centro "ho messo le persone, con i loro pregi e difetti, e non la sociologia", spiega il regista. Comicità (esilaranti le battute di Roberto Herlitzka), commozione, sincerità di sguardo: un mix che fanno de "Il rosso e il blu" un film attraente per ogni età." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 20 settembre 2012)
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