Il rito

The Rite

USA - 2011
3/5
Il rito
Il seminarista americano Michael Kovak arriva in Italia per studiare in Vaticano le tecniche per praticare gli esorcismi. Carico di un profondo scetticismo e assalito dai dubbi su questa pratica controversa ma anche sulla sua stessa fede, Michael tenterà di riportare tutte le ipotesi a una teoria più psicologica che esoterica e religiosa. Tuttavia, l'incontro con Padre Lucas, un sacerdote dai metodi poco ortodossi e che ha eseguito migliaia di esorcismi, vedrà Michael coinvolto in un caso talmente inquietante e inspiegabile che lo porrà dinanzi al bivio della Fede.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM / D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: liberamente ispirato al libro "Il Rito. Storia vera di un esorcista di oggi" di Matt Baglio (Ed. Sperling & Kupfer)
  • Produzione: CONTRAFILM, FLETCHER & COMPANY, NEW LINE CINEMA
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA - DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2011)
  • Vietato 14
  • Data uscita 11 Marzo 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Niente passati di verdure che schizzano: lo ammette lo stesso esorcista, Anthony Hopkins, indaffarato fuori Roma a debellare il male che tormenta una ragazza incinta. E niente teste girevoli o passeggiate a quattro zampe, anche se rimangono tragici vaticini, orbite bianche, tentazioni pericolose. Insomma, il diavolo torna al cinema e ricrea lo stesso torbido vapore che nell'inimitabile Esorcista avvolgeva Padre Karras, oggi il diacono Michael Kovac (l'esordiente Colin O'Donoghue), spedito a Roma per partecipare a un corso per apprendisti esorcisti e affiancato a Padre Lucas per la gavetta: con modi bruschi gli aprirà, nel rito, la visione del male.
Una sottile linea di confine divide la verità dei fatti - e la serietà del tema - dalla finzione che può trasformare un film in horror vacuo, trionfo di effetti al limite della ripugnanza e così, talvolta, in spettacolo oltraggioso. Il rito si astiene e evita: concentra la sua attenzione sulla verità - si ispira, infatti, a una storia realmente accaduta - e non cede, se non in alcuni momenti topici nella battaglia finale, ai possibili luoghi comuni, perché Mikael Håfström dirige con piglio tragico, creando disagio, ombre e freddo come si conviene e contenendo la recitazione di Hopkins.
Soprattutto, è una storia in positivo: non solo il male è, almeno temporaneamente, sconfitto, ma la fede del giovane, prima dubbiosa, viene premiata e la sua vocazione salvata. Padre Lucas, che la sa lunga, irascibile e schietto, sul bordo della crisi e del pericolo, mette in guardia il novizio: "Scegliere di non credere al diavolo non ti proteggerà da lui". Se poi gli esorcismi fanno paura, questa è la realtà: Il rito, pur rimanendo problematico nei temi, cerca di non sconfinare in un immaginario finto, eccessivo, ma nemmeno nascondere che il male, il diavolo, è un avversario sempre pronto a "divorare" come leone ruggente l'umanità (1 Pt. 5, 8), nei più terribili e dolorosi dei modi. Anche nel corpo, oltre che nella mente. Dunque, va combattuto.

NOTE

- MARTA GASTINI E' STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2011 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Diretto da Mikael Håfström e tratto dal libro di Matt Baglio, è il diavolo probabilmente... Ma non pensate a Bresson e nemmeno all'Esorcista: se Anthony Hopkins/Padre Lucas ne veste la tonaca, il voltaggio non è horror, il vomito latita e gli occhi si rivoltano solo un po', perché il demonio è la crisi di fede, complice l'americano a Roma Michael Kovak (l'esordiente Colin O'Donoghue), seminarista e apprendista esorcista. Scorrerà sangue, ma senza esagerare: a officiare 'Il rito' è il thriller psicologico, o almeno si vorrebbe, perché il pulpito predica noia e la palpebra cala. Se la pentola riscalda iconografia e incongruenze del genere, il coperchio che non c'è rivela il caro estinto: dov'è finita la tensione? Håfström rivendica l'introspezione psicologica, l'occhio invoca Friedkin." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 10 marzo 2011)

"Mixando lo stile finto spirituale indagatorio vaticano (da 'L'esorcista' al 'Codice da Vinci'), il film dello svedese Håfström si difende come una storia vera e racconta di uno scettico prete, figlio di macabro padre, che arriva a Roma per un corso di esorcismo. (...) Thriller paranormale pacchiano col caso patologico, la giornalista curiosa, l'attore distratto. Tutto molesto." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 marzo 2011)

"Siamo decisamente lontani dalle atmosfere dell'Esorcista. Qui il diavolo è più educato anche nel linguaggio e fantasioso: fa vomitare alle sue vittime chiodi da alpinista. Non ci si spaventa mai, se non guardando l'eccessiva durata di un film di una noia, questa sì, diabolica." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 marzo 2011)

"Non è un horror, ma un tentativo di fare un film realistico sulla pratica sempre viva degli esorcismi. Maria Grazia Cucinotta dice una battuta, non memorabile." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 marzo 2011)

"«Tutto qui?» domanda deluso il seminarista Michael Kovak al termine del primo esorcismo al quale assiste. «Che cosa credevi di vedere: teste che ruotano e zuppa di piselli?» risponde l'anziano padre Lucas, dal quale è stato inviato per imparare, ma soprattutto per vincere il suo scetticismo e, ancora di più, per ritrovare la fede. Una battuta che cerca di sottrarre il film 'Il rito' dall'ingombrante, ma ineludibile, paragone con 'L'esorcista', il capolavoro di William Friedkin (1973) al quale, tuttavia, rende l'omaggio di sottili citazioni. Nella pellicola diretta da Mikael Håfström non mancano del resto scene inquietanti, con i posseduti dal demonio che sputano enormi chiodi, assumono pose innaturali e si deformano ruggendo frasi in lingue e voci diverse. Certo, quarant'anni dopo, non fanno più lo stesso terrificante effetto sul pubblico. Ma è il prezzo che si deve pagare al genere horror di cui il filone demoniaco è un sottogruppo molto frequentato, anche se raramente con risultati interessanti. Hollywood ogni tanto sente il bisogno di cimentarsi in storie in cui contrapporre direttamente il bene e il male, nel titanico e apocalittico scontro tra divino e demoniaco. Spesso però, cinematograficamente parlando, l'interpretazione dei fatti è molto libera, si punta sull'orrore, sempre in eccesso visto che al botteghino paga, lasciando così in secondo piano l'oggettività di una realtà - la possessione - già di suo agghiacciante. Allora, facendo la tara di ciò che è palesemente irreale, e che comunque qui resta meno esasperato che altrove, nonché di alcuni immancabili stereotipi e di altrettanto perdonabili incongruenze, 'Il rito' riesce a mantenere una sufficiente credibilità. Se non altro nella psicologia dei personaggi, con i loro tanti dubbi e le loro certezze. E qualche concessione alla modernità. Come quando nel bel mezzo di un esorcismo, a padre Lucas squilla il telefonino. E il prete addirittura risponde. Ispirato alle esperienze di un sacerdote americano, padre Gary Thomas - la cui storia è stata raccontata dal giornalista Matt Baglio nel libro 'Il rito. Storia vera di un esorcista di oggi' (Sperling & Kupfer) - il film segue le vicende del seminarista Michael Kovak (Colin O'Donoghue), inviato dai superiori a Roma per studiare l'esorcismo nonostante i suoi dubbi su questo rituale e, perfino, sulla sua stessa fede. (...) Guidato dall'esperto sacerdote, Michael (nome decisamente evocativo) inizia la sua personale discesa agli inferi che lo porterà a confrontarsi con una forza malefica tanto potente da travolgere lo stesso prete (Hopkins torna a incarnare il male dopo Il silenzio degli innocenti). Ogni certezza crolla e l'unica possibilità che resta è iniziare ad avere fede. D'altra parte padre Lucas aveva detto subito: «Scegliere di non credere nel diavolo non ti proteggerà da lui». E forse sta proprio in questa frase il senso della storia: proporre la presenza del maligno contrapponendole la forza della fede. Il diavolo esiste, che ci si creda o meno, e opera subdolamente per avere il sopravvento. Una realtà che alla Chiesa certo non sfugge. Gesù scacciava i demoni, insegnando agli apostoli a fare lo stesso nel suo nome, nella certezza che il male non avrà l'ultima parola ('non praevalebunt'). Semmai tale realtà sembra sfuggire a una società sempre più secolarizzata per la quale il peccato non esiste e parlare di diavolo e demoni vuol dire superstizione e oscurantismo, un ritorno al medioevo insomma. E così assume valore il dubbio di padre Lucas: «La cosa interessante degli scettici è che sono sempre in cerca di prove. La domanda è: se le trovassero, cosa cambierebbe sulla terra?». Pur con tutti i cliché del genere, il film di Håfström è certo lontano dall'intensità narrativa ed emotiva del modello finora insuperato di Friedkin, ma è onesto e rispettoso. La Chiesa non viene rappresentata da figure che tuonano anatemi o dispensano dogmatiche certezze, presentate invariabilmente come antipatiche e irritanti, dunque insopportabili. E la stessa figura di sacerdote è delineata con tratti positivi. Anzi, proprio negli Stati Uniti 'Il rito' è stato visto quasi come una sorta di spot a favore del sacerdozio. Nulla di nuovo, però: all'epoca anche 'L'esorcista' fu accolto con un certo interesse dagli ambienti cattolici." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13 marzo 2011)
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