Il resto della notte

ITALIA - 2008
I coniugi Silvana e Giovanni Boarin sono ricchi borghesi del nord est italiano. Lei soffre di disturbi nervosi e quando in casa sua spariscono alcuni oggetti di valore, contro la volontà del marito e della figlia Anna, licenzia la domestica rumena, Maria, ritenendola colpevole del furto. Alla ragazza, dopo qualche tentativo infruttuoso, non resta altra possibilità che tornare a vivere nella casa del suo ex fidanzato Ionut. Ma la situazione è ancora più difficile del previsto. Ionut è appena uscito dal carcere e vive con il fratello minore Victor che, dopo la morte della loro madre, gli si è attaccato in modo quasi morboso. In più Ionut fa piccoli traffici con Marco Rancalli, un giovane cocainomane che ha un figlio di otto anni affidato alla sua ex moglie. Quando la donna non gli fa più incontrare il figlio, per ritorsione contro il suo comportamento, Marco diventa sempre più aggressivo e decide di coinvolgere tutti in un gioco pericoloso.

CAST

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC.

- PRESENTATO ALLA 40MA "QUINZAINE DES REALISATEURS" (CANNES, 2008).

CRITICA

"Già autore dell'apprezzato 'Saimir', il regista romano ambienta il film in una Brescia che funge da specchio delle aspre contraddizioni giunte al punto di rottura in tutte le comunità urbane del Nord: immigrati clandestini e ricchi industriali, ghetti sordidi e blindate ville superlusso, tossicomani irrecuperabili e giovani ingenui e innocenti condannati a perdere la speranza. 'Il resto della notte' è girato con notevole aderenza alle persone e alle cose, con uno stile, cioé, cadenzato e asciutto che fa accrescere via via la tensione: la credibilità, insomma, è assicurata dal fatto che il regista si metta in qualche modo in disparte, cercando le motivazioni direttamente nelle (poche) parole, nei gesti, nei corpi, negli sguardi dei personaggi. Meno riuscita appare la sceneggiatura che apre molte parentesi, ma non ne chiude neppure una: la signora nevrotica Sandra Ceccarelli, il bravo cittadino Aurélien Recoing con l'inquieta amante Valentina Cervi, il piccolo criminale strafatto Stefano Cassetti e un gruppetto di tormentati rumeni dovrebbero affermarsi come vittime e carnefici allo stesso tempo, esseri umani di opposta condizione eppure ugualmente costretti a dilaniarsi tra loro, ma proprio non ci riescono. Meglio ancora: si capisce come la paura produca terribili lacerazioni del tessuto sociale, ma non si capisce come la trama tenti di penetrarla. Peccato perché fotografia, scenografia e musiche sono di buon livello; ma troppi risvolti psicologici e connessioni drammaturgiche rimangono sospesi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 maggio 2008)

"Ambientato nelle periferie di Torino, quella ricca delle ville isolate e borghesi e quella poverissima delle case di ringhiera e degli insediamenti abusivi, il film inizia scavando dentro la realtà complessa e contraddittoria di questi ambienti. (...) Quello che interessa a Munzi è mostrare le tante facce di una società dove i ricchi sono solo spaventati e i poveri solo umiliati e dove l' autodistruzione sembra l' unica fine possibile: materiale e tragica per alcuni, psicologica ma non meno tragica per altri. Per arrivarci, il regista e sceneggiatore, al suo secondo film dopo Saimir, elimina qualsiasi concessione estetica o sociologica. I suoi personaggi sono verissimi ma mai sovraccaricati o compiaciuti. Non rappresentano un tipo o una macchietta - la moglie frustrata, il drogato paranoico, l' immigrato malavitoso -, sono volti veri e concretissimi, resi attraverso un lavoro sugli attori davvero encomiabile: la Ceccarelli mai così convincente; Recoing o Cassetti perfetti così come i volti rumeni; pur nella piccola parte non si dimentica l' inquieta sofferenza di Valentina Cervi. E lo stesso lavoro di spoliazione ed essenzialità Munzi lo impone alla regia, dove ogni immagine e ogni scena si rivelano necessarie, lontane sia dal naturalismo che dalla bella immagine, ma capaci di restituire la drammatica durezza di una società che ha perso ogni speranza." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2008)

"Ambientato tra i ghetti e le ville di un nord Italia costellato di centri commerciali e vecchie fattorie abbandonate, testimonianza di un paesaggio agricolo che non esiste più, il film di Munzi, amaro e senza speranza, riflette sul sentimento che meglio contraddistingue i nostri tempi: la paura. La paura dell'altro, del diverso, ma anche quella più irrazionale provocata dalla solitudine, dalla mancanza di obiettivi, dal ritrovarsi smarriti in un mondo di cui non è più possibile riconoscere i contorni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 maggio 2008)

"Munzi usa la sua regia sensibile e talentuosa e il cinema di genere per muoversi con delicata implacabilità in questo groviglio di pregiudizi, come sempre usa occhi infantili o adolescenziali e sa essere perfetto con a macchina da presa e senza. Molto, infatti, è lasciato fuori campo: la speranza e la violenza per prime. Un film civile ma anche un noir potente che ci sbatte in faccia chi siamo e dove stiamo andando. E la luce, ve lo assicuriamo, non si vede." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 22 maggio 2008)

"Ben recitato, senza sbavature, fatto di racconti che corrono da soli, ma sono strettamente intrecciati, 'Il resto della notte' è un film asciutto e, sorpresa, niente affatto manicheo. Non ci sono buoni e cattivi, vittime e carnefici, e non c'è nemmeno il solito attacco moralistico contro la ricchezza che produce egoismo, il borghese affamatore, la corrotta società dei consumi... C'è più in generale un senso di disillusione, la consapevolezza di una perdita dell'innocenza, la sensazione di vivere in un perenne stato di assedio, dove quando il nemico non arriva dall'esterno è dentro di te, alimenta le tue inquietudini, ti porta a chiedere dove e cosa hai sbagliato." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 22 maggio 2008)

"E' un sostanziale progresso rispetto all'esordio di 'Samir'. In quella storia di un ragazzino albanese sul litorale romano c'era la freschezza e la libertà di un pedinamento del personaggio quasi zavattiniano; nel 'Resto della notte' c'è una struttura calibrata, un thriller che è anche un'indagine sull'Italia multietnica, violenta, marginale. I film insieme di genere e d'autore, un meraviglioso lascito del cinema hollywoodiano classico, sono assai rari in Europa. 'Il resto della notte' è uno di loro." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 maggio 2008)
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