Il regno

ITALIA - 2020
2,5/5
Il regno
Eppure trent'anni fa, Giacomo, poco più che dodicenne, viene rinnegato dal padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha dato i primi natali. La storia inizia quando il vecchio avvocato del padre, l'eccentrico Bartolomeo Sanna, invita Giacomo a tornare al casale per i funerali dell'odiato genitore. L'uomo si reca al cancello della sua vecchia dimora e nota con stupore che l'avvocato lo è andato a prendere in carrozza. Strano. Ancora più strano è prendere atto che il funerale si tiene all'interno della tenuta, con un prete che parla solo in latino e una folla di contadini vestiti di nero ("amici di papà", spiega Sanna). Sembra uno scherzo ma non lo è! infatti, Giacomo scopre di aver ereditato Il Regno del padre. In che senso? Presto detto: nei suoi terreni c'è una comunità di persone che ha scelto di tornare a una vita più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia. ("Ma che è? Il medioevo?", domanda l'ignaro erede al trono). Non capita tutti i giorni di ereditare dei sudditi pronti a darti cieca obbedienza, prosperose ancelle ben disposte a insaponarti la schiena e soprattutto il potere di legiferare a proprio piacimento. Ma Giacomo non è affatto come il padre, che fu un prepotente autocrate tutto d'un pezzo. Lui con i sudditi ci vuole parlare, ci vuole fare amicizia. Grosso errore, nessuno vuole un monarca compagnone, ma lui è così. Riuscirà il re più strampalato della storia a farsi rispettare e diventare l'uomo che non è mai riuscito ad essere?
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani
Lo dice subito l’avvocato Sanna (Max Tortora: solito fuoriclasse), agghindato col costume da ciambellano: “So’ trent’anni che vivo dentro a ‘sta follia, aiutame!”. La follia è il regno, uno stato farlocco sulla Salaria ispirato al mondo feudale, fondato trent’anni fa dal padre di Giacomo (Stefano Fresi). Alla morte dell’augusto genitore, il figlio – che dal babbo era stato abbandonato da adolescente – scopre di aver ereditato il trono.

Catapultato in un Medioevo a metà tra la rievocazione storica da festa paesana e una società clandestina di invasati, Giacomo si ritrova suo malgrado sovrano assoluto di una comunità abituata a obbedire e soccombere. Ma lui, così diverso dal babbo (che aveva imposto lo ius primae noctis perpetuum: “Perpetuum! Il genio!”, sottolinea Tortora), dei sudditi vorrebbe essere amico: che nella follia architettata dall’odiato padre possa esserci quel “posto nel mondo” lungamente cercato?

Esordio nel lungometraggio per Francesco Fanuele, Il regno (dal 26 giugno on demand su ITUNEs, Google Play, Chily, Sky prima fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA) rinnova l’antico e sempre attuale tema della cialtroneria attraverso una storia buffa, legata anche a certe schizofrenie nazionali (si pensi al sedicente Principato di Seborga). Un po’ resa dei conti tra padre e figlio, un po’ parabola politica che evoca temi insiti all’identità italiana, come la tentazione dell’autoritarismo e il rifugio nel passato per sfuggire alle sfide del presente.


[caption id="attachment_145919" align="aligncenter" width="200"] Fotinì Peluso in Il regno[/caption]

L’ambizione di Fanuele è seguire le tracce della nostra commedia migliore, con un soggetto che avrebbe fatto la gioia di Age e Scarpelli. L’equilibrio lo cerca in una terra di mezzo dove il tono surreale si incrocia con l’umorismo mordace: a volte lo trova, a volte no. Bizzarro e curato (fotografia di Gherardo Gossi), sì, Il regno appare qua e là confuso e sbilanciato. Più di Fresi, bravo nel garantire il giusto disorientamento del personaggio, la carta vincente è Tortora, campione del parterre di comprimari. Da qualche anno finalmente assurto tra i massimi caratteristi italiani, è strepitoso nel dosare spirito d’adattamento e grottesca disperazione.

NOTE

- DISPONIBILE ON DEMAND SULLE MIGLIORI PIATTAFORME, DAL 26 GIUGNO 2020.
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy