Il ragazzo invisibile

ITALIA, FRANCIA - 2014
4/5
Il ragazzo invisibile
Michele ha 13 anni e vive in una tranquilla città sul mare. La sua esistenza è piuttosto ordinaria e le giornate scorrono senza grandi emozioni, tranne quado si tratta di Stella, la ragazza che in classe non riesce a smettere di guardare e che sembra proprio considerarlo invisibile. Poi, un giorno, Michele fa una straordinaria scoperta che darà vita alla più incredibile avventura della sua vita: lui può diventare invisibile!
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Produzione: NICOLA GIULIANO, FRANCESCA CIMA, CARLOTTA CALORI PER INDIGO FILM CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON FABIO CONVERSI, FULVIA MANZOTTI, MARTA MANZOTTI PER BABE FILMS E FASO FILM, IN ASSOCIAZIONE CON IFITALIA SPA, GRUPPO BNP PARIBAS E STING OCCHIALI BY DE RIGO SPA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 18 Dicembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Un cinema "fantastico" è possibile. Anche in Italia. Lo dimostra la nuova fatica di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile, che 01 Distribution lancia coraggiosamente nella mischia del cartellone natalizio. Scommessa ardita, da una parte, ma supportata dall'innegabile qualità di un prodotto che, non solo sulla carta, è capace di parlare a varie fasce di pubblico. Agli adolescenti, in primis, che potranno finalmente empatizzare con un coetaneo alle prese con le loro stesse criticità, che siano di natura scolastica, di rapporti familiari o di amicizia.
Il protagonista del film, Michele (l'esordiente Ludovico Girardello), è un ragazzo tutt'altro che "popolare", preso di mira dai bulletti della classe e incapace di manifestare alla compagna Stella (Noa Zatta, altra debuttante) la propria cotta. Molto, quasi tutto, cambierà all'indomani di una scoperta sensazionale: Michele si guarda allo specchio e si scopre... invisibile! Un "superpotere", di fatto, che tende quasi ad amplificare il suo status precedente, permettendogli però di scoprire molto di più su stesso, aiutandolo anche a trovare la propria dimensione.
Ed è proprio in questa fase che il film di Salvatores sorprende di più: intanto per la capacità di costruire una sorta di "altromondo" in cui immergere i suoi personaggi e lo spettatore, tirando fuori dal cilindro un antefatto degno di qualsiasi grande comic d'oltreoceano, poi per la grande disinvoltura con cui riesce a gestire la non facile questione degli effetti speciali (tutti Made in Italy) e per la nonchalance con cui si tiene aperta più di qualche porta per l'eventuale (diciamolo pure: certo) sequel già messo in cantiere da Indigo (Nicola Giuliano, a cui si deve la paternità dell'idea del film) e soci (Rai Cinema su tutti).
L'ennesima trasformazione di un regista, Salvatores, che dopo l'Oscar vinto ormai più di 20 anni fa con Mediterraneo, ha giustamente deciso di mettersi sempre in discussione, esplorando strade non sempre battute dal nostro cinema, rischiando molto e convincendo spesso. Come stavolta.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: IFITALIA GRUPPO BNP PARIBAS, STING OCCHIALI BY DE RIGO VISION SPA, PASTA DEL CAPITANO FARMACEUTICI DOTTOR CICCARELLI. CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; IN COLLABORAZIONE CON FRIULI VENEZIA GIULIA FILM COMMISSION; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; CON IL SUPPORTO DI EURIMAGES; CON IL SOSTEGNO DEL PROGRAMMA MEDIA DELLA COMUNITÀ EUROPEA; CON LA PARTECIPAZIONE DI PATHÉ.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2015 PER: MIGLIOR PRODUTTORE, ATTRICE NON PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO), ATTORE NON PROTAGONISTA (FABRIZIO BENTIVOGLIO), FOTOGRAFIA, MUSICISTA, CANZONE ORIGINALE ("WRONG SKIN"), TRUCCATORE (MAURIZIO FAZZINI), FONICO DI PRESA DIRETTA, EFFETTI DIGITALI, DAVID GIOVANI. LA VISUALOGIE (INSIEME ALLA SOCIETÀ RESET VFX) È STATA CANDIDATA ANCHE PER I MIGLIOR EFFETTI DIGITALI DI "NOI E LA GIULIA" (DI EDOARDO LEO).

- NASTRO D'ARGENTO 2015 PER: MIGLIOR SOGGETTO E CASTING DIRECTOR (FRANCESCO VEDOVATI, PREMIATO ANCHE PER "MARAVIGLIOSO BOCCACCIO" DEI FRATELLI TAVIANI).

CRITICA

"Con un bel colpo di mano (e di spettacolo) sul realismo idealista che domina il cinema italiano come uno spettro dell'identità nazionale, Salvatores prova con coraggio e talento il fantastico d'avventura. Per ragazzi, ma l'adulto ci si accomoda. (...) Qualche maglia larga in una sceneggiatura esemplare è nella tradizione. Valeria Golino mamma poliziotta fa un po' Raidue. Ma il punto è un altro: tra i super problemi di Michele, la contaminazione biologica, le corse in bicicletta e la nave dei cattivi al porto vecchio di Trieste c'è un film ricco di Spielberg, Zemeckis e X-Men che non ha paura di essere italiano. Regia libera, effetti speciali al servizio, corrente filmica generosa. Aperto al sequel." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 19 dicembre 2014)

"Con grande sintonia interiore di tempo, luogo, azione e musica, il regista sta sempre dalla parte dei ragazzi cui dedica un film terso, duplice, assai divertente, specie nella prima parte, accusando gli adulti, spesso non vedenti, di nequizia e imbrogli generazionali con l'aiuto di un ragazzino di promettente sensibilità, Ludovico Girardello, accanto ai volti ambigui di Fabrizio Bentivoglio e Ksenia Rappoport." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 dicembre 2014)

"(...) un racconto di formazione dalle tinte quasi intimiste, incrociato a una storia fantastica con tanto di (ottimi) effetti speciali. Servito da un cast insolito e un poco azzardato (in testa Valeria Golino mamma poliziotta e Fabrizio Bentivoglio psicologo doubleface truccato da clone di Giorgio Strehler, forse in omaggio a Trieste) cui tocca l'arduo compito di fare da tessuto connettivo fra le due anime del film. Non era facile infatti tenere l'azione vivace e coerente senza sacrificare troppo le psicologie (e viceversa). L'altro film fantastico di Salvatores (il suo migliore), 'Nirvana', giocava sul 'glocal', sull'ibridazione, sulla riproposta-parodia dei codici del genere. 'Il ragazzo invisibile' è più incerto. Gli adulti vorrebbero più sentimenti. I ragazzi un'azione più complessa e strutturata. Bel dilemma. Il ghiaccio comunque è rotto. Staremo a vedere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 dicembre 2014)

"(...) il film di Gabriele Salvatores (...) si pone nella zona, poco frequentata dalle nostre parti, del 'fantasy adolescenziale': con protagonisti in età scolare, supereroi e supercattivi, però senza molto da spartire con 'Transformers' e similari cinecomic americani. In qualche modo Salvatores sembra rimettersi sulla strada fondativa di un possibile fantasy all'europea, già esplorata a suo tempo con 'Nirvana'; non disdegna gli effetti speciali, ma neppure intende farne il centro dello spettacolo. (...) 'Il ragazzo invisibile' è 'anche' un teen-movie (e con pregi di naturalezza piuttosto rari); è 'anche' un film di supereroi, ma non è solo questo. Non occorre nemmeno troppo scomodare il tema dell'invisibilità come metafora dell'adolescenza per apprezzare l'acutezza dello sguardo di Salvatores su quell'età della vita, cui il regista ha dedicato già una pattuglia di film a cominciare da 'Io non ho paura': un'empatia non condiscendente che di certo i più giovani sapranno cogliere. Neppure ingenua, però: anzi sapiente, quanto lo è lo studio delle inquadrature (nella fotografia di Italo Petriccione, che valorizza eccezionalmente Trieste ) angolate e 'tagliate' come nelle migliori tavole a fumetti. Detto ciò spiace un po' dover constatare che il film, delizioso per trequarti, tende a sfumare, nell'ultimo, un po' a coda di pesce. Stentando a trovare un finale, ne somma tre o quattro; e, soprattutto, perde ritmo quando si addentra nella parte più fantasy, con relative spiegazioni sui destini degli 'Speciali'. Incluso il finale (...) che potrebbe far pensare a una porta aperta su possibili seguiti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 18 dicembre 2014)

"La prima parte può divertire, la seconda, frenetica, può avvincere. Cito, fra i protagonisti, Fabrizio Bentivoglio. Si presenta con i buoni, poi si scopre che è un cattivo con ambiguità. Fra gli altri, Valeria Golino, una mamma trepida." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 dicembre 2014)

"Con le dovute differenze, Gabriele Salvatores ha da tempo infilato una strada analoga a quella di Luc Besson che - prima di lui, e con più disinvolto cinismo - ha scelto di accostarsi al cinema di genere. Passando dal sci-fi 'Nirvana' al pulp 'Amnesia', Salvatores non ha tuttavia rinunciato a esprimere una corda autoriale che risuona quando sono in gioco tematiche adolescenziali. Come nel caso di 'Il ragazzo invisibile' (...). Salvatores conduce il racconto in una divertita chiave di fantasy che ogni tanto sul filo delle emozioni scivola nel realismo: una dicotomia non sempre calibrata che costituisce insieme la ricchezza e la debolezza del film." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 dicembre 2014)

"Sorpresa delle sorprese: SaIvatores è un maestro del cinema fantasy. E non solo: che può tranquillamente competere con i blockbuster USA dei vari Spider-Man, Superman e Batman. Certo, in forma e budget ridotti (8 milioni) ma con altrettanta immaginazione, originalità e solidità produttiva. (...) Già forte di soggetto e sceneggiatura a tre teste (...), la regia di Salvatores e la sua indiscussa capacità di lavorare coi ragazzi hanno raffinato un prodotto con tutti i crismi per sfondare presso giovani, adulti, famiglie e single. Un film che si mette felicemente alla prova degli esperti del genere. Con finale da sequel." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 18 dicembre 2014)

"Piacerà a chi segue da qualche anno (a partire da 'Io non ho paura') con rinnovato interesse il cinema di Salvatores e l'ha visto spaziare in vari generi (il dramma, il noir) senza mai deludere. Qui ha tentato il «cinecomic» (il filone dei super eroi). Senza troppa originalità, ma anche senza tediare (prima qualità per un film natalizio)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 dicembre 2014)

"Ardito, temerario tuffo di Gabriele Salvatores nel fantastico. Uno strano film, godibile nella tenera (e buffa) prima parte e troppo pasticciato nella seconda." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 dicembre 2014)

"Il fumetto c'è (Panini) ma questo vale per tutti i supereroi, anche se per quello protagonista del film di Gabriele Salvatores si è seguito un modello un po' diverso. Film e fumetto (c'è anche un libro, uscito per Salani in cui si amplificano alcuni aspetti dei personaggi nel film) fanno parte di un progetto multimediale dove il fumetto è una sorta di prequel al film. Soprattutto però Salvatores agli effetti speciali ha prediletto una dimensione fantasy intrecciata al romanzo di formazione, anche se a pensarci bene questo, in fondo, vale un po' per tutti i supereroi, almeno quelli che sfrecciano nei cieli dell'immaginario sul confine con l'adolescenza. (...) un quotidiano italiano una provincia senza grattacieli, in cui i ragazzini cercano un'impossibile alleanza tra loro. E questa è anche la parte che riesce meglio del film, quella che appare la più affine allo sguardo di Salvatores, regista che anche nei suoi film più fantascientifici - come 'Nirvana' - alla tecnologia ha prediletto la dimensione intima dei personaggi. A partire da qui, dai ragazzini appunto, il film, che poteva diventare una bella scommessa, rimane invece intrappolato nella sceneggiatura da «manuale» del cinema italiano (...) dove tutto-ma-proprio-tutto deve tornare e non solo per rispondere alle «regole» della serialità richieste dal genere. (...) II ragazzo invisibile annuncia un sequel - ma (...) fa parte del gioco - solo che nel loro svolgersi le situazioni vengono destituite di ogni credibilità fantastica. La narrazione procede per affastellamento, a una cosa segue l'altra fino a che, a un certo punto, si rischia di perdersi nei meandri (che fanno un po' fiction italiana) di complotti, esotismi, disastri nucleari, sopravvissuti, cattivissimi russi, amanti in fuga, bambini abbandonati, un padre cieco che sbuca al momento opportuno e congela la memoria collettiva, più citazioni varie a cominciare da 'Lasciami entrare'. So potrebbe aprire una digressione infinita sulla sceneggiatura nel nostro cinema, che forse meriterebbe maggiore aura e diversificazione. II problema è che la regia di Salvatores non sembra mai andarci contro, forse non può o non vuole, e così si ritaglia qualche interstizio, appunto, nel rapporto coi personaggi dei ragazzini, nella sfida dell'adolescenza, e in quel suo desiderio di un altrove che in fondo appartiene a tutti, ai ragazzini di più. E in un sentimento affettuoso con cui guida il suo protagonista, il Michele (Ludovico Girardello) verso la sua entrata nella vita in cui forse qualche superpotere è necessario, perché crescere fa sempre anche male. Con o senza costume." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 dicembre 2014)
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