Il ragazzo con la bicicletta

Le gamin au vélo

BELGIO, FRANCIA, ITALIA - 2011
Il 12enne Cyril è ossessionato dall'idea di ritrovare suo padre, che lo ha temporaneamente lasciato in un collegio. L'incontro con Samantha, una parrucchiera che lo accoglie in casa nei fine settimana, potrebbe far ritrovare al ragazzo un poco di quella serenità e calore utili a calmare la sua rabbia...

CAST

NOTE

- GRAND PRIX (EX-AEQUO CON "BIR ZAMANLAR ANADOLU'DA" DI NURI BILGE CEYLAN) AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011).

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2012 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Padri e figli, adulti e bambini, famiglie nelle quali si insidiano violenze e ostilità sono al centro di molti film qui a Cannes. Già due volte vincitori della Palma d'oro, i fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne tornano sulla Croisette con 'Le gamin au vélo' (...), su un bambino deciso a ritrovare suo padre che lo ha temporaneamente lasciato in un centro di accoglienza per l'infanzia. La storia, come hanno dichiarato i registi, è nata da un'idea ossessiva, quella di una donna che aiuta un ragazzino a liberarsi della violenza di cui è prigioniero. Ora questa donna è Cecile de France e i Dardenne tornano ad affrontare il rapporto tra genitori e figli come già ne 'La promessa', 'L'enfant', 'Il figlio'." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 15 maggio 2011)

"Storia di Cyril che in orfanotrofio vive con due idee in testa: ribellarsi all'ingiustizia e ritrovare i genitori. Dardenne, due volte vincitori della Palma d'oro (...), tentano la fortuna per la terza volta con la complicità di una vedette del cinema parigino." ('La Stampa', 15 maggio 2011)

"Maestri di un cinema minimale a alto tasso di sottigliezze emotive, a Cannes sono in gara con 'Le gamin au vélo', odissea di Cyril, 12 anni, in cerca di un padre che non lo vuole più. (...) Nel film (...) la buona fata ha i capelli biondi e il sorriso incantevole di Cécile de France. «Una presenza luminosa», la definiscono i registi. Sarà lei, parrucchiera dal grande cuore, a prendersi cura di quel piccolo ribelle disperato. Una favola a lieto fine. (...) Ancora una volta, sotto la lente dei Dardenne, la dignità offesa, i rapporti familiari difficili. (...)" (Giuseppina Manin, 'Corriere della Sera', 16 maggio 2011)

"Le Gamin si misura con la realtà. In maniera quasi ossessiva verrebbe da aggiungere. La storia del dodicenne Cyril, senza madre e abbandonato dal padre, che trova in una parrucchiera (Cécile de France, straordinaria) chi è deciso a dargli l'affetto che cerca, ricorda le loro opere precedenti su giovani disadattati e solitari. Ma a dare nuova energia al film qui c'è uno sforzo di essenzialità e di intensità che va direttamente al cuore della loro scommessa di registi: raccontare la realtà attraverso la finzione. Balza all'occhio da certi particolari (i «dispetti» di Cyril, i suoi scatti d'ira), da certe scene « secondarie» (l'energia che il ragazzo mette nel pedalare per la città) così che l'essenzialità della trama diventa una nuova qualità, capace di andare davvero all'essenza delle cose e di regalarci una inaspettata e inedita complessata narrativa, quella che trasforma il dramma di un adolescente in una specie di favola moderna, con il bosco dove perdersi (se non l'orientamento, almeno la morale), l'«uomo cattivo» che insegna a rubare e naturalmente la « fata buona» che come ricompensa offre il proprio amore." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 16 maggio 2011 )

"Tutta la disperazione del mondo in un ragazzino con i capelli biondi e la maglietta rossa. Tutta la pena, l'ostinazione, l'energia dei suoi 12 anni in un film che segue senza un attimo di tregua i suoi sforzi per negare una verità inaccettabile: il padre lo rifiuta. E intanto dettaglia anche le conseguenze che questo può avere sul suo futuro di bambino abbandonato. (...) In fondo 'Le gamin au vélo' funziona (...) come un film di inseguimenti con gli affetti al posto della solita trama da thriller. Perché i bambini non lottano per chissà quali segreti o per salvare il mondo, ma per la vita stessa. Con un'innocenza, un abbandono, una sete di assoluto, che è anche una sfida alla nostra rassegnazione di adulti, inclini alla ragionevolezza e al compromesso. Fino a quando un film dei Dardenne non viene a ricordarci di cosa saremmo capaci. Se solo osassimo volerlo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 maggio 2011)

"L'incontro tra 'Rosso Malpelo' e 'Ladri di biciclette' non poteva sfuggire allo sguardo intelligente dei fratelli Dardenne. Dalla loro penna si sono dunque profuse le consuete grazia ed arguzia, generando un film che ha entusiasmato critica e platea a Cannes, dove i virtuosi bros belga corrono per la Palma d'oro. Che, fosse centrata, sarebbe la terza dopo 'Rosetta' e 'L'enfant'. (...) Amore, dolore, amicizia e l'onnipresente bicicletta, rubata e ovviamente restituita. Perché il lieto fine ogni tanto esiste: da vedere per credere. (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 maggio 2011)

"Il cinema dei fratelli Dardenne coinvolge sempre. E convince non solo il pubblico, ma anche le giurie dei festival tant'è vero che con ben due film, 'Rosetta' nel 1999 e 'L'Enfant' nel 2005, hanno vinto a Cannes la Palma d'oro. Film di solito amari, attraversati da un pessimismo di fondo che si affida sempre comunque a un saldo respiro cinematografico anche quando il sospeso é l'alluso, pur costeggiando sempre il realismo, tendono ad avere sopravventi precisi. L'amarezza, se si vuole, è presente anche nel film di oggi, - ma a differenza del solito vi si accompagna mia serenità che suggerisce addirittura occasioni di speranza. (...) Una cronaca che, pur con i suoi costanti accenti realistici, tende a proporsi quasi come una fiaba. Alla maniera dei Dardenne, comunque, senza il minimo sospetto di sentimenti facili o, peggio, di concessioni alla retorica. Tutto è asciutto, lineare, precisato con finezza grazie a una costruzione narrativa in cui i personaggi sono rappresentati quasi sempre dal di fuori e studiati, anziché secondo i consueti schemi psicologici, soprattutto grazie alla loro stessa presenza, chiarita solo nel momento in cui li si mostra." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo cronaca di Roma', 20 maggio 2011)

"Non perdetevi 'Le gamin au vélo' dei fratelli Dardenne, che esce quasi in contemporanea con la presentazione a Cannes dove svariati critici gli hanno già assegnato in pectore la Palma d'oro. E domani si saprà se il cinema che penetra nella vita con la forza della verità avrà la meglio sul cinema dalle ambizioni visionarie, sempre a rischio di artificio. (...) Tutto si svolge nello scenario reale di una cittadina belga con un'eccellente attrice, Cécile De France, ben inserita in un cast di non attori in cui spicca il ragazzino Thomas Doret, straordinario per concentrata ostinazione e asciutta vulnerabilità. Nell'essenziale colonna sonora, un tocco trascendente lo conferisce l'attacco del Quinto concerto per piano di Beethoven." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 maggio 2011)

"Piacerà a chi segue da tempo il cinema dei Dardenne, bravi come pochi altri a raccontare melodrammi a ciglio asciutto, favole moderne rese più aspre da un puntiglioso realismo. E alla sempre più crescente schiera degli ammiratori di Cécile de France ('Hereafter')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 maggio 2011)

"Asciutto, toccante dramma dei fratelli Dardenne, che si snoda con il loro solito stile privo di fronzoli nel riuscito ritratto di un bambino alla disperata ricerca d'affetto. (...) Perfetto il piccolo esordiente Thomas Doret, magnifica l'espressiva Cécile de France." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 maggio 2011)
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